Karmacorna

karma-to-burn-arch-stantonKarma To Burn – Arch Stanton (Faba/Deepdricve, 2014)

Sesto album in studio per i Karma To Burn del West Virginia. E niente di nuovo sul fronte occidentale, come si suol dire… rock-stoner-sludge-doom-hard-psych rigorosamente strumentale (non sentirete neppure un respiro, in questo disco, emesso da una bocca umana). Qui a farla da padroni sono chitarrona, basso xxl e batteria schiacciasassi. E sono solo in due (con un bassista reclutato solo per i live, per la cronaca…) (altro…)

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Occhio al gremlin nero…

Black gremlinBlack Gremlin – Rock And Raw (Retro Vox, 2014)

Un’altra band italiana – dell’area di Parma per la precisione – con un piglio che recupera l’hard rock più viscerale, ruspante e tamarro delle origini, striandolo di stoner, punk hardcore, classic metal (in particolare certe parti di chitarra solista) e rock’n’roll. Insomma i Black Gremlin frullano ingredienti genuini e quel che ne esce è altrettanto genuino (altro…)

Alla corte di Ty

MCIIMikal Cronin – MCII (Merge Records, 2013)

[di Magda Cane]

Con il suo secondo full lenght, nonché album d’esordio su Merge, il compositore e polistrumentista Mikal Cronin, conosciuto anche per le sue collaborazioni con Ty Segall, preferisce prendere le distanze dal new garage e ci propone un disco rock-pop.

MCII contiene 10 canzoni ben arrangiate, dal suono solido e dalle vocalità pop ma accattivanti (altro…)

Rocking Trieste

kornalcieloPer un banale disguido (tipo: materiale spedito a un vecchio indirizzo di posta, una casa dove ormai non abito più) i due cd della Kornalcielo di questa recensione mi sono arrivati con un po’ di ritardo. Amen. L’importante è che ci siamo.

In mano, dunque, mi trovo un paio di dischi made in Trieste (King Bravado e Black Mamba Rockexplosion) – a testimonianza di una scena tutt’altro che dormiente. Anzi: il nord-est da un po’ si dimostra bello guizzante come non lo si ricordava da tempo (altro…)

Oro pesante

Ufomammut – Oro: Opus Alter (Neurot Recordings, 2012)

[di Denis Prinzio]

Tornano col secondo capitolo della saga Oro i piemontesi Ufomammut, a pochi mesi di distanza dal precedente Oro: Opus Primum. Due dischi pensati come una sola entità, prova tangibile ne è l’artwork; difficile distinguere le due copertine (altro…)

Weekend con il bigfoot

T.H.U.M.B. – Primordial Echoes For Modern Bigfoots (Go Down Records, 2012)

[di Denis Prinzio]

Credevamo di esserceli persi per strada i T.H.U.M.B., e invece eccoli di nuovo in sella al loro bigfoot, pronti a scaricarci addosso tonnellate e tonnellate di pesantissimi riff (altro…)

Doom doom boys

Ufomammut – Oro: Opus Primum (Neurot Recordings, 2012)

[di Denis Prinzio]

Doom, doom, doom. Un genere che mi affascina molto, ma che ascolto relativamente poco; sono sempre stato un grandissimo fan dei Black Sabbath periodo Ozzy, ma a parte quei 4-5 grandi nomi non è che mi ci sono mai messo molto. Ultimamente però ho scavato un pochino nell’underground italiano, con parecchie piacevoli sorprese (alcune recensite anche qui su Black Milk). Al solito, gli italiani se si mettono a fare le cose, daje e daje diventano bravini sul serio.

Ufommamut è da sempre considerata l’istituzione italiana in ambito heavy psych/stoner doom; giunti al sesto disco, questo è il loro esordio per la Neurot (per chi non lo sapesse, l’etichetta dei Neurosis) e la prima parte di un concept che si concluderà con l’edizione di un secondo album tra sei mesi circa.
Opera intrinsecamente ambiziosa che esprime l’intenzione di creare un unico movimento dove, al solito, la monoliticità dello space doom generato dal trio di Tortona implode nella reiterazione acida e psych dal retrogusto pinkfloydiano periodo Umma GummaOro: Opus Primum alterna fasi in cui le atmosfere oniriche creano un accumulo di tensione a momenti in cui essa esplode in riff pesanti e circolari che sono la sublimazione pura di un genere che altro non è se non psichedelia scura, pesante e negativissima.

Disco forse ancor più introspettivo – definizione questa, da prendere con le molle – del precedente Eve, e quindi di non facile assimilazione anche per gli estimatori del genere: atto coraggioso e profondamente artistico che non fa che confermare la serietà della band in questione.

Generatore di vuoto operativo

Void Generator – Phantom Hell And Soar Angelic (Phonosphera Records, 2010)

In space we trust. Fedeli dei viaggi intergalattici e delle suite psichedeliche infinite, questo è pane per i vostri denti: si tratta dell’ultima fatica dei romani Void Generator (uscita alla fine dello scorso anno), completamente rivoluzionati nella line-up dopo l’uscita del chitarrista Gabriele Fiori, andato a formare i Black Rainbows.

Il comando delle operazioni ora è sempre più saldamente nelle mani di Gianmarco Iantaffi, che in questo Phantom Hell And Soar Angelic modifica leggermente le coordinate stilistiche rispetto al precedente We Have Found The Space: se là venivano privilegiati attacchi all’arma bianca intrisi di fuzz, in quest’album si sviluppa maggiormente la parte più “progressiva” della band, con quattro lunghi brani che sono delle raffinate space jam inzuppate di acido.
Non pensate però al prog e a quel ciarpame lì, ché per “parte progressiva” qui si intende altro, ovvero un’attitudine a far crescere il suono attraverso stratificazioni costanti e inesorabili: prova ne è l’affascinante “The Morning”, sorta di ibrido tra i King Crimson di Red e i Motorpsycho periodo Trust Us, in cui una efficace linea di basso trasporta le pennellate frippiane di Lantaffi verso vertici stratosferici. È sicuramente questo il momento migliore di un album che comunque era già ben partito sorretto dal riff insistito – e molto kyussiano – di “Message From The Galactic Federation”.
Con “The Eternaut” si lambiscono anche territori jazz, prima di esplodere ancora in un riff dagli accenti fortemente desertici. Con la quarta traccia – senza titolo – si finisce in un delirio floydiano di prim’ordine, anche se forse è proprio il pezzo che convince di meno, con quell’assolo portato allo stremo che alla fine risulta stancante. Ma, come si diceva, il gusto per la jam strumentale e psichedelica è una delle prerogative di questo disco: se vi piace il genere, tuffatevi anche voi nel maelstrom.

PS: il cd si può acquistare qui: www.phonosphera.com

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