Gesù bambino in trip al Partenone

acid-baby-jesusAcid Baby Jesus – Vegetable (Slovenly, 2014)

Grecia e rock’n’roll drogato: una strana coppia che mi mancava e a cui non avevo ancora pensato. Ma è un limite mio, perché si tratta di una realtà tangibile e – anzi – gli ateniesi Acid Baby Jesus hanno già un lustro di attività sul groppone, oltre che un album di esordio uscito tre anni fa, un ep e uno split con gli Hellshovel (tutti sempre su Slovenly) (altro…)

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Serendipity or what?

hakmeHakme – s/t promo (autoproduzione, 2014)

Gli Hakme sono un trio milanese nato nel 2011 e con questo cd-promo con cinque brani nel loro medagliere. Si definiscono “punk rock deviato che assorbe elementi di grunge, hard rock, rock classico”, nella bio: e in effetti a grandi linee questa è la sensazione, anche se il punk rock – almeno in questi cinque pezzi – è piuttosto velato come presenza, mentre la parte del leone la fanno il rock e un filo di attitudine “alt”, un po’ anni Novanta (altro…)

Bastardi di confine

BorderBastardBorder Bastard – XVII (Kornalcielo, 2014)

Sono triestini i Border Bastard e sono altri alfieri dello speedrock-turborock, quello che tanti anni fa chiamavamo metal-punk, definizione desueta e che mai ha attecchito troppo, ma che ha sempre il suo perché.
A parte questo, inizio a pensare che in nordest dello stivale, per qualche motivo particolare, sia terra fertile per questo tipo di band… (altro…)

Kaiser e pere

kaiser[kaiser(schnitt)amboss/laszlo] – [5(x)5th season] (kaiserkuss/poppyprod, 2013)

Conosco Cecilia – aka [kaiser(schnitt)amboss/laszlo] da non moltissimo (forse un annetto), ma mi è stato subito chiaro che il suo progetto e la musica, per lei, sono totalizzanti. E lo si capisce, oltre che dai suoi lavori (curati, cesellati, studiati e maniacali) anche dalla veemenza e dalla costante incazzatura che trasmette nei post su Facebook. Perché [kaiser(schnitt)amboss/laszlo] lotta perennemente contro i mulini a vento italioti per trovare spazi per suonare e fare le sue cose – peraltro senza nulla pretendere o esigere, anzi… è solo che con questa proposta musicale non siamo in territori hip: no garage revival da festa scopereccia, no hardcore revival da Milano bene, no sperimentazione da segaioli del DAMS. Quindi niente trippa per gatti. O forse bisognerebbe leccare qualche culo in più… ma siamo seri: non è proprio il caso, quando sei [kaiser(schnitt)amboss/laszlo]. Zero (altro…)

Il porco in cielo

pig-can-fly-frontTrio Banana – Pig Can Fly (Bubca, 2013)

Dopo la prova dello scorso aprile 2013, con il cd-r Arthur Dent ep, era chiaro che i neuroni del Trio Banana stavano attraversando un momento di mutazione importante. Troppi funghetti psichedelici nella pasta? Troppe birre del discount lasciate al sole per mesi prima di essere vendute? Probabilmente anche questo. Ma soprattutto una specie di maturazione – ok, Trio Banana e maturazione non stanno bene nella stessa recensione, me ne rendo conto – sonico/compositiva, che sta portando la band verso lidi ferocemente psichedelici, a livello di fritto misto di ghiandole pineali (altro…)

Harakiri Italian style

harakiriHarakiri Bomb – Live From The Garret (autoproduzione, 2013)

Due chitarre, voce e batteria. No basso… ok, chi tra voi mi conosce un pochino sa che ho un debole per questo tipo di formazione. Nulla contro il basso e i bassisti, ma la raucedine diarroica e strafottente che due chitarre sanno dare in assenza di basso è unica, alle mie orecchie.

Questo quartetto dell’area di Pordenone, Harakiri Bomb, è al secondo ep e sfodera un sound blues punk/lo-fi mica da poco… bello corposo come camembert dimenticato in uno zaino sotto al sole, ma con anima e una notevole padronanza tecnica, innegabile (altro…)

Veterani del Vietnam veneto

Anadarko – Vivivenetovietnam ep (Thingstoburn, 2012)

Gli Anadarko, veneti dal nome bizzarro e suggestivo, si presentano alla cassetta delle lettere di Black Milk con il loro secondo ep, Vivivenetovietnam (titolo eccezionale).

Suonano da cinque anni e si sente: compatti, convinti, se la comandano nei territori che hanno scelto di esplorare. Che rispondono alle coordinate geografiche del noise rock, free jazz deragliato, post rock, post punk… insomma, “robba strana” e non immediata.

Che dire? Di sicuro gli Anadarko non sono nelle mie personalissime corde e si cimentano in un genere che in media mi regala solo un po’ di fastidio e di noia, ma devo riconoscere che hanno i loro momenti di grande impatto, sfiorando l’ispirazione free degli Stooges di Fun House (quando i fiati esplodono nei loro solo lancinanti, allora sì: il fantasma di questo album si palesa); per il resto ciò che rimane è un buon disco di rock intellettuale e sperimentale, ma inadatto alla mia cafoneria (e a quella della gente come me).

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