Cervelli ammuffiti

muffeLe Muffe – Penna, tornio e salame (autoproduzione, 2014)

Beat garage fottuto, rabbioso, coi polmoni bucati e la bava alla bocca. Se Gli Avvoltoi o una simile band di neo-beat fosse stata morsa da uno zombie fatto di Cialis probabilmente suonerebbe così (altro…)

To Be(at) or not to Be(at)

Mitomani BeatI Mitomani Beat – Fuori dal tempo (Area Pirata/Green Cookie, 2014)

[di Manuel Graziani]

Non mi sono mai piaciute le uniformi. Preferisco il cut-up sottoculturale del primo, ingenuo punk. Sui suoni, poi, non ne parliamo. Sono nato con fIREHOSE, Dinosaur Jr e quella roba lì, che uno non sapeva bene che musica fosse perché trattavasi di mischione bastardo (ed estremamente originale) di più generi per così dire “afferenti al rock alternativo”, e pure guardandoli in foto non capivi un emerito cazzo. Ti spiazzavano su tutta la linea, insomma (altro…)

Arrivano i bìt

barbieri fenomeniI Barbieri / I Fenomeni – Battle Of The Bands split 7″ (Area Pirata, 2014)

Lo confesso: al primo ascolto, distratto, in un pomeriggio piovoso di una giornata fetente, questo split mi ha lasciato del tutto indifferente. Anche un po’ infastidito, al pensiero di “Che due coglioni, ancora ‘sta boiata degli anni Sessanta, coi pezzi fighi tradotti in italiano e riarrangiati per essere canzonette da Festivalbar”.

In realtà non è esattamente così (altro…)

Gradisce una pioggia dorata?

golden showerGolden Shower – The Strange Case of Alaskan Dragon Breath (Area Pirata, 2013)

Terzo album per i toscanacci Golden Shower. E io confesso che è il primo per me, nel senso che non avevo mai avuto l’occasione di ascoltarli. Peccato davvero, perché se il livello era lo stesso di questo cd pubblicato da Area Pirata (a proposito: non credo di essere ancora riuscito a parlare male di una loro uscita in tanti anni… sì, mi fanno un bel bonifico semestrale, avete capito), mi son perso davvero qualcosa di notevole (altro…)

Semplice, ingenuo beat

spietatiJohn Devil e gli Spietati – s/t (autoproduzione)

[di Franco “Lys” Dimauro]

Mentre la “vecchia” scena italiana sembra accartocciarsi su se stessa, avvolgendosi in un’autoreferenzialità sempre più becera e settoriale di cui la recente raccolta Welcome back to the Eighties Colours rappresenta in qualche modo l’ ultimo eccesso narcisista e cannibale e rischiando di passare alla storia più che per “la scena che celebrava i Sixties” per “la scena che celebrava sé stessa” (altro…)

Musicismo cronico

Lem Motlow – Musicismo (2011, autoprodotto)

Il Musicismo è una, non rara, forma di disturbo mentale che può colpire chi suona nei gruppi musicali. Spiegarlo a parole è molto difficile, dato che è una sindrome vile che richiede un certo occhio e una certa esperienza per scovarne i primi sintomi nei poveracci colpiti da questa piaga moderna. Diciamo che se bazzicate le fumose sale prove o gli improvvisati palchi di qualche concerto non proprio di cartello, ne avrete di sicuro colto qualche segnale nel sentire il chitarrista gridare al fonico (in gergo, quello che vi danneggerà la riuscita del concerto con la sua gestione dei volumi da incompetente) mi dai un po’ più di PRESENCE sulla spia. E’ importante, qui, sottolineare come non è solo importante la richiesta, ma anche la faccia con cui l’aspirante rockstar proferisce questa richiesta.

Altra forma di musicismo, molto comune durante i concerti di gente che ancora di deve fare (e non è detto che ciò accadrà mai), la richiesta allo sparuto pubblico presente di accompagnare il ritmo con le mani: confesso che mi sento molto a disagio quando mi capita di vedere questo fenomeno, soprattutto quando, e succede sempre, nessuno si caga questa richiesta a parte le fidanzate e le mamme dei musicisti sul palco e se poi prima di farlo dedicano proprio a loro questo pezzo, be’ allora chiamate pure la neuro che c’è pericolo anche per la vostra incolumità.

Il musicismo, in attesa di un suo inserimento tra le voci di Wikipedia (ma ne trovate una definizione più estesa proprio qui, è quindi tutto quello che non serve alla musica ma solo a nutrire l’ego smisurato di chi si trova a giocare in questo mondo divertente. Oltre a questo è anche, da pochissimo, il titolo del nuovo EP dei Lem Motlow, gruppo astigian-torinese, adepti del garage punk da una un bel po’ di annetti.

Musicismo esce dopo neanche troppo tempo dal loro primo EP – Potevamo farlo più veloce – e contiene quattro pezzi di varia impronta creativa, con un certo filo conduttore dettato dall’ironia e l’intelligenza dei testi (“che dire, Francis lascia la solita 50 Euro sul tavolo che ho sete…”) e dal richiamo tra beat, garage e roccheroll. Rispetto alla loro prima esperienza si avverte un netto miglioramento di tutto il pacchetto: i suoni sono meno compressi e più complessi, la capacità compositiva è cresciuta come dimostra un pezzo come “Abitudinario” dai richiami un po’ alla Kinks di “Sunny Afternoon” o la più recente “The Importance of Being Idle” degli Oasis o il pezzo “Recessione”, tra i brani dal carattere meno “allