La spada nella doccia: parla tab_ularasa

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[intervista originariamente pubblicata su Mimetics Fanzine]

Quando è perché nasce il tuo progetto?
In realtà già dai tempi in cui vivevo a Siena e suonavo negli Ultra Twist e nei Dements avevo delle canzoncine e filastrocche deliranti in italiano…si parla tipo del 2009. La prima fu “il Tromba ti Tromba” registrata dai Lurches, credo veramente il peggior gruppo della storia.
Poi man mano con gli anni, dopo che mi sono trasferito a Roma, ne sono venute a galla altre come “AEIOU” e “Basta Pasta” registrate nella notte dell’ultimo dell’anno del 2010 con il duo “the Last Day of the Year Before the End(altro…)

Parola di Bob: intervista a La Cantina del Rock

[01cantinadi Tab_Ularasa]

Quando è nata e da quanto trasmette La Cantina del Rock? Raccontaci un pò la sua storia…
La Cantina del rock è nata un pomeriggio di tanti anni fa. Era il mese di ottobre 2006. Io, Bob, studiavo a Siena e partecipavo attivamente a Radio Facoltà di Frequenza, la prima radio universitaria italiana. Con Tab, mio fedele compagno di scorribande musicali, volevamo fare una fanzine. E invece mettemmo su un format radiofonico che somigliava una fanzine. Tab si occupava dell’apparato grafico: manifesti, flyer, disegni, fotomontaggi. Io dell’andare in onda (altro…)

Beccati questo: intervista al Trio Banana

trio banana ffstudio[Originarimente concepita per la fanzine Bassifondi, ma mai pubblicata]

Trio Banana siete i Velvet Underground di Borgata Boredom?
Il Trio Banana non era su quella compilation, è nato appena poco dopo il suo parto e diffusione. Io (Tab_Ularasa) sono la dentro con i Duodenum e Trans Upper Egypt. Ma comunque siamo di lì… della “borgata” anche se nessuno di noi tre è originario di Roma; siamo due toscani e un pugliese amici da prima di trasferirci nella capitale e ci siamo ritrovati in quella zona di Roma nel 2010/11 per varie casualità non poi così tanto casuali (altro…)

Welcome in The Shit Records: intervista al Dr Zitoxil

wints01[di Tab_Ularasa]

Ciao Dr Zitoxil, raccontaci un po’ di te ?
Non amo parlare molto di me, posso solo dirvi che nel lontano 1976, mio padre e mia madre decisero sotto l’influenza di droghe e del Punk Inglese di creare un piccolo mostro. Il risultato fu che il 20 febbraio del 77 nella notte di carnevale  feci la mia comparsa in questo fottuto pianeta!!! (altro…)

Intervista a Radio Kebab!

radiokebab[di Tab_Ularasa]

Quando è nata Radio Kebab? Raccontaci un pò la sua storia.
Ciao Luca, ciao Black Milk! RK è nata verso la fine del 2001, all’inizio eravamo in tre io, mr.pepper, mark penetrilli, si mandava  punk rock e si sparavano cazzate a nastro,il tutto era molto demenziale poi piano piano siamo rimasti in due per un po’ di anni e infine negli ultimi sei/sette anni solo io. In questi anni essendo da solo alla conduzione la trasmissione si è improntata maggiormente sul lato musicale, ultime novità, vecchie glorie che fanno buon brodo e special vari… anche se a sparare minchiate è difficile rinunciare, non posso farci niente! (altro…)

Dictators NYC: parola di “Handsome Dick” Manitoba

logo dictatorsI Dictators NYC (che sono l’ultima incarnazione dei mitici Dictators), sono in Italia per quattro live fra la fine di luglio e i primissimi giorni di agosto. Mi si è presentata la ghiotta occasione di scambiare due parole con “Hansdome Dick” Manitoba via email e non potevo esimermi… del resto il loro Bloodbrothers è uno dei miei dischi del cuore (ok, ok ,ok… lo so che a tutti piacciono i primi due, ma io devo sempre fare quello che non ci ha capito un cazzo, dunque lasciamo perdere e basta) (altro…)

Sul ponte sventola bandiera nera: intervista a Keith Morris

[di Angelo Mora]

Per Keith Morris il punk rock è il presente, prima ancora che il passato. Sarebbe facile vivere di rendita sulle gesta di Black Flag e Circle Jerks, ma il rastaman californiano ha preferito rimettersi in discussione con gli Off!: il risultato finale è semplicemente incendiario.

La paternità del punk rock viene attribuita a diversi genitori, da una parte e dall’altra dell’Oceano Atlantico: dai The Kingsmen ai The Who, dai The Kinks agli MC5, dai The Sonics agli Small Faces fino ad arrivare ai New York Dolls e ai Ramones. In Italia se la attribuisce da solo Enrico Ruggeri, bontà sua (altro…)

Pharoah Sanders de borgata

I Trans Upper Egypt sono un altro dei segreti custoditi dalla Capitale. Sulla scorta di un 7″ e uno split tape per noi sono già diventati una vera fissa, ma probabilmente pochi li conoscono, al momento. E’ per questo che li abbiamo intervistati, per cercare – con risultati non sempre encomiabili – di sondare questa band misteriosa, psicotronica, acida e inafferrabile. Risponde Manu per tutta la band.

Banale, ma essenziale: raccontami come e quando è nata la band; avete avuto sempre la stessa formazione o ci sono stati cambiamenti?
La band è nata dopo lo split dei Last Wanks, band ormai mitica della scena di Roma Est per i suoi live distruttivi e spettacolari. Suonavo la chitarra e ogni tanto il basso; mi è rimasto il basso in mano con la voglia di proseguire i due-tre pezzi lineari e ipnotici composti con loro e la  scelta degli altri musicisti per questo progetto si è creata all’interno delle tante band che gravitano intorno a noi… Samir suona e canta con i Capputtini’i’lignu e s’è messo alla batteria dei Trans Upper Egypt; Leo è il cantante di due altre band (Vondelpark e Wow!) e, oltre al microfono, ha preso possesso di una tastierina che per fortuna non sapeva suonare ! Il quarto, Tab_ularasa, è entrato qualche mese dopo, era un amico di Siena che suonava (e suona ancora) con Thee Dements e Rock’n’roll Terrorists; appena si è trasferito a Roma, l’abbiamo deviato dai suoi mille impegni per suonare con noi i suoi vecchi macchinari analogici che fanno tanto bel rumore!

Il nome della band è bizzarro. Da dove deriva e cosa sta a significare?
Non significa tanto… c’è qualcosa dell’Africa ogni tanto, o del medio oriente.. i ritmi sono ipnotici e lo sviluppo dei pezzi abbastanza free. Se ricordo bene, mentre cercavo il nome della band, avevo un disco di Pharoah Sanders sotto gli occhi !

Il vostro sound è peculiare davvero; risulta personale, anche perché – a mio parere – recupera certe influenze non esattamente usuali, per poi miscelarle in modo speciale. Quali sono le vostre ispirazioni, palesi oppure occulte, in fase di scrittura?
Alcune cose sono casuali, altre no. La scelta riguarda una linea di basso molto minimale e ripetitiva e una batteria molto complessa, mentre la casualità della tastiera distorta con il delay a saturazione e gli effetti analogici (moog, oscillometro, theremin) si elaborano quasi sempre durante il live. Spesso i brani partono dal basso e si elabora, si compone insieme. Le sonorità sono la priorità dei brani. Se un pezzo ci ricorda troppe cose, abbandoniamo. All’ascolto delle prime registrazione su cassetta, ovviamente, ci venivano in mente i Silver Apples o i Can…

Di cosa parlano esattamente i vostri testi e chi li scrive?
Forse è la cosa la più misteriosa della band… lo sa solo il cantante e ne è molto geloso!

Vi sentite parte di qualche scena (o più scene), oppure vi muovete come cani sciolti?
Una scena, c’è! Viviamo quasi tutti a Roma Est tra il Fanfulla 101 e Il Verme, che sono i due luoghi a Roma che diffondono la musica che facciamo, dove andiamo e mettiamo i dischi; e dove ci divertiamo pure!
L’anno scorso c’è stato un ampio articolo che descrive tutta questa fauna che gira da queste parti sotto il nome di Borgata Boredom; è anche uscita una compilation omonima della No=fi Recording che testimonia il panorama musicale di questa scena. A dire la verità, nessuno fa parte di Borgata Boredom: non c’è tanto sentimento di appartenenza, direi piuttosto che descrive un’ eccitazione, un movimento, i movimenti di persone che suonano insieme, fanno (e disfano) gruppi, esperienze… un’energia musicale che sta fluendo in questo momento.
Ci sono anche alcune etichette in zona, oltre la No=fi, anche la Jeetkune records, o ancora Bubca Records e ovviamente Radiation records, che producono alcune di queste band.

Programmi per il presente e il futuro: concerti, uscite discografiche…
Siamo appena tornati da un tour in Italia/Svizzera/Francia insieme ai Delacave, un gruppo di Strasburgo. Inutile dire che ci siamo divertiti tanto! Stiamo lavorando all’uscita di un lp per una label americana, la Monofonus Press, con base ad Austin, Texas. Ci hanno contattato dopo l’ascolto di un nostro brano su una radio californiana. Il dj aveva la compilation di Borgata Boredom tra le mani e ha messo un paio di pezzi. Da due mesi ormai ci scambiamo materiale e il disco dovrebbe uscire all’inizio dell’anno. Consiglio una visita sul loro sito; è una label giovane ma hanno prodotto già tante cose, ep/lp, fanzine… con grande cura dell’artwork!

Parlami della label che vi ha pubblicato il 7″, la misteriosa Wort: ho cercato online, ma non ho trovato uno straccio di informazione in proposito!
La Wort è misteriosa, si… è uno strano tizio russo che risponde al nome di Alexei Popov; un tipo abbastanza impulsivo! Quando impazzisce per una band, la vuole produrre a tutti costi: ed è meglio non dirgli di no.

Nonostante io abbia sentito solo il 7″ e qualche pezzo su YouTube, ho la netta impressione che dal vivo la componente di improvvisazione e di jam psicolesa sia piuttosto fondamentale per voi. Mi sbaglio?
Sì, ed è anche la cosa più pericolosa! Però fondamentale. D’altronde si tratta di live, sì o no!?

Trovate modo e occasioni per suonare spesso live? E quali tipi di situazioni preferite (club, centri sociali, feste, bar di provincia, festival…)?
Non siamo molto da club, ma perché no. Dipende da chi ci invita. La situazione che preferiamo rimane quella abbastanza diretta; nel senso che meno siamo ripresi (parlo degli ampli) meglio è per noi. Almeno siamo sicuri che il suono è quello degli ampli e non dell’impianto enorme della sala con il fonico, che non vediamo perché troppo lontano… quindi senza parlare di intimità, i luoghi piccoli, bar, salette, sono proprio i più adatti ai nostri live. E i festival sono sempre quasi tutti belli (abbiamo a cuore l’Here I Stay in Sardegna).

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