Amici cadavere a go-go

(AllMyFriendzAre)Dead – Black Blood Boom (Overdrive, 2012)

[di Franco “Lys” Dimauro]

Tutti gli amici dei Turbonegro sono morti. Quelli di Francesco Villari pure. Tranne quattro.
Tarantiniani quanto basta per non diventare una statua di sabbia di Tito & Tarantula e figli di puttana quanto serve per trasformare la loro terra nel Messico della Repubblica Italiana, gli (Allmyfriendzare)Dead ribadiscono le buone impressioni dello scorso Hellcome con un disco dove affiorano le loro principali fonti di ispirazioni. Che sono il rockabilly marcio dei Meteors (“Donnie B. Good”), le chitarre surf di Duane Eddy e Dick Dale (“Funeral Blowjob”), certo garage psicotico e doorsiano di marca Fuzztones/Misteriosos (“The Man In To The Cave”), il rock ‘n roll impomatato dei Blasters (“Goodbye Clever”) e quello lercio dei primi QOTSA (“Arramo Lincoln”).
Basso slappato, chitarre twang e, quando serve, una sborrata di Farfisa, una sbuffata di sax o una imprecazione in dialetto calabrese, come quelle urlate su “We Kill X”.
Perché dove non arriva la musica, arrivano le sberle.
Gli amici di Francesco Villari sono morti, tranne quattro. I miei pure. Tutti.

Bugiardi ma irresistibili

The Liars – The True Sound of the Liars – Anthology 1985/1990 (Area Pirata, 2012)

Una ristampa da teca nel British Museum, quella che area Pirata ha appena estratto dal marsupio di Doraemon. Questi, cari miei, sono i Liars, formazione dell’ondata garage revival, neo-Sixties e soprattutto neopsichedelica che scosse l’Italia negli anni Ottanta (quelli magistralmente raccontati da Roberto Calabrò in Eighties Colours)… gente che divideva palchi, ispirazione e aspirazioni con compari del calibro di Birdmen of Alkatraz e Steepeljack nella loro Toscana.

Ora, i dischi di tutte queste band non sono certo semplici da trovare, per quanto universalmente riconosciuti come seminali e fondamentali per la storia dell’italico underground… quindi un’operazione come questa è provvidenziale e andrebbe fatta anche per le altre band citate. In questo doppio cd antologico, infatti, c’è davvero tutto o quasi lo scibile sui mitici Liars (peraltro ancora in attività): il demo del 1986 86 Tears, il miniLp Optical del 1987, l’album Mindscrewer del 1988 (della mitica Tramite di Jean Luc Stote, un personaggio che meriterebbe un libro biografico!), il 7″ “Cold Girl” del 1989 e poi brani da tre compilation  e da un demo del 1989. C’è davvero da ubriacarsi e strafarsi (con gusto e piacere, peraltro) con questa vagonata di Liars anni Ottanta, nel loro periodo più psichedelico/garage rock, a cui seguì una virata lievemente più hard rock – ma questa è un’altra storia.

Ottimo lavoro: grazie Liars, grazie Area Pirata e grazie Calabrò (che ha curato le note del booklet, tra l’altro bello pieno di foto interessanti).

Uwaga fever

The Kaams – Uwaga! (Boss Hoss/Area Pirata, 2012)

I Kaams spaccano e lo sapevamo già. Ora dopo la solita trafila di demo-cd, split 7″ e singolo, arrivano al traguardo del debutto sulla lunga distanza, targato nientemeno che Boss Hoss e Area Pirata. I più scafati avranno già capito, insomma, dove si va a parare: questo è un bel cd di garage punk italiano, contemporaneo ma filologico e prodotto da leccarsi i baffi. Il tutto è registrato all’Outside Inside di Montebelluna (dove passa il top della scena garage, rock’n’roll, lo-fi etc etc nazionale) e masterizzato in quel di Chicago da Carl Saff, uno che un paio di cosette le sa fare in questo campo…

Undici brani originali più una cover di Rosco Gordon (proposta con gli stessi intenti di rilettura che ne diedero i Them), pieni di Sixties garage, garage revival, accenni blues, r’n’b, frat e stomp. Diciamolo ancora: i Kaams spaccano. Mi spiace solo che dentro ci suoi il batterista della mia band… perché con un gruppo come questo, è facile capire cosa sceglierà di fare, quando e se mai verrà il momento. E avrà anche ragionissima.

Reality check: done.

Get in the fottuto van

Sapete cos’è. Masticate un po’ di inglese. Godete… in questo periodo è salutare

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