Out of time, out of space: dementi e nomuzak

Thee Dements/NoMuzak – split tape (Bubca, 2010)

Se Durkheim fosse un contemporaneo e non un parruccone della sociologia old school, probabilmente si occuperebbe di sublimi forme di suicidio come il produrre cassette (sì, i nastri, esatto) nel 2010. E nel suo iconico testo Il suicidio (appunto) dedicherebbe almeno un paragrafo a questa tipologia di autoterminazione (altro…)

Union Carbide Productions story (parte 1)

Il tre dicembre 1984 la città di Bhopal, India, si sta svegliando. E’ l’alba. La popolazione si prepara ad affrontare una giornata di quotidiano disastro, ma ancora non sa che durante la notte è accaduto qualcosa di veramente letale (altro…)

L’altra Milano dell’altro Millennio

Milano Otherwise, di Matteo Pellegrini (1989/90)

Un documento di cui ignoravo l’esistenza fino a pochi mesi orsono, che fotografa – nel formato di interviste più protoclip – quattro formazioni milanesi dell’area underground/garage/Sixties/psych tra il tramonto degli Ottanta e l’alba dei Novanta (purtroppo non si riesce a dedurre con esattezza l’anno).

Quattro lunghe istantanee in bianco e nero che hanno il sapore di quella Milano che tanto odiavo (e continuo a farlo, con la differenza che ora ci abito anche) negli anni Ottanta e Novanta, coi suoi squarci opachi, della stessa consistenza dell’eroina tagliata male da sniffare, col dolce/acido delle Ceres a 2500 lire l’una prese la mattina al bar.
E detta così sembra una roba da cui è meglio tenersi lontani. A onor del vero l’avrei pensato, probabilmente, anche io fino a una decina d’anni orsono. Ma ora tutto ciò mi affascina e vedo, in queste cartoline da una Milano fetente e decadente, schegge che ho un po’ vissuto, un po’ sfiorato e che – chi l’avrebbe mai detto – con la maturità (?) dei 40 anni riesco a gestire anche emotivamente.

E’ innegabile che una certa sbruffoneria (ora striata di candida ingenuità, ora semplicemente di arroganza) dei gruppi immortalati a tratti risulta lievemente fastidiosa ancora oggi, ma alla fine a vincere è il fascino di questo viaggio nel tempo – oltre che la qualità delle band e la consapevolezza che alla gioventù si perdonano queste cose… ed è un dovere sacrosanto farlo. Ci sono gli psichedelici e wannabe professional Peter Sellers and the Hollywood Party, i mod anfetaminici The Pow (con la loro milanesità molesta, ma un tiro pazzesco), i neo-Sixties Acid Flowers (bravi, ma naif e impacciatissimi ai limiti del buffo) e – infine – i Ritmo Tribale prima della fama, col loro rock sanguigno, un atteggiamento molto alla mano e un Edda (mi si perdoni l’onestà) fatto come una scimmia e perso in un delirio di umorismo oppiaceo.

Un bel documentario, dunque: forse non facilmente reperibile (a tal proposito ringrazio Elisa per l’aiuto), ma che merita qualche piccolo sbattimento o questua. Se conoscete un po’ la Milano anni Ottanta sarà una specie di madeleine assassina – nel bene o nel male; se non la conoscete, vi godrete la musica.

Ma tu sei del giro?

Il giro (64 pp.)

La carta è tra noi. Sarà la nostalgia canaglia delle fanzine e del tempo che fu, ma sembra che qualcuno si stia muovendo e sbattendo nell’ombra per riportare sotto ai riflettori l’antica arte dell’impaginare, fotocopiare e spillare (altro…)

Un divano (di plastica) è per sempre

Plastic Made Sofa – Charlie’s Bondage Club (Smoking Kills, 2010)

Esordire con un album di 10 pezzi di cui uno solo poco al di sopra dei tre minuti vuole dire tanto, non immaginate quanto. Insomma è sintomatico di quella famosa “attitudine” che nel rock – cari miei – è tutto (altro…)

Laughner on Modern Lovers

Nel numero di agosto 1976 di Creem, Peter Laughner recensisce il debutto (che in realtà è una collezione di demo registrati qualche anno prima, tra il 1971 e il 1973) dei Modern Lovers di Jonathan Richman (altro…)

Avventure in tv

Television – Adventure (Elektra/Asylum, 1978)

Stai camminando assorto nei pensieri, non c’è da stare allegri, ma nemmeno stai pensando alla morte. Un piede dietro l’altro, senza guardare neppure dove li appoggi. E a un certo punto senti uno scarto, il ritmo si rompe, poi un colpo che parte dalla punta di una scarpa e fa schizzare il baricentro in avanti (altro…)

Levis has left the building

Poisucevamachenille – s/t (Outline, 2010)

Un progetto solista di Ezio Piermattei, ex deus ex machina dei Levis Hostel, vecchia e apprezzata conoscenza di Black Milk.  Anzi: oserei definirlo un progetto monocratico (altro…)

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