Donald pumps again

Donald Thompson – II (Surfin’Ki/Kornalcielo/Mescaleros/Sonatine/Lapaguis/La Dèfense, 2012)

Seconda prova su 7″ per i Donald Thompson che – devo essere onesto – mi convincono molto di più in questa nuova fatica. Duri, punk, rockeggianti al punto giusto, con una punta di California primi anni Ottanta che mi fa godere e furiose sgroppate in Columbus-style anni Novanta (New Bomb Turks e Gaunt, per fare giusto un paio di nomi).

Rockarolla fatto di Red Bull del discount e cocaina dei tunisini da cinque euro a botta; roba esaltante e pericolosa, che dura lo spazio di un tentato embolo, di uno scampato infarto e di un ictus sfiorato. E se non vi divertite con queste cosette, che cazzo di punk sarete mai?

Un bel singolo senza menate e con tanto punkrocco. E c’è anche la sorpresa, perché dentro trovate un codicillo per scaricare gratis sia i brani del disco, sia un supplemento di altri sette pezzi bomba (tra cui, giusto per stuzzicarvi, segnalo una cover dei Kids).

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Pins bloody pins

Abbiamo qualche decina di spillette di Black Milk con grafica sopraffina by Tab_Ularasa (Bubca, Destroyo e mille altri progetti).

Non sono in vendita, tendenzialmente, per cui se vi interessano fatevi vivi, venite a bere un bicchiere o cinque con me e avrete la/le vostra/e.

Sono oggetti sopraffini con poteri sciamanici. Un tipo in un bar di cinesi, l’altro giorno, mi ha detto che dopo aver messo la spilla di Black Milk ha vinto 5 euro alle macchinette. Poi con quei 5 euro si è preso due Campari e gin ma la barista cinese si è sbagliata e gli ha dato 15 euro di resto credendo che i suoi  fossero un pezzo da 20.

La magia e il sovrannaturale esistono. Baby.

The Wild Brunch #26

26, sarà un numero magico? No è un numero del cazzo come gli altri. Per di più in un periodo del cazzo. E magari vi siete anche accorti che fa caldo, vero?

Come dovreste ormai sapere, questa è la rubrica in cui si parla cumulativamente del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale). Ovviamente il criterio è l’aderenza al taglio principale della webzine e la rilevanza dei dischi.
C’è un sistema di valutazione, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al lupo”).
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

In questo numero ci arrivano dritti sul muso Le Tazze (psichiatria deviata), un cd scentrato dei Thin Wire Unlaced e, per finire, la raffinatezza palladiana degli Una Fi*a Blu.

Le tazze – Dentro noi stessi (Destroyo, 2012)
Ancora Bubca/Destroyo, ma questa volta le infermiere hanno fatto gravemente casino col dosaggio dei farmaci, perché il buon tab_ularasa in preda agli impulsi più nascosti del suo io ha sfornato un nuovo progetto (con immediata pubblicazione di cd-r) che va a scavare nei meandri della protoelettronica sperimentale, il rumorismo autistico, la weirdness senza freni. Lo Gnomo Rosso e lo Gnomo Verde (giuro, sono i componenti della band) su un tappeto di rumorismo a base di random tone generator, theremin e cazzilli analogici stendono un layer di voci, parlati, cantilene e improvvisazioni per flauto. Il risultato è vagamente simile a quella che immagino una settimana in isolamento nella cella imbottita di un manicomio, con svariati milligrammi di sedativi in circolo. Metal Machine Music tribute made in Cottolengo. Decidete voi se è genio o se è il caso di chiamare il 118!
[Voto: free pcp – Consigliato a: dammi la droga e te lo dico]

Thin Wire UnlacedGet Out Of My Head (autoproduzione, 2012)
Alt metal, nu metal, generico come il gelato finto di Mc Donald’s. Per favore non metteteci mai più in difficoltà con questa roba. Black Milk si occupa di altro e non sa cosa dirne. E si scoccia anche un po’.
[Voto: astensionismo d’obbligo – Consigliato a: bella domanda… no grazie]

Una fi*a bluVinnie’s Hardware ep (autoproduzione, 2012)
Confesso che non ero in grado, con le mie limitate conoscenze, di riconoscere la citazione dei Marlene Kuntz che nasconde il nome della band (i bene informati scrivono che è tratta dal brano “Overflash” da Il vile). Detto questo per onestà intellettuale, l’ep è brevissimo ma godibile – forse anche proprio per la sua estrema concisione, che ti lascia lì a pensare “ma è già finito?”. La band propone un rock rumoroso anni Novanta con palesi inflessioni hardcore – azzarderei di scuola vagamente Ebullition, ma è mattina presto e potrei essere ancora un po’ confuso. Interessanti davvero, sanguigni e convincenti. Ascoltate su Soundcloud tutto l’ep
[Voto: 2 – Consigliato a: erotomani del palco, hardcorer con devianze noise]

Musica da pollaio?

Mfc Chicken – Music for Chicken (Dirty Water, 2012)

[di Franco “Lys” Dimauro]

I Sonics dentro un pollaio. E chi poteva immaginarlo? A scovarli ci ha pensato Paul Manchester e la sua Dirty Water Records e Dio gliene renda merito.

Succede che un giorno del 2009 Bret Bolton, incuriosito dal suono di sassofono che proviene dalla strada, proprio all’ ingresso della polleria sotto casa, si affaccia dal suo appartamento in Holloway Road e nota questo ragazzone canadese di nome Spencer Evoy che, per racimolare qualche spicciolo per comprare il suo mezzo pollo, ha tirato fuori il suo sax improvvisando qualche scala rock ‘n roll.
La scala seguente è quella che porta al pianerottolo di casa Bolton dove i due decidono di mettere su una band. Il nome? Quello della polleria sotto casa: MFC Chicken.
Un nomignolo ridicolo che renda appieno l’ idea che sta alla base della loro idea di musica: allegria, disimpegno, divertimento. Perché il rock ‘n roll nasce come musica da ballo.  E’ ritmo e voglia di scopare col mondo intero.  E’ Bo Diddley, è Chuck Berry, è Link Wray, è Ted Taylor, è Barrett Strong, sono i Kingsmen, sono i Ventures, sono i Sonics. E, oggi, sono gli MFC Chicken.

Il loro album di debutto ha dentro quattordici schizzi di quel seme. Quattordici brani per teppisti e cadillac ribaltabili. Quattordici pezzi per tirare su le gonne e tirar giù le cerniere.

Se avete voglia di muovere il culo e anche qualcos’altro, servitevi una dose del loro “Wine, Women and Rock ‘n Roll”.

Punk Britannia by BBC (puntata 3)

Terza parte del documentario che BBC sta trasmettendo; come ormai saprete è dedicato alla scena punk inglese. Guardatevelo comodamente su YouTube, ma è meglio se masticate un po’ di inglese.

Punk Britannia by BBC (puntata 2)

BBC sta trasmettendo un buon documentario in più parti sulla scena punk inglese. Ecco la seconda puntata (divisa in quattro frammenti) da vedere comodamente su YouTube. Ovviamente è meglio se masticate un po’ di inglese. Enjoy…




Sciogliete le trecce ai cavalli!

Rip Tapes – s/t (Billy’s Bones, 2012)

[di Manuel Graziani]

Di questa giovane band italiana nulla sapevo prima e praticamente nulla so ora, giacché nel booklet del cd d’esordio, alquanto spartano, sono riportati soltanto i titoli delle canzoni. Per vie traverse scopro che sono un trio composto da due chitarre, voce e batteria, e che arrivano dal Veneto, mi pare Vicenza.
Poi, appena parte il primo pezzo, si fa tutto chiaro (o almeno così penso). Per questi ragazzi provo istintiva simpatia perché, di primo acchito, mi sembra che abbiano “studiato” il blues in chiave garage sui vinili della Crypt e della Estrus.

Purtroppo, però, con lo scorrere dei pezzi la buona impressione iniziale scema pian piano. Temo, puttana la miseria, che i Rip Tapes abbiano preso ripetizioni dagli Hormonauts tanto che “Realize”, “Black Blues” e “No Effect” potrebbero essere tranquillamente outtake di Mini-Skirt. Che dire, ognuno tragga le conseguenze che crede.

Meno male che tra il roots-rockabilly da Festa dell’Unità sgomitano melodie dissonanti (“Maybe”), accelerazioni punk (“Right Now”), sapori Blues Explosion (“Nobody Knows How Much I Love You”) e garage’n’roll che esce le palle mantenendo un bel sorriso idiota stampato in faccia (“Feelin Blue”).
Capiamoci… la sufficienza ci sta tutta, diciamo pure un bel 6,5. La speranza è che i Rip Tapes in futuro sciolgano maggiormente le briglie e guardino più a Mick Collins che a Andy McFarlane.

Punk Britannia by BBC (puntata 1)

BBC sta trasmettendo un buon documentario in più parti sulla scena punk inglese. Eccovi la prima puntata (divisa in quattro frammenti) da vedere comodamente su YouTube. Ovviamente è meglio se masticate un po’ di inglese. Enjoy…

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