Gesù e i drogati

jesus francoJesus Franco & The Drogas – Alien Peyote (Bloody Sound Fucktory/Valvolare, 2014)

Rock garagioso e psicotico, un po’ rockabilly e un po’ punkabilly. Con un feeling che definirei stile “Il pasto nudo” – quindi evocativo di scenari claustrofobici, tossici, malsani e dalla dubbia sanità mentale (altro…)

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Treno per il camposanto

raymenThe Raymen – Death’s Black Train (Hound Gawd!, 2013)

[di Franco “Lys” Dimauro]

Il suono è criptico e bastardo, come sempre. Da trenta anni, una sicurezza. Una delle poche che ci sono rimaste.
Death’s Black Train anticipa di qualche mese quello che sarà il dodicesimo album della più crampsiana delle band berlinesi, presentandone due estratti e aggiungendo tre brani altrimenti inediti (altro…)

Gradisce una pioggia dorata?

golden showerGolden Shower – The Strange Case of Alaskan Dragon Breath (Area Pirata, 2013)

Terzo album per i toscanacci Golden Shower. E io confesso che è il primo per me, nel senso che non avevo mai avuto l’occasione di ascoltarli. Peccato davvero, perché se il livello era lo stesso di questo cd pubblicato da Area Pirata (a proposito: non credo di essere ancora riuscito a parlare male di una loro uscita in tanti anni… sì, mi fanno un bel bonifico semestrale, avete capito), mi son perso davvero qualcosa di notevole (altro…)

Attack of the killer 7″: Barsexuals, Pat.Pend. & Wasted Pido

barsexualsThe Barsexuals – s/t (autoprodotto, 2012)

Un trio maleducatissimo chitarra/voce/batteria; una registrazione che definire lo-fi è un complimento, visto che questa delizia di singoletto fa sembrare gente come Cramps, Morlock e Gravedigger V il corrispettivo garage/psychobilly/r’n’r dei Queen; copertina fotocopiata e centrini scritti a pennarello… avete capito che aria tira?
Esatto: aria di genio e demenza. Questa è roba che tanti schiferanno, ma che è la quintessenza del fare esattamente il cazzo che si vuole, alle proprie condizioni e senza guardare in faccia a nessuno (altro…)

Spaghetti (western) all you can eat

Drifting MinesDrifting Mines – s/t (autoprodotto, 2012)

Country, garage, rock’n’roll, rockabilly, punk: i signori sono serviti. E il menù è all you can eat, grazie ai romani Drifting Mines, che arrivano da una decina d’anni di oscurità più o meno totale, fatta di gavetta e demo, giungendo al traguardo del primo cd autoprodotto (ma distribuito da Area Pirata).

In questi 10 brani (compresa una cover di “Chicken Walk” di Hasil Adkins) le influenze sono palesi e cristalline, ma da leccarsi i baffi: Cramps, Johnny Cash, Knitters, X nei loro momenti più country punk, Gun Club, Blasters, Bo Diddley, Elvis (altro…)

Geese raped Bee Gees

Geese – s/t (Bubca, 2012)

La modernità ha travolto il quartier generale della Bubca, che ha ceduto alla seduzione e alle lusinghe del marketing concedendosi uno sgarro epocale alla propria regola: per la prima volta pubblica un cd con copertina cartonata!

Niente paura, però, perché il dischetto è un cd-r come quelli che solo loro sanno fare, tutto decorato a mano col pennarello… ma soprattutto contiene otto brani degli australiani Geese, una band della madonna – e ormai defunta, pare.

L’anima psichedelica dei Geese è sempre forte, ma in questo frangente toccano in più occasioni lidi quasi crampsiani, facendoci godere come milf alla loro prima esperienza in un club di scambisti… immaginate un misto letale tra la band di Lux Interior e Poison Ivy e roba tipo Jesus & Mary Chain oppure Spacemen 3: non avete già le antenne dritte? E fate bene.

Da avere. Subito.

Il vangelo secondo Tony La Muerte

Tony La Muerte One Man Band – DimonioColombo (autoprodotto, 2012)

Questo pazzoide con dobro, cassa (o comunque percussione a pedale) e ugola vociante è un mito a modo suo. Davvero… se penso alle one man band da sballo, penso a gente come lui: folli insensati che suonano un pastone fetido e indispensabile fatto di rockabilly, blues, rock’n’roll e punk; il tutto con piglio da zappatore a cottimo dopo il secondo bottiglione di rosso, la finezza di un mercenario serbo e il background di un reietto dell’Alabama.

Ovviamente il signor La Muerte non è nulla di tutto ciò – almeno che io sappia – ma risulta credibilissimo, coinvolgente e con vincente nella sua proposta. Niente di nuovo, sia chiaro, ma questa è una di quelle musiche che reiterando stilemi sempre identici è in grado di farti venire la pelle d’oca se fatta con trasporto, indipendentemente da quante centinaia di dischi simili tu abbia sentito.

Tony spacca, ha il blues e il punk. solo una cosa… il cantato in italiano non lo reggo. E’ ridicolo, quando sento dire “Diavolo” mi cadono i coglioni. Problema mio, come al solito – e ben noto. Però tu, Tony, facci un pensierino sull’inglese…

Sciogliete le trecce ai cavalli!

Rip Tapes – s/t (Billy’s Bones, 2012)

[di Manuel Graziani]

Di questa giovane band italiana nulla sapevo prima e praticamente nulla so ora, giacché nel booklet del cd d’esordio, alquanto spartano, sono riportati soltanto i titoli delle canzoni. Per vie traverse scopro che sono un trio composto da due chitarre, voce e batteria, e che arrivano dal Veneto, mi pare Vicenza.
Poi, appena parte il primo pezzo, si fa tutto chiaro (o almeno così penso). Per questi ragazzi provo istintiva simpatia perché, di primo acchito, mi sembra che abbiano “studiato” il blues in chiave garage sui vinili della Crypt e della Estrus.

Purtroppo, però, con lo scorrere dei pezzi la buona impressione iniziale scema pian piano. Temo, puttana la miseria, che i Rip Tapes abbiano preso ripetizioni dagli Hormonauts tanto che “Realize”, “Black Blues” e “No Effect” potrebbero essere tranquillamente outtake di Mini-Skirt. Che dire, ognuno tragga le conseguenze che crede.

Meno male che tra il roots-rockabilly da Festa dell’Unità sgomitano melodie dissonanti (“Maybe”), accelerazioni punk (“Right Now”), sapori Blues Explosion (“Nobody Knows How Much I Love You”) e garage’n’roll che esce le palle mantenendo un bel sorriso idiota stampato in faccia (“Feelin Blue”).
Capiamoci… la sufficienza ci sta tutta, diciamo pure un bel 6,5. La speranza è che i Rip Tapes in futuro sciolgano maggiormente le briglie e guardino più a Mick Collins che a Andy McFarlane.

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