Una dose plus per il signore al tavolo 47

sick rose blastinSick Rose – Blastin’ Out… Plus! (Area Pirata, 2013)

Quando si parla di Sick Rose il pericolo di cadere nella più becera e insipida banalità da webzine italiota è elevato al cubo. Perché sono “storici”, “seminali”, “fondamentali”, “imprescindibili” e tutte queste belle cose. Quindi come dire… ce la si cava con poco: basta dire che sono i più grandi.

Che poi è anche vero, in una certa misura (altro…)

Indietro tutta!

backwardsThe Backwards – Eerie thoughts collection pt. 3 (Area Pirata, 2013)

Genova, estremi confini degli anni Ottanta tendenti ai Novanta. Uno studente di medicina impallinato con lo psych pop dei Sixties si mette a scrivere pezzi e a inciderli insieme a una band con la denominazione The Backwards. I suoi numi – più o meno riconosciuti – sono senza alcun dubbio Syd Barrett, Robyn Hitchcock, gli Who e i Creation (per il filone mod anni Sessanta), i Byrds, la Chocolate Watchband… e allora giù a registrare (altro…)

Dita, erezioni e cittadelle

Hard-Ons – Smell My Finger (Citadel, 2012)

[di Franco “Lys” Dimauro]

Doveva essere breve e fulminante come una barzelletta. Invece è finita per essere una storia di successo, condita da tour a fianco di celebrità come Henry Rollins, Red Hot Chili Peppers e Ramones, centinaia di migliaia di copie vendute e una galleria di 17 numeri uno in classifica da mostrare agli amici.  Ai nemici, proprio ad inizio carriera avevano invece mostrato il dito medio. E gli aveva portato bene.

Velocità, melodia, scazzo e risate. Tante risate. Perché quando hai quindici anni e suoni una fottuta miscela di Ramones, Motorhead, Beach Boys e Bay City Rollers cos’altro cazzo vuoi fare se non ridere al mondo mostrando il tuo dito medio? Quando sali sul palco mentre qualcuno annuncia a un pubblico di sedicenni in minigonna “ed ora, ragazze, ecco a voi Le Erezioni” e attacchi a suonare a velocità folle “I’ll come again” dei Legends, “It’ss cold outside” dei Choir, “By my side” degli Elois, “Rock‘n’roll all nite” dei Kiss o “Like no other man” dei Sonics, non ti senti di avere il mondo ai tuoi piedi, se non altrove?

La Citadel ristampa ora quel debutto degli Hard Ons, quelle otto canzoni, perdute dentro un totale di 60 (sessanta) tutte risalenti al periodo 1984/1987. Loro erano minorenni, io pure.
E voi, invece, riuscite ancora ad avere un’ erezione decente?

Australian beauty

The Victims – Sleeping Dogs Lie (1977 Records, 2012)

[di Franco “Lys” Dimauro]

Le memorie personali di Dave Faulkner impreziosiscono quello che si appresta a diventare il documento storico definitivo dei suoi Victims.
Perth. Anno di grazia 1977, proprio come l’etichetta giapponese che si è fatta carico di pubblicare Sleeping Dogs Lie. Esiliati dal mondo per motivi geografici e dai concittadini per questioni di “appartenenza”, i Victims si costruiscono un seguito di poche decine di cani sciolti folgorati come loro dall’ascolto del debutto dei Ramones e dai bollettini di guerra che arrivano dall’avamposto punk americano. Tirano su un repertorio in parte rubato a quello delle precedenti band di Dave e James Baker e si auto finanziano (usando il portafogli di Tony Watson, un loro fan benestante, NdLYS) uno dei dieci singoli fondamentali del punk tutto (“Television Addict”/”(I ‘m) flipped out over you”) e un ep a storia già conclusa. Ciò che era venuto prima, l’ immondizia da due accordi accatastata nella loro cantina di Perth da cui sarebbero nate le perle punk della loro breve carriera, erano invece rimaste inedite fino ad oggi. “Odiavamo quelle registrazioni allora e continuiamo ad odiarle oggi” ammette Faulkner. Io mi auguro che qualcuno di voi faccia lo stesso.

Bugiardi ma irresistibili

The Liars – The True Sound of the Liars – Anthology 1985/1990 (Area Pirata, 2012)

Una ristampa da teca nel British Museum, quella che area Pirata ha appena estratto dal marsupio di Doraemon. Questi, cari miei, sono i Liars, formazione dell’ondata garage revival, neo-Sixties e soprattutto neopsichedelica che scosse l’Italia negli anni Ottanta (quelli magistralmente raccontati da Roberto Calabrò in Eighties Colours)… gente che divideva palchi, ispirazione e aspirazioni con compari del calibro di Birdmen of Alkatraz e Steepeljack nella loro Toscana.

Ora, i dischi di tutte queste band non sono certo semplici da trovare, per quanto universalmente riconosciuti come seminali e fondamentali per la storia dell’italico underground… quindi un’operazione come questa è provvidenziale e andrebbe fatta anche per le altre band citate. In questo doppio cd antologico, infatti, c’è davvero tutto o quasi lo scibile sui mitici Liars (peraltro ancora in attività): il demo del 1986 86 Tears, il miniLp Optical del 1987, l’album Mindscrewer del 1988 (della mitica Tramite di Jean Luc Stote, un personaggio che meriterebbe un libro biografico!), il 7″ “Cold Girl” del 1989 e poi brani da tre compilation  e da un demo del 1989. C’è davvero da ubriacarsi e strafarsi (con gusto e piacere, peraltro) con questa vagonata di Liars anni Ottanta, nel loro periodo più psichedelico/garage rock, a cui seguì una virata lievemente più hard rock – ma questa è un’altra storia.

Ottimo lavoro: grazie Liars, grazie Area Pirata e grazie Calabrò (che ha curato le note del booklet, tra l’altro bello pieno di foto interessanti).

Giocati il jolly e amen

Jolly Power – Like An Empty Bottle… Again (Street Symphonies Records, 2011)

Ebbene sì, lo ammetto: ho un passato da lipstick killer. Non che andassi in giro conciato come Vince Neil e soci, ma se c’era da schierarsi – in quelle infantili diatribe tra sotto tribù metallare – tra thrashers e glamsters, ero fermamente dalla parte di quest’ultimi. Comunque, a pensarci bene, i vari L.A. Guns e Faster Pussycat non erano altro che la versione un pochino più tamarra e metallizzata dei primigeni street rockers come New York Dolls, Dead Boys e – andando ancora più indietro – T. Rex e Slade.
A 16-17 anni non stai a fare molte distinzioni: per me era tutto rock’n’roll, più che naturale e logico, quindi, ascoltare sia gli uni che gli altri. Passata la sbornia (grazie anche al grunge, che fece strage di tutto l’hair metal anni Ottanta) mi dedicai ad altro, non rinnegando mai però la passione per quelle sonorità.

I Jolly Power me li ricordo bene; uscirono a metà degli anni Novanta con una tape di otto brani. Like An Empty Bottle…Again ce li ripropone con l’aggiunta di cinque bonus track registrate con il primo cantante Elia.
Niente a che fare con Poison, Warrant ed il lato più “soft” del genere: il loro sound è sporco, rabbioso e tossico, figlio degenere dei vari Hanoi Rocks e Dog’s D’Amour, con quel mood da perdenti avvertibile in un altro gruppo di sbandati dell’epoca, gli americani Sea Hags.

Così, “If Your Heart Is Closed” e “Downtownhanno quel tipico passo sleaze alla primi L.A. Guns, “No Room For You” è viziosa e cattiva come lo erano i Faster Pussycat, la title track è un blues acustico e ubriaco, “Sixteen” – la migliore del lotto – è street rock pestone con un piano honky tonk che sembra uscire direttamente da un disco di Michael Monroe & company.
Nei brani aggiunti per questa ristampa si avvertono chiaramente le influenze trash punk’n’roll alla maniera di Hellacopters e Backyard Babies, che modificheranno il suono della band nei dischi successivi.

Per gli amanti del genere, disco da avere. Per gli altri, ascolto comunque consigliato.

