Ragazza cretina, come non amarti?

cretin girlsCretin Girls – s/t (Welcome In The Shit/Goodbye Boozy, 2014)

Colpevolmente in ritardo rispetto all’invio, recensisco questa cassetta nata dalla collaborazione di due Highlander dell’underground italico: Goodbye Boozy e Welcome in The Shit. Già dai due nomi dovrebbe esservi abbastanza chiaro l’ambito in cui i Cretin Girls (di Gainesville, Florida) si muovono (altro…)

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Mina, eroina, rotonde sul mare, amore e tragedia

wowWow – Dove sei (Vida Loca, 2014)

Complici le gioie fetenti della vita, ho impiegato mesi a mettere sul piatto questo 7″ – in arrapante vinile trasparente, per la cronaca. E non immaginerete nemmeno le bestemmie che ho tirato dopo averlo sentito… perché è un gran bel disco. Che i (o gli) Wow fossero una band ottima si era già intuito dai loro lavori precedenti, ma qui si cambia – e di molto – marcia (altro…)

Graffitari soporiferi

sparypaintSpray Paint – Rodeo Song (S.S. Records, 2013)

[di Tab_Ularasa]

Eccoci con un altro disco della S.S. Records uscito da pochi mesi. Si tratta degli Spray Paint, trio post/punk di Austin.
Tanti blog in Rete parlano in modo molto positivo del gruppo in questione e allora mi sono fatto intortare bene bene e ho comprato il disco.
Nella plastichina del vinile c’è attaccato l’adesivo con sopra scritto “High energy odd punk with roots in Wire, Urinals, A Frames” (altro…)

E che cazzo è un mot low?

mot lowMot Low – Il ritorno della mezza stagione (autoproduzione, 2014)

[di Mario Selaschetti]

I Mot Low, dopo anni di concerti e demo varie sotto il nome d’arte di Lem Motlow (ne abbiamo già parlato diverse volte sul vecchio BlackMilkMag prima che un commando di mercenari agli ordini del Capitano Stubing, lo facesse saltare in aria per colpa di una cattiva recensione sulla serie televisiva “LoveBoat”, ma questa è un’altra dannata storia…), approdano al loro primo album dal titolo Il ritorno della mezza stagione (altro…)

Non è mai abbastanza

speedjakcersSpeedjackers – Enough Is Enough (Raw Lines/New Model Label, 2013)

Madonnadiddìo… e pensare che ce l’avevo da settimane lì, in attesa di quei 50 minuti di respiro per ascoltarlo. Minuti che non arrivavano mai (grazie vita, grazie lavoro).

Ebbene il disco degli Speedjackers (italianissimi e del giro degli ottimi Il Buio) è senza nemmeno mezza ombra di dubbio uno dei top del 2013 – lo metto insieme a quello degli SDH. Un vinile (300 copie numerate a mano, altrimenti c’è la versione cd) che lascia senza fiato, pur maneggiando ingredienti e armi convenzionali, anzi quasi disarmanti nella loro semplicità (altro…)

Tutankhamon on acid

Trans Upper Egypt – Videos by tab-ularasa (dvd, Destroyo, 2012)

“E basta che due coglioni ci hai fatto coi Trans Upper Egypt!”; lo so che lo pensate. E avete ragione. Però il dato oggettivo è indiscutibile per cui di fronte alla realtà bisogna tacere e mettere in tasca le lamentele infantili, perché: 1) i TUE sono una delle band più interessanti del momento 2) se sfornano materiale con ritmo serrato è solo un bene.

