BEATi loro…

copertina.JPGBEATi voi vol. II – Interviste e riflessioni con i complessi degli anni 60 e 70 (I libri della Beat Boutique 67, 2009)

Ricevo e diffondo con piacere, visto che si tratta di un’iniziativa interessante e – campanilismo on the rocks – nata nelle mie terre d’origine.

Ecco una parte del comunicato relativo al secondo volume di BEATi voi:

Ad un anno di distanza dal primo volume è uscito “BEATi voi! n.2”, un nuovo lavoro editoriale curato da Alessio Marino, direttore della Beat Boutique 67 – Centro Studi sul Beat Italiano.
Il libro è formato da diciannove interviste esclusive (registrate dal vivo) ad ex musicisti attivi negli anni 60 e 70 (di musica beat, R&B, messa beat, psichedelia, progressiva, pop, rock and roll…) e si presenta come un lavoro decisamente maturo e molto più curato rispetto al primo (amatoriale) volume.
Per ogni intervistato sono presenti fotografie (ben 200 foto, di cui la grande maggioranza inedite) e una accurata sezione discografia (inclusi acetati inediti, rarità e dischi dal vivo).
Ma le novità del secondo volume non finiscono qui!!!
Ad ogni intervista segue una lunga ricerca effettuata nel territorio di appartenzenza dell’intervistato elencando gruppi beat/pop/prog (anni 60 e 70) sconosciuti, relative discografie, formazioni e foto. Oltre quindi ad una accurata testimonianza dei protagonisti (si parlerà di musica che degli anni 60, di locali da ballo, manifestazioni e concorsi, altri complessi all’attivo, dell’aspetto sociale, del rapporto con i genitori, della difficoltà di essere giovani in quegli anni…) ci saranno delle piccole ma interessanti guide musicali a livello cittadino e provinciale che faranno luce su complessi che hanno inciso dischi particolari (e mai citati in altri libri) o che hanno avuto interessanti esperienze in concorsi per complessi.

Niente recensione, visto che il volume non l’ho toccato con mano. Ho ricevuto però una piccola preview in pdf che promette bene… grafica scarna, ma contenuti gustosi, soprattutto per la scelta di riportare le interviste (o, almeno, quella che ho avuto io) fedelmente, con i toni colloquiali, le interruzioni ,gli intercalari, le frasi non finite…

Anche se non siete fanatici del beat (e il sottoscritto certamente non lo è), potrebbe essere una lettura davvero da non lasciarsi sfuggire, per toccare con mano la materia pulsante di quella che – comunque la si voglia mettere – è passione rock’n’roll.

Per maggiori info visitate il sito della Beat Boutique.

Ian Hunter & Mick Ronson

Clip di “Once Bitten, Twice Shy“… rock’n’roll 100%

Il grande Lebowski dov’è?

lebowski.jpgLebowski – The Best Love Songs of the Love for the Songs and the Best (Valvolare/Bloody Sound Fucktory/Stonature/Lemming, 2008)

Il concept di questi anconetani Lebowski dovrebbe farmi stampare un sorriso da lato a lato della faccia e farmi rockeggiare e sbavare. E l’ha fatto.

Però solo il concept, perché la prova uditiva, ovvero il momento della verità, mi ha lasciato piuttosto tiepido. Del resto non posso che accusare me stesso: la bio cita chiaramente Devo, Blonde Redhead e la locuzione “incubo noise”. I Lebowski, in effetti, si muovono su coordinate troppo bislacche, arty, straniate. Mischiano un free jazz punk (ok sto per tramutarmi in un testo di Battiato del 1982, fermatemi) ronzante, riff minimali alla John Spencer, sonorità nervose wave, crudezza blues-punk, suggestioni psichedelico-barrettiane, schegge di pop deviato, sconvolture all Bugo… insomma not my cup of tea.

In altri tempi l’avrei definita – crudelmente – musica per studenti fuori sede (long story). Rock psicotico-demenziale con troppe aspirazioni contenutistiche, per il sottoscritto – che ultimamente va a Urinals, Real Cool Killers e Black Flag, quindi forse non è nel mood più adatto…

PS: i testi sembrano interessanti, ma non capisco che poche parole per frase… vado dall’otorino.

Superclassifica Sciò – best of 2008

black_keys_the_attack_and_r.gifCold War Kids – Loyal to Loyalty (2008, V2)
Gutter Twins – Saturnalia (2008, Sub Pop)
The Black Keys – Attack & Release (2008, Nonesuch)

Lo so, probabilmente non importa a nessuno. Ma non riesco a resistere alla tradizione del fine/inizio anno: la classifica degli album sfornati nel 2008. Ma voi perdonerete di sicuro questa botta di conformismo (altro…)

Addio Ron Asheton…

ron-now.jpgE’ la solita storia. Quella del Dio del Rock che te lo piazza a tradimento dove non vorresti. E per ogni minima concessione che ti fa, poi esige 1000 volte tanto in cambio. E così si è preso anche Ron Asheton, dopo avergli regalato – dopo 30 anni abbondanti – la reunion degli Stooges (con Iggy Pop, il fratello Scott Asheton e il basista Mike Watt) e i giusti onori mai avuti quando era tempo.