Siamo tutti figli di Abort

Nerorgasmo – s/t (FOAD, 2011)

La stagione del punk e dell’hc italiano – quella che si è srotolata in maniera anarcoide, frammentaria, ma implacabile nell’arco di tutti gli anni Ottanta – ha lasciato diverse band fondamentali, che ci invidiano in terre straniere (l’elenco dei soliti noti ve lo risparmio). Gente a cui sono dedicati da anni articoli, monografie, ristampe; per non parlare delle reunion più o meno patetiche / più o meno esaltanti.

Ebbene il caso dei torinesi Nerorgasmo, in quel succoso guazzabuglio di cui sopra, è atipico. La loro è una storia fatta di genio e nichilismo. Un nichilismo che permea la musica, ma prima di tutto le esistenze dei membri della band, con il fu Luca Abort Bortolusso in testa alla fila, a condurre la carica.

I Nerorgasmo non hanno mai goduto della mitizzazione toccata ad altri nomi a loro contemporanei (per intenderci: se chiedete a un ragazzetto, probabilmente vi citerà Negazione, Wretched e Indigesti) e – a posteriori – c’è un senso recondito in questo.
In un momento in cui l’impegno sociale – sotto forma di slogan, rivendicazioni massimaliste antisistema, acab come se piovesse etc etc etc – i Nerorgasmo erano l’ala nera che oscurava il sole, una pera di nichilismo infernale direttamente nella giugulare. Una band intrisa di disagio che si trasforma in rabbia implosiva: pochi slogan, ma quintali di lucida introspezione distruttiva, che sbriciola dogmi, riti, routine e gabbie delle vite alienanti a cui siamo legati come animali alla catena.

E il disagio, oltre a esplodere incontenibile nei testi di Abort, è anche la cifra stilistica del loro sound: un punk hardcore mai troppo veloce, scuro, inquietante, con tocchi leggermente dark (seppelliti sotto a tonnellate di distorsione e crudezza, non temete).
Senza timore di esagerare dico che è palese come i Nerorgasmo fossero i Void italiani: stessa attitudine sonora grondante sangue marcio e mal di vivere, stessa gelida e lucida negatività, stesso immaginario dantesco.

Musica per anime danneggiate; musica per cervelli che si sedano per non esplodere; musica per filosofi dimenticati, con la schiuma alla bocca e un quartino di roba in tasca. La tragedia incombe plumbea su ogni riff, su ogni riga di testo. Ed è catartica – se si ha la forza di resistere al suo peso – oltre che in grado di dare dipendenza. Infatti vi ritroverete ad ascoltare il cofanetto assemblato da FOAD Records in maniera ossessiva, a ripetizione, scoprendo ogni volta un riff nascosto, una frase lancinante o un passaggio dissonante che fa raddrizzare i peli sulla schiena.

Grande operazione, dunque, questa ristampa che arriva in formato di cofanetto digipack con cd, dvd e booklet. Il cd contiene tutto lo scibile inciso dai Nerorgasmo, in studio e live (comprese nove registrazioni inedite); il dvd è un documento speciale, visto che è una testimonianza dei Nerorgasmo dal vivo, assemblata utilizzando le riprese relative a due diversi concerti tenuti nel 1993 a Torino a El Paso.
Ne esiste anche una versione deluxe con gadget inclusi, ma potrebbe essere sfortunatamente terminata; ad ogni modo, non sono i gadget a dovervi interessare, ma piuttosto la grandezza e la forza espressiva di questa band.

Procuratevelo, imparatelo a memoria, consumatelo e ogni tanto tirate una bestemmia velenosa in onore di Abort, che in maniera tragicamente coerente con la sua visione nichilista è morto, portato via da un’overdose nel 2000.

Ordinatelo qui (saranno i 16 euro meglio spesi del decennio, garantito).