Detto questo, parliamo del dvd. Che è una classica operazione stile Bubca (nell’incarnazione Destroyo, la label parallela dedicata ai suoni weird), ossia dvd-r con scritte a pennarello sopra e copertina diy.
Cosa c’è dentro? Molto semplice… in pratica monsieur tab-ularasa (che è anche membro della band, oltre che della Bubca) propone i brani del 7″ e del 12″ dei TUE abbinandoli a videoclip ultraminimali che ha prodotto lui. La formula è semplicissima: sulla musica scorrono immagini prese da pellicole ultravintage anni Trenta, frame di vecchi filmacci erotici o semplicemente forme caleidoscopiche/psichedeliche. Nella sua bassissima fedeltà totale l’effetto è spettacolare. Come di consueto il dottore consiglia l’assunzione in concomitanza con alcool, sostanze o entrambi per accentuare l’esperienza.

E chi l’ha detto che in Egitto ci sono solo le mummie?

Kick out the gianduia, motherfuckers

Titor – Rock Is Back (INRI, 2012)

Torino e  suoi fantasmi, da quelli paranormali-esoterici a quelli del capitalismo postindustriale più orrorifico. La Motor City con i maghi e i medium. Da un posto del genere non poteva non scaturire un sound unico anche in ambito di musica underground; un suono che, nonostante il rotolare dei decenni, si perpetua mutando nella forma esterna, ma mantenendo una coerenza interiore e un filo rosso che permette di tracciare discendenze e parentele in maniera piuttosto inequivocabile. E da questa Detroit a dimensione di Gustavo Rol arrivano i Titor, usciti freschi freschi con un cd (dopo un ep)… e indovinate un po’? Esatto: sono intrisi di Torino sound, come piace a noi. Beccatevi questa recensione double, con cui diamo anche il benvenuto al nuovo pregiatissimo collaboratore Brundo.

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E’ un altro giorno por*o dio

[di mr Black Milk]

Il progetto Titor è imbevuto di torinesità, quella che ha reso peculiare la scena cittadina fin dagli anni Ottanta, pur essendo mille anni lontano – a livello di sound – dai fasti dell’hardcore sabaudo.
Nei Titor c’è il concept dei crononauti (la storia di John Titor è nota ormai da un decennio abbondante), c’è il post hardcore, c’è il rock anni Novanta, c’è la cupezza disperata e lucida delle band torinesi: diciamo che sono nipoti dei Nerorgasmo e dei primi Negazione come percezione del mondo, ma figli del rock moderno/alternativo/post grunge come personalità sonica.

Descriverli musicalmente non è semplicissimo, ma direi che una frullata violenta e sgraziata di Fugazi, Refused, At The Drive-In, Husker Du, AC/DC, Black Sabbath, Rage Against The Machine, Nerorgasmo, Black Flag, Soundgarden e Therapy? potrebbe portare un risultato del genere. Questa è roba che ti chiude la bocca dello stomaco con l’impatto e che – finalmente – utilizza l’italiano in un modo che mi ha colpito: per raccontare una storia intrigante, ma anche per sputare/sputarsi in faccia (in puro stile Luca Abort, io aggiungerei) frustrazione, rabbia e violenza; del resto alla voce troviamo un elemento  mica da poco, ossia Sabino Pace, ex Belli-Cosi, attualmente tastierista de I treni all’alba e agitatore musicale della Torino della fine dello scorso millennio.

Una bella uscita davvero, forse un po’ troppo compressa nella produzione – più zozzura rules! – ma tra gli album da sentire di sicuro in questo 2012. Altro che Padania

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L’inesorabile “MA”

[di Brundo]

Apro la mia collaborazione con Black Milk con una recensione non facile.
I Titor  vengono da Torino, città che negli ultimi 30 e passa anni ci ha regalato alcuni dei capitoli più belli del punk/hc, nell’accezione più ampia del termine, della storia musicale della nostra sfortunata Penisola.
I Titor non sono gli ultimi arrivati, si tratta di gente che suona dagli anni Novanta e ha militato in formazioni  significative. I Titor sono gente che possiede una certa maturità anagrafica e artistica, ascolti di qualità e la consapevolezza che ne deriva.
Tutto ciò si intuisce dai solchi (ahimè virtualmente immaginati dal mio povero cervelletto nostalgico) di questo lavoro che porta un titolo coraggioso, che suona come un manifesto programmatico in questa desolata attualità dominata da algidi disk jockey senza cuore e senza cervello: Rock Is Back.

