Spaghetti (western) all you can eat

Drifting MinesDrifting Mines – s/t (autoprodotto, 2012)

Country, garage, rock’n’roll, rockabilly, punk: i signori sono serviti. E il menù è all you can eat, grazie ai romani Drifting Mines, che arrivano da una decina d’anni di oscurità più o meno totale, fatta di gavetta e demo, giungendo al traguardo del primo cd autoprodotto (ma distribuito da Area Pirata).

In questi 10 brani (compresa una cover di “Chicken Walk” di Hasil Adkins) le influenze sono palesi e cristalline, ma da leccarsi i baffi: Cramps, Johnny Cash, Knitters, X nei loro momenti più country punk, Gun Club, Blasters, Bo Diddley, Elvis (altro…)

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No vocals, no cry

routesThe Routes – Instrumentals (Groovie, 2012)

[di Franco “Lys” Dimauro]

In un mondo dove tanti parlano senza dire nulla, qualcuno può fare rumore anche senza aprir bocca. Ora, non so perché i Routes, dopo due album spaccaossa, si siano zittiti. Un po’ me ne dispaccio, perché l’ ugola di Christopher Jack mi piace assai. Poi penso che la gola della Lovelace era ugualmente interessante pur senza emettere alcun suono. E mi metto comodo ad ascoltare questi dieci Instrumentals.

Basso, chitarra, batteria che si fanno strada tra pistole fumanti, filo spinato e sabbia sudamericana (altro…)

The Wild Brunch #29

29 brunch, 29. E cosa è rimasto? Un cazzo di niente, ma era ampiamente preventivato. Però qualche buon cd è arrivato, quindi avanti così- sempre se continuerete a mandare materiale.

Come dovreste ormai sapere, questa è la rubrica in cui si parla cumulativamente del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale). Ovviamente il criterio è l’aderenza al taglio principale della webzine e la rilevanza dei dischi (altro…)

Banana trip

Trio Banana – s/t (Bubca, 2012)

Ancora Bubca, ancora Trio Banana (alias Tab_Ularasa, Mr Wolfman e Doctor Dead), con un cd-r di sublime rumore psichedelico, diy punk lisergico, proto-hardcore intriso di lsd e codeina.  So che molti si domandano perché tanto entusiasmo per uscite così, registrate male, prodotte all’insegna del lo-fi più impenitente e sfrontato, fuori da ogni moda e genere… beh, questi molti evidentemente non hanno ancora compreso la differenza tra prodotto e musica; tra comprare i cd da Mediaworld o all’Esselunga e battere i negozi dell’usato sporcandosi coi vinili mezzi mangiati dal tempo e dai ratti (altro…)

Beati gli ultimi?

Gli Ultimi – Storie da un posto qualunque (Laida Provincia Crew/Tuscia Clan/Kattive Maniere/Marchiato A Fuoco/Dai Sobborghi/Rumagna Sgroza/Oi Shop Germany,  2012)

[di Denis Prinzio]

Nella laida bastarda e sporca provincia romana – come la definiscono loro – ci sono nato e cresciuto anch’io. Conosco bene le situazioni e le storie d’ordinaria emarginazione raccontate con sapienza e senza banalità alcuna in Storie da un posto qualunque, terzo album de Gli Ultimi, band nata in seguito a diversi split di altri gruppi (altro…)

Sul ponte sventola bandiera nera: intervista a Keith Morris

[di Angelo Mora]

Per Keith Morris il punk rock è il presente, prima ancora che il passato. Sarebbe facile vivere di rendita sulle gesta di Black Flag e Circle Jerks, ma il rastaman californiano ha preferito rimettersi in discussione con gli Off!: il risultato finale è semplicemente incendiario.

La paternità del punk rock viene attribuita a diversi genitori, da una parte e dall’altra dell’Oceano Atlantico: dai The Kingsmen ai The Who, dai The Kinks agli MC5, dai The Sonics agli Small Faces fino ad arrivare ai New York Dolls e ai Ramones. In Italia se la attribuisce da solo Enrico Ruggeri, bontà sua (altro…)

E tanti saluti allo zio Lou…

Subsonics – In The Black Spot (Slovenly, 2012)

Mi preoccupo un po’ anche se faccio finta di niente. Perché mi rendo conto che l’età avanza e non fa sconti a nessuno, men che meno a me. Ad esempio il fatto che io abbia impiegato circa tre brani a capire che i Subsonics sono praticamente i Velvet Underground degli anni Dieci (si dirà degli anni dieci? Credo di sì, ma che cazzo, era tutto più facile nel secolo scorso, insomma…) è indicativo del mio declino.
All’inizio ho pensato: “Mah… che roba fanno questi? Un po’ troppo allegrotta”. Poi sono passato al “Beh, però son bravi dai” (altro…)

Banana nera bel tempo si spera…

Black Banana – Sonic Death Monkey (Il Verso Del Cinghiale Records, 2012)

[di Denis Prinzio]

Vengono da Milano, ma come spesso accade quando si tratta di rock’n’roll nostrano, poco importa la provenienza geografica: potrebbero giungere benissimo dalla Scandinavia o dagli States.

I Black Banana (da non confondersi con i quasi omonimi Black Bananas dell’ex Royal Trux Jennifer “tossichella” Herrema) mettono sul piatto mezz’oretta scarsa di muscoloso e vigoroso hard rock’n’roll miscelato qui e là con un po’ di stoner rock e di blues. I nove brani di Sonic Death Monkey non brillano certo per originalità (altro…)

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