Record collectors are pretentious assholes

Not Moving – Light/Dark (Audioglobe Relics, 2011)

Non prendiamoci per i fondelli. Chi segue Black Milk o comunque le mie cazzate da un po’ di tempo sa quanto io sia da sempre fanatico dei Not Moving – che infatti ricorrono puntualmente in queste pagine: provate a fare una ricerca usando il motore interno di BM e vedrete di cosa parlo.
E’ logico e consequenziale, dunque, che questa uscita targata Audioglobe Relics (una nuova divisione della storica etichetta/distributore) abbia stuzzicato i miei ormoni e attivato l’area più acritica e disposta a bersi tutto del mio cervello. E va bene così, perché questa antologia che raccoglie i due primissimi singoli, tre ep/mini lp (Land Of Nothing, Black’n’Wild e Jesus Loves His Children) e il demo tape d’esordio della band trascende oggettivamente ogni considerazione, opinione e sforzo critico. Semplicemente questa è materia originaria, un elemento fondante della cultura rock alternativa italiana, oltre che underground.
Se non ti piacciono i Not Moving, probabilmente non ti piace il rock’n’roll. E allora hai un problema, baby… ma ognuno ha i suoi, quindi amen. Buona fortuna.

Detto questo, il mio pensiero – e non solo il mio, visto che qualcuno si è mosso per ristampare questo materiale – è che di questi 31 brani non ci sia proprio nulla da buttare; il 90% di queste canzoni è di diritto entrato nel Gotha dei classici della musica sotterranea tricolore degli anni Ottanta, mentre il restante 10% è per cultori e raffinati gourmet – che godranno come ricci ad ascoltare, ad esempio, il primissimo demo tape riemerso dalle nebbie e fino a oggi irreperibile (a meno di non esserselo comprato 30 anni orsono o di avere qualche amico/conoscente compiacente disposto a duplicarvi la cassetta…).

Come dite, voi giovanotti là in fondo? Non avete capito cosa c’è qui dentro? Beh, dovete studiare, per dio. Ma vi voglio dare un aiutino, riportandovi uno scambio di mail con l’amico Tony Face (giovincelli, dovete saperlo, ma lo preciso: lui era il batterista del gruppo, asini!), che dovrebbe se non altro instradarvi leggermente:

Tony: Arrivato alla fine ?
Andrea: Sì ieri. Arrivato, un po’ ammaccato ma arrivato. I corrieri andrebbero fucilati negli androni dei palazzi. Appena riesco a sentirlo recensisco!
Tony: Il contenuto sonoro e largamente inferiore alla confezione. Sappilo !
Andrea: Caro Lei, io quel contenuto sonoro lo adoro e lo possiedo tutto in vinile originale (e nel caso dei due 7″ anche ben pagato – non profumatamente, ma nemmeno poco… ricordo che comprai i due singoli in blocco da uno spacciatore romano che vendeva dischi dal bagagliaio di una Renault scassata; nel 2002 gli diedi 25 euro a pezzo in mint conditions; poi un anno dopo il secondo 7″ l’ho trovato e comprato a 1 euro in ottime condizioni in un negozio di un cretino… così ne ho due copie addirittura hehehe). Mi mancavano però i pezzi del demo, che inseguivo da un bel po’ di anni. Ricordo anche di averti molestato per chiederti se me ne facevi una copia, molto tempo fa; avevo persino rotto le palle a Guglielmi almeno 10 anni orsono, per lo stesso motivo… finalmente sono stato esaudito!
Tony: Hahaha. Non mi ricordo che mi avessi chiesto il demo, che ho recuperato tra le mie infinite scartoffie in stato di salute precaria e sottoposto a qualche cura nell’apposito studio, per ridargli un minimo di dignità. Sinceramente trovo il tutto molto datato. Mi piace molto Movin’ Over per quanto e crudo e cattivo, non so perché ma ogni volta mi vengono in mente i Dead Kennedys, anche se c’entra poco. Black’n’Wild è il migliore. Jesus bello, ma ha dei suoni che mi fanno girare le palle, in particolare quello della batteria. Ma eravamo in trip con gli Hoodoo Gurus, io con i Lime Spiders, e i suoni ci sembravano quelli.

Avete capito? Ecco, ora correte a ordinare/comprare questo cd, che è anche a prezzo super friendly (e ha una confezione da paura, oltre che un booklet con un bel pezzo esplicativo scritto dal Luca Frazzi nazionale). Altrimenti smettete pure di dire che ascoltate il rock’n’roll e sperate che ritorni il Festivalbar.

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