A 60 anni se n’è andato Ron Asheton. Capite? LA chitarra degli Stooges. Non chiedetemi di articolare pensieri troppo profondi in questo frangente. Il cervello ronza, le orecchie fischiano di feedback e nella testa rimbomba il riff di “TV Eye”. E poi davanti agli occhi scorrono le immagini di Ron in divisa da gerarca, Ron con i Ray Ban a goccia impassibile sul palco, Ron imbolsito e cazzutissimo – nel 2004 – a Torino.

Non ci sono ancora dichiarazioni ufficiali al momento in cui scrivo**, ma la notizia è confermata dalla stampa statunitense e internazionale. Pare che nelle prime ore di oggi sia stato trovato morto, in casa sua, ad Ann Arbor. Il suo assistente Dara Hytinen non riusciva a contattarlo da qualche giorno; ha avvisato la polizia, che è andata a controllare rinvenendo il corpo di Asheton sul divano. Sembra che il decesso risalga a qualche giorno fa.
Nessuna causa ufficiale di morte, per ora, eccetto un generico “attacco cardiaco”. Secondo le fonti meglio informate vicino al corpo è stata rinvenuta una bottiglia di vodka, ma pare non ci siano dubbi sulle cause naturali. I risultati degli esami tossicologici e dell’autopsia, comunque, chiariranno la situazione.

Addio. Il prossimo concerto sarà per te.

**Update: gli Stooges hanno diffuso un annuncio ufficiale (fonte: Classic Rock)  Recita così:  “We are shocked and shaken by the news of Ron’s death. He was a great friend, brother, musician, trooper. Irreplaceable. He will be missed. For all that knew him behind the facade of Mr Cool & Quirky, he was a kind-hearted, genuine, warm person who always believed that people meant well even if they did not. As a musician Ron was The Guitar God, idol to follow and inspire others. That is how he will be remembered by people who had a great pleasure to work with him, learn from him and share good and bad times with him. Iggy, Scott, Steve, Mike and Crew”.

PIL!

Direttamente dai primi Ottanta il clip di “This is not a love song” dei PIL.

Oblivians meet Mr Quintron

Oblivians-Oblivians_Play_9_Songs_With_Mr_3Oblivians – …play 9 Songs With Mr. Quintron (Crypt, 1997)

di Matteo Mulazzi

Se tu ascoltassi certe canzoni gospel con la giusta disposizione d’animo, ti spaventeresti così tanto da correre in chiesa a pregare. Per me questa cosa è meravigliosa. Significa che hai veramente raggiunto il tuo obiettivo. Tu parti con l’idea di fare un disco che piaccia alla gente ma se il risultato è così entusiasmante da far dire a qualcuno “Devo darmi una regolata… Sono cattivo come il ragazzo di questa canzone…” allora è successo qualcosa di assolutamente straordinario.

Sono le parole di Greg Cartwright (per molti ancora Greg Oblivian), chiamato a spiegare durante una breve intervista del 1998 le ragioni che hanno spinto gli Oblivians a registrare l’album …play 9 Songs With Mr. Quintron.

Greg sta alludendo al fatto che la musica gospel ha una duplice missione. In primo luogo, pregare Dio attraverso le canzoni, elevando così gli spiriti del coro e del pubblico verso il Paradiso. In secondo luogo, rivolgersi ai peccatori e ai miscredenti, offrendo loro la salvezza nel Signore. Ed è proprio quest’ultima la parte più difficile. Non potrai mai sapere quale sarà la strategia vincente. Se la paura della dannazione eterna o il caldo abbraccio dell’amore di Dio. In entrambi i casi la musica gospel offre una via d’uscita da una certa condizione dell’anima e/o da un certo stile di vita e, sotto questo punto di vista, non è poi così distante dalla musica suonata per anni dagli Oblivians, che, per quanto primitiva, sgangherata, becera e offensiva per ignoranza e trivialità possa essere stata, ha sempre avuto in se’ qualcosa che è tremendamente raro trovare altrove: il soul. Gli Oblivians parlavano direttamente all’anima delle persone e riuscivano a farlo con un’energia selvaggia e primordiale del tutto comparabile a quella che accompagnò i predicatori e i mostri sacri del gospel degli anni ’40 e ’50, come Reverend Utah Smith o Reverend Louis Overstreet.

