Masters of STD

youth of sifilideYouth Of Sifilide – Spruzzi di odio e morte (Bimbo Aborto Records, 2013)

Benvenuti in quella zona bizzarra, pericolosa e inafferrabile in cui metal estremo, hardcore, punk, demenzialità e follia si incontrano. Per intenderci, se vi trovate a vostro agio con il linguaggio parlato da gente come primissimi DRI, SOD, Stupids ed Electro Hippies di sicuro non faticherete a entrare nel mood dei meneghini Youth Of Sifilide (altro…)

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Street walking cheetahs under the Duomo

nerodoggsNero And The Doggs – Death Blues (White Zoo/VoloLibero/Rocket Man, 2013)

Da qualche anno a questa parte l’appuntamento con un nuovo album dei Doggs è immancabile e preciso. Ne sfornano regolarmente, costanti, testardi, bastardi e imperterriti – nonostante le classiche difficoltà che tutti conosciamo.

Questo nuovo Death Blues segna anche un cambiamento della ragione sociale della premiata ditta Doggs, che diventano Nero And The Doggs – impossibile non cogliere il parallelismo con la metamorfosi Stooges/Iggy And The Stooges avvenuta tra Fun House e Raw Power (altro…)

Adam Green live @ Carroponte

adam greenAdam Green + Hot Gossip, 30 maggio 2013 @ Carroponte (Sesto S. Giovanni, Milano)

[di Antonia Lanari]

Succede raramente a Milano (mica siamo a Londra), ma succede: stessa sera live mainstream contro indie (old style), centro contro periferia spinta, gratis contro a pagamento. Le domande non mi si pongono nemmeno per un nanosecondo, da quando, tempo fa, lessi del concerto di Adam Green a Carroponte. E non mi sono nemmeno posta il dubbio se nella stessa sera ci fosse qualcosa di diverso. Per forza, il giovedì sera c’è Grey’s Anatomy… poi, diciamocelo, in quarant’anni di concerti (sì, embé?) non mi era mai capitato di uscire di casa e di andare al concerto a piedi in dieci minuti (altro…)

Fuzz your soul

boogie spidersThe Boogie Spiders – Fuzz Your Soul! (Atelier Sonique, 2012)

[di Denis Prinzio]

Boogie indiavolato, rock’n’roll, voglia di feste – feste, non party – selvagge. Polluzioni notturne sognando Poison Ivy, gigantografie nella sala prove di Reverend Horton Heat e Meteors. Immaginiamo così il mondo dei Boogie Spiders, terzetto di Milano neanche troppo di primo pelo, con precedenti esperienze con quei pazzerrelloni dei R.U.N.I.

Fuzz Your Soul è lo-fi garage punk ubriacato di selvatico psychobilly, ben suonato e con diverse ed interessanti variazioni sul tema (altro…)

Sul ponte sventola bandiera nera: intervista a Keith Morris

[di Angelo Mora]

Per Keith Morris il punk rock è il presente, prima ancora che il passato. Sarebbe facile vivere di rendita sulle gesta di Black Flag e Circle Jerks, ma il rastaman californiano ha preferito rimettersi in discussione con gli Off!: il risultato finale è semplicemente incendiario.

La paternità del punk rock viene attribuita a diversi genitori, da una parte e dall’altra dell’Oceano Atlantico: dai The Kingsmen ai The Who, dai The Kinks agli MC5, dai The Sonics agli Small Faces fino ad arrivare ai New York Dolls e ai Ramones. In Italia se la attribuisce da solo Enrico Ruggeri, bontà sua (altro…)

Captain Sensibles

The Sensibles – s/t (autoprodotto, 2012)

Il senso di imbarazzo nel recensire dischi di persone che si conoscono è sempiterno e nemmeno dopo tanti anni di inchiostro e byte sprecati mi abbandona.
E’ così che affronto il singolo dei The Sensibles (con cui ho anche avuto modo di suonare live lo scorso autunno)… ma venendo io da un trucido background lavorativo (ormai dissolto nella storia) di fiction RAI e soap Mediaset, per fortuna trovo immediatamente le briglie dello schema drammaturgico del lieto fine… e tiro un sospirone di sollievo sentendo le quattro tracce di questo vinile in edizione limitata e numerata a mano.

I The Sensibles suonano un pop punk ad alto contenuto zuccherino, imbastardito con il power pop e ovviamente basato sul connubio tra melodia a briglia sciolta e la personalità più burbera di sezione ritmica e chitarre – chiaramente di ispirazione punk rock.
I riff sono semplici e fortunatamente non scontati (diciamolo: l’inventiva in questo genere latita, complice forse anche una certa limitatezza di confini entro cui muoversi… a ben pensarci l’unione di due entità come punk e pop, asfittiche a priori, non poteva che portare – dopo pochi anni – all’effetto aria viziata), i pezzi ben costruiti e poi c’è l’asso nella manica… ossia la voce di Stella.

Bravi, ineccepibilmente bravi. Anche per chi come me ormai non mastica più il genere da metà anni Novanta almeno (avrei dovuto mettere un disclaimer a inizio recensione: “Salve, sono Andrea e ho smesso col pop punk dal 1995”). E’ inutile che vi descriva ulteriormente il genere e i brani (anche se devo esprimere una preferenza personale per la traccia di chiusura “Dino”, saltellante e un po’ Sixties bubblegum): se vi piace questo tipo di punk rock avete già capito tutto e ve li consiglio anche.
Menzione speciale, invece, all’autoproduzione totale e alla grafica curata da Stella, che oltre a cantare è anche una brava artista e disegnatrice.

Repubblica reale del rock’n’roll?

Royal Republic – Save The Nation (Roadrunner, 2012)

Se dico Svezia cosa vi viene in mente? Esatto, tutta quell’ondata inarrestabile di rock’n’roll, glam punk, street rock e sound detroitiano che è iniziata a fine anni Novanta per continuare ancora oggi.
Bene… i Royal Republic sono svedesi e si sente; certo non sono esattamente della scuola Hellacopters, ma incarnano, frullano e rileggono tutta una serie di suggestioni tipiche – classiche, se vogliamo – del rock’n’roll inteso in senso lato, quello sanguigno e sudato che mette d’accordo un po’ tutti. Nel loro sound si rinvengono facilmente pesanti tracce di punk ’77, di glam rock primi anni Settanta, di garage rock imbottito di anfetamina, di street punk, di classic rock, ma anche di alternative rock anni Novanta. Il risultato, e non era scontato che ciò accadesse, è piacevole e divertente: il rischio di tirar fuori un guazzabuglio era elevato, ma questi 14 brani scivolano via con un buon ritmo, spesso fanno battere piedino e testolina, ma soprattutto (pur rimescolando ingredienti stranoti) hanno in più frangenti un certo nonsoché di fresco e sorprendente.

Li hanno definiti un incrocio tra Danko Jones e Hives… ed è facile capire perché. Ma partendo dall’assunto che tanto Jones, quanto gli Hives sono degli abili miscelatori di sonorità del passato, torniamo a quanto si diceva prima: il punk, il garage, il glam, il rock, lo street e l’alt rock. E buttiamolo via!

E bravi Royal Republic: non cambieranno la vita di nessuno, probabilmente, ma la renderanno migliore – magari anche solo per la durata di questi 14 pezzi – a più di qualcuno.
Suoneranno il prossimo 15 ottobre al Tunnel di Milano, per cui potreste anche vederli dal vivo e divertirvi senza timore di sbagliare. Anzi, potreste andarci gratis alla salute di Black Milk, Roadrunner e Livenation… leggete sotto al video e forza con le email!


***Contest: in palio due biglietti per il concerto dei Royal Republic del 15 ottobre a Milano***

Le prime due persone che scriveranno a blackmilkmag@gmail.com una mail con oggetto “Royal Republic a Milano” vinceranno un biglietto omaggio per il concerto della band che si terrà il 15 ottobre al Tunnel.

No bullshit

Beatbreakers – Don’t Listen To Their Bullshit (Vololibero, 2012)

Dei milanesi Beatbreakers ci siamo già occupati con gusto in occasione della recensione del loro demo cd e in sede di intervista. Ora, a sorpresa, esce questo 12″ ep (old school 100%: avete presente i cari vecchi extended play, grossi come gli lp, ma che girano a 45 rpm? Ecco, così), con cui la band si presenta al mondo con tutti i crismi dell’uscita ufficiale.

I Beatbreakers hanno scelto di riproporre, ri-registrando tutto ex novo, i quattro brani del cd promo più una quinta composizione – l’opener intitolata “Evil Everywhere”.
Che dire quindi… l’impressione più che buona viene confermata e anche la traccia inedita è in puro spirito Beatbreakers, ossia garage punk/garage revival selvaggio ma mai sguaiato o scassone, con molte influenze e tocchi variegati (dallo psychobilly al rock’n’roll, passando per la wave e il surf).

Interessante anche la copertina, che si distacca dai cliché del genere andando a scomodare e rivisitare il costruttivismo russo dei fratelli Stenberg.

In sostanza, un bel vinilone – peccato solo che se già avete il promo, ci troverete ben poco di nuovo. E la mia preferita resta “Alien”, seguita dalla nuova.

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