Fiat Luz

cover LA LUZLa Luz – It’s Alive (Hardly Art, 2013)

[di Manuel Graziani]

Partirei dal dato di fatto che queste quattro fanciulle non sono delle bellezze, ma neanche dei cessi. Diciamo che sono carine, va’, come è “carina” la loro musica. In uno slancio da finocchietto gaudente, tenderei ad etichettarla “optical surf”.
Il cuore della faccenda sta nella voce da sirena della cantante/chitarrista Shana Cleveland e, più in generale, nelle morbide melodie vocali (“Call Me in the Day”, “Big Big Blood”) che giocano a ping-pong con l’organo, indiscutibilmente lo strumento principe della all girl band di Seattle. Invero c’è anche la chitarrina che si produce in interessanti miagolii in punta di corde come nella title track e nello spaghetti western strumentale “Sunstroke”.

Quello delle La Luz è un pop-rock trasognato o, se vi pare faccia più fico, diciamo pure retro lounge di stampo Sixties. Musica che evoca tramonti dai colori pastello e avvolge scaldando come un piumino d’oca vergine. Qualcosa a metà strada tra le Throwing Muses e Jan & Dean, per darvi un’idea più precisa.
In tutta onestà non mi va di sottacere il rischio che l’ascolto prolungato del disco possa far scendere il latte alle ginocchia. Eppure, come per miracolo, ‘sto latte si ferma prima, precisamente all’altezza del pube.

 

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