Da sempre il blues, il rhythm & blues e il rock ‘n’ roll, musiche terrene, sporche e maledette, chiamano a raccolta e offrono riparo ai malcontenti e ai disturbati, danno accoglienza e forniscono risposte agli strambi e ai disadattati. La religione predicata dagli Oblivians, dai loro predecessori e dai loro figli bastardi, richiede una fede davvero senza limiti. La via del rock ‘n’ roll, infatti, non è così illuminata e rassicurante come quella indicata dalla Chiesa. Devi essere pronto a farti spingere per terra, essere calpestato, preso a calci e magari lasciato strisciare nel fango. Qua la salvezza si paga in anticipo e spesso a caro prezzo…

Gli Oblivians venerarono e adorarono incondizionatamente i miti del punk e del blues, contribuendo in maniera decisiva a mantenere inalterata tutta la loro crudezza, indecenza e pericolosità nel corso degli anni ‘90. Le loro prime canzoni erano popolate da giovani stronzi ubriachi che hanno voglia soltanto di scopare e vecchi falliti ancora più ubriachi ossessionati dall’idea di uccidere le loro mogli infedeli. C’era comunque qualcosa di più che squallide rappresentazioni del White Trash nella musica degli Oblivians. Greg, Jack ed Eric avevano una distinta sensibilità per la melodia e forti radici nella tradizione musicale del Sud degli Stati Uniti che si combinarono felicemente con il loro suono deliberatamente grezzo e caotico. I ragazzi si alternavano continuamente alla voce, alla chitarra e alla batteria e amplificavano e distorcevano i suoni a livelli a dir poco demenziali. Ed è con la stessa attitudine che diedero alla luce …play 9 Songs With Mr. Quintron, album che mise insieme il sacro, il profano e l’assurdo in una selezione di canzoni gospel tradizionali e originali, suonate però con la perversione del blues e la bassa fedeltà del punk.

…play 9 Songs With Mr. Quintron fu registrato interamente al Cotton Row Studio di Memphis il 3 Gennaio del 1997. Gli Oblivians furono accompagnati all’organo da quel pazzoide di Mr. Quintron, giunto in autobus da New Orleans per l’occasione senza avere la minima idea di cosa lo stesse aspettando, dato che la cassetta con su i pezzi che avrebbe dovuto suonare, speditagli in anticipo, andò persa. Ciascun pezzo fu registrato in presa diretta e sul momento la band si disinteressò del risultato, mettendosi totalmente nelle mani dell’ingegnere del suono Steve Moller. Nessuna operazione di mixing. Nessuna reale produzione. L’album, uscito nel Luglio del 1997 (poco prima dello scioglimento della band), è una vera bomba.

“Feel All Right”, il pezzo di apertura, ha l’incalzare di un treno in corsa ed esprime tutta l’urgenza e la passione con cui gli Oblivians si avvicinarono al mondo del gospel. A metà canzone l’intensità diminuisce per lasciare spazio al messaggio.

God are you up there? I know you’ve got a purpose for me. Just tell me what you want me to do. You know I’m just your pawn. I wanna do your biddin’… On the earth… Spread the Word… You know I will. Tell me what you feel. I wanna know. I wanna know! I wanna know. I WANNA KNOW!

Non è più scopando una puttana, attaccandosi alla bottiglia o impugnando una pistola che si sistemano le cose.

When I talk to him at night, Lord, it makes everything feel all right.

“Live The Life” è un pezzo gospel tradizionale che, nelle mani degli Oblivians, si carica di un nuovo significato.

I’m going to live the life I sing about in my song
I always stand for the right to show the wrong
‘Cause you can’t go to church, child now, sing all day Sunday
And go out and get drunk and greet the Devil all on Monday
You’ve got to live the life you sing about in your song

Devi vivere la vita che canti nella tua canzone. La cosa fa abbastanza sorridere se si pensa ai testi delle canzoni di album come Soul Food o Popular Favorites

Impressionanti l’incedere marziale di “I May Be Gone” (Blind Charles White/Oblivians) e il suo coro sguaiato e feroce.

Oh before this time
Another year
I may be gone
In some lonesome graveyard
Oh Lord how long?

“I Don’t Wanna Live Alone”, rabbioso e devastante chaos ‘n’ roll di vecchio stampo, è seguito da “Final Stretch”, inno lugubre ma speranzoso rivolto al Signore che ci assiste sul letto di morte. Qua l’atmosfera si fa solenne. All’intensa, sofferta e a tratti disperata interpretazione vocale di Greg fa da contrappunto il suono cupo e pesantemente distorto dell’organo di Mr. Quintron.

I’m not
So tired
Anymore
I know
He’s
Going to watch over me
On the final stretch

“What’s The Matter Now” è un’altra perla della tradizione gospel interpretata dagli Oblivians con fervore incendiario. Giro di chitarra semplice e ossessivo, organo malsano e ritmo spacca ossa. La voce di Greg, spiritata e ipnotica, è quella di un pastore di anime che riporta le pecorelle smarrite all’ovile a calci nel culo!

Now People Don’t Sing Like They Used To Sing
What’s The Matter Now?

“Ride That Train”, invito a salire sul treno del Signore, è un pezzo dotato di una forza persuasiva travolgente e un finale in crescendo da paura. “If Mother Knew” è un viaggio spaventoso nell’aldilà, mentre “Mary Lou” (Jesse Young & Sam Ling), a chiusura dell’album, suona sia come un monito sia come un inno alla gioia del peccato.

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