Devo dire i quattro piemontesi la sventolano alta e fiera la bandiera del rock’n’roll. Sin dalle prime note i riferimenti sono chiari, chiudo gli occhi e riff di Greg-Ginniana memoria si fanno prepotentemente strada nelle mie orecchie, l’impatto è quello, l’ispirazione pure.
Proseguo con l’ascolto e mi trovo a fare inevitabilmente i conti con la provenienza regionale della band, mi sento prevedibile e scontato, quasi in colpa per questo mio macchiarmi del peccato di Facile accostamento, ma non posso fare a meno di pensare ai Kina e agli ultimi Negazione .
Mano a mano che mi immergo nella musica prendo coraggio e mi sento tentato di avventurarmi in terreni impervi e, camminando su di una sottilissima lastra di ghiaccio, scomodo nomi pericolosissimi. Lo sto per fare…  Nerorgasmo! Sì, con un pezzo come calvario non mi sento poi così sconveniente a fare certi paragoni, l’aria di disperazione, o meglio di non-speranza, che pervade tutto il pezzo, la voce, il testo, l’enfasi con cui è pronunciata la parola “Cristo!” nel ritornello “d’angoscia mi stringo / raccolgo dal basso le lacrime Cristo”.  Ecco leggete qui. Ho ragione io. I Neororgasmo ci sono! E anche gli Husker Du, tié.

Con tali premesse questo potrebbe essere il disco preferito di Brundo del 2012. MA…
Purtroppo c’è l’inesorabile “ma” che distrugge i miei sogni di bimbo che negli anni Ottanta c’è nato e che avrebbe tanto desiderato viverli con il chiodo e i jeans strappati, invece che da poppante in fasce.
Questo disco è stato suonato e soprattutto registrato in maniera impeccabile: i suoni sono potenti, limpidi, incisivi, ciccioni e qui sta il problema. La perfezione sonora del prodotto finale, l’eccessivo dilungarsi, talvolta, di certi pezzi e la minuziosa perizia tecnica portano le nove tracce verso lidi leggermente sbagliati, svuotandone un po’ la magia e l’energia che innegabilmente racchiudono. Tutto questo si unisce al fatto che, purtroppo, il mio orecchio è stato abituato a cose non piacevolissime quando associa certi suoni al cantato in italiano e rischia di portarmi alla mente nomi che è meglio non fare in questa sede. Ora, i Titor non c’entrano nulla con certe parolacce del rock italiano, ma, a causa della produzione massiccia di questo Rock Is Back, mi ci sono voluti un paio di ascolti prima di liberarmi di quella patina di diffidenza che si era venuta a creare.
Se questo disco fosse stato registrato un po’ più al cesso, un po’ più in fretta e forse arrangiato un po’ meno, sarebbe stato perfetto.
Ciò non toglie che nella frase “non ho trent’anni ancora / si fotte la mia vita a 500 all’ora” credo troverò conforto per molto tempo, proprio come la prima strofa di “Giorno” dei, guarda un po’, Nerorgasmo mi ha fatto da sveglia per numerosi anni.

Niente di serio… è solo grande poesia rock

Diaframma – Niente di serio (Diaframma/Self, 2011)

Della poetica di Federico Fiumani e più in generale del “mondo” Diaframma sono appassionato da molto tempo. La prima volta che li ho visti dal vivo era il 1988, avevo 16 anni e mi sobbarcai un bel viaggio in treno per raggiungere Firenze, dove i nostri tenevano un concerto alla Festa dell’Unità Nazionale a Campi Bisenzio. Da lì in poi la dipendenza non è mai scemata e, conti alla mano, sono 23 anni che resiste orgogliosamente. All’uscita di ogni nuovo disco, capirete bene, per me è sempre un’epifania seguita dal piccolo o grande (dipende) sconquassamento emozionale che mi procura il primo ascolto delle nuove canzoni.

Con Niente di serio, la cui uscita ufficiale è prevista per il 17 gennaio, è stata una carezza a seppellirmi, all’istante. Il pezzo d’apertura, “Vivo così”, nella sua disarmante semplicità, teletrasporta Federico Fiumani sul palco della Capannina di Forte dei Marmi con quell’aria confidenziale e spensierata da primi anni del boom economico.

La “pacchia” dura poco, ché subito Mr Diaframma cala come una mannaia la tripletta “Entropia”, “Absurdo Metalvox” e “Madre Superiora”, pezzi cupi intrisi di nostalgia e poesia, ma con un’ironia superiore che pervade i testi. In un’intervista scovata in rete Fiumani ha dichiarato testualmente, “del mio rapporto con Firenze parlo in un brano dell’album nuovo che si intitola ‘Absurdo Metalvox'”. Non vi rovino la sorpresa, ascoltatelo e (forse) capirete.
“Madre Superiora” è uno dei brani più toccanti dell’album con quell’incipit musicale quasi morriconiano e la voce che urla in un crescendo da brividi “io vorrei bere il tuo dolore”; peraltro penso sia il pezzo preferito dallo stesso Fiumani dato che è l’unica canzone nuova che ha fatto dal vivo il 10 dicembre in un clubbino della mia città.

L’attitudine punk esplode in “Energia del rock” che, oltre alla gran botta r’n’r sferrata dai due giri iniziali di chitarra totalmente post-punk, si fa notare per un testo credibile solo se cantato da uno come Fiumani e pochissimi altri in Italia. Poi arriva la title track e diventa chiarissimo perché sono 23 anni che non mi perdo un disco dei Diaframma. Chitarra e basso introducono la voce producendo lo stesso suono/rumore di un enorme tir impazzito che in retromarcia travolge tutto ciò che incontra: sublime. Il testo è davvero bello e “profondo” anche se in apparenza la protagonista “è solo una ragazza che ride della paura per le droghe pesanti… una ragazza che ride della paura per il sesso più estremo”.

Il trittico seguente allinea soffici ballate su cui spicca la melodia contagiosa di “Nillson” che può contare sugli interventi alle tastiere di Gianluca De Rubertis de Il Genio e su un inaspettato finale chitarroso con Giulio Cercato a dare manforte alla sei corde.
Con “Grande come l’oceano” si raggiunge l’apice del lirismo. Questo pezzo racconta molto della poetica di Fiumani e del perché sia ancora in pista sostenuto da un pubblico sempre più fedele e trasversale. La sua è una poetica alta ma non distante. Una poetica pop nell’accezione alternativa, capace di infilare pezzi di (auto)biografia transgenerazionale che parlano di fragilità e inadeguatezza rese sopportabili da amici come i Ramones e camicie con la svastica da “punk originale”.

Diaframma è un marchio garantito come i Ramones, appunto. In ogni disco sai esattamente quello che trovi, ma è come se fosse sempre una nuova scoperta.

Che sia un buon momento per l’immarcescibile band fiorentina non ce lo dimostra soltanto questo sedicesimo album in studio. Con il titolo Imperfetta solitudine, sono stati appena ristampati i demo del mini Gennaio targato 1989 e del LP In perfetta solitudine del 1990, con l’aggiunta di inediti dell’epoca (per un totale di 21 pezzi), in una stilosissima versione doppio vinile con cd accluso che si apre a libro come i doppi album di una volta. L’ha prodotto niente poco di meno che l’etichetta punk romana Hate Records con la sua neonata costola I Hate Pop.

Insomma, non poteva esser un natale migliore perché non ho mai, e dico mai, ricevuto un doppio regalo così prezioso: pensateci se volete davvero bene a qualcuno.

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