Guitar, stompbox & voice

milaneseMarcello Milanese – Goodnight To The Bucket (Helleluja, 2013)

Vanno un casino di moda le one-man band, i bluesman lo-fi maledetti alla pizzaiola, vero? Può anche essere. Ma se state pensando che il buon Marcello Milanese sia uno che salta sul carretto perché fa figo, avete cannato brutalmente, visto che questo signore la suddetta roba la suona e la macina da una ventina d’anni almeno.

Questo suo nuovo lavoro è essenziale, rosicchiato all’osso – stripped down direbbero gli americani – e minimale; un blues tradizionale e scheletrico, sepolcrale, sanguigno e a volte anche sanguinante, suonato con una chitarra autoprodotta che si chiama Helleluja H1 e una stompbox altrettanto autoprodotta. Tutto in presa diretta (altro…)

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The wild brunch #30

skeleton30 e non se ne parli più.
Il giorno del mio trentesimo compleanno mi tagliai a zero i capelli che mi arrivavano al culo, in un gesto inconsulto e forse punk. O forse semplicemente di normalizzazione. Che però non è riuscita granché.
30 e vaffanculo… ma aspettatevi anche il 31, se la voglia di chiudere tutto non prenderà il sopravvento.

Come dovreste ormai sapere, questa è la rubrica in cui si parla cumulativamente del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (altro…)

Tritaossa full optional

happy-charlie-thee-oopsThee Oops – Happy Charlie (Slovenly, 2012)

[di Franco “Lys” Dimauro ]

Non so di Charlie, ma io sono felice sì.
Finalmente un disco che fa incazzare i miei vicini e mi rende nuovamente fiero di accogliere le diserzioni quando indìco l’annuale riunione di condominio.

Happy Charlie è il disco che chiude a rapida, ma decisa, mandata (a fare in culo) il 2012, i suoi Lumineers, le sue Santigold, i suoi Of Monsters and Men, i suoi “ritorni d’ oro” (Dylan, Springsteen, Walker, Byrne, Morrison, i Soundgarden, gli Stones, gli Aerosmith, Frusciante) e ti fa dimenticare per un quarto d’ ora che le chiappe della Aguilera e le cosce di Rihanna sono le uniche cose buone che sono passate in tivù (altro…)

Baila chico!

Chicos stupidityLos Chicos – In the age of stupidity (Dirty Water, 2012)

[di Franco “Lys” Dimauro]

L’ aneddoto è ormai di dominio pubblico: ad una conferenza stampa tenuta a Madrid in occasione della sua partecipazione all’edizione 2005 del Metrorock, Mr. Beck Hansen, magliettina rossa e cappello bianco a falde calato sul viso, risponde alla domanda di un giornalista locale su quale sia il suo gruppo spagnolo preferito con una risposta perentoria e, forse, inaspettata: “Mi garbano i Los Chicos”.
Traducendo per gli italiani, come se Adele dichiarasse ad Alfonso Signorini che la sua band italiana preferita sono i Tunas (altro…)

The sound of Formia

Blood 77 copertinaBlood ’77 – Homeless (Lamette/Aldateodorani Catrecords/Strenght Truh Oi/Skins Rules/Pull The Trigger/Crucified Never Dies/Deny Everything, 2012)

[di Denis Prinzio]

Per fortuna che esistono ancora gruppi come i Blood ’77: gente che suona la propria musica con l’intento ben preciso di diffondere il verbo del rock’n’roll più genuino e bastardo. Purtroppo il loro compito è reso arduo dalla cecità della stampa specializzata e da quella, ancora più miope, dei webmagazine: provate a farvi un giro su Google e vedrete quante recensioni vi appariranno (altro…)

Inferno? Sì grazie

mesacosaMesa Cosa – Infernal Cakewalk (Casbah, 2012)

Il Messico non perdona facilmente. E questi Mesa Cosa sono, appunto, messicani (ma trapiantati in Australia a quanto capisco). Con un garage trash’n’roll ora settantasettino, ora sporcato di tinte scure stile Murder City Devils, ci consegnano un 10″ in vinile (peccato, peccatissimo che questo promo sia su cd) destinato – nella miglior tradizione sotterranea – a provocare polluzioni e squirting in qualche centinaio di pazzi e pazze, per poi sparire, in un futuro non si sa quanto vicino o lontano, nel nulla (altro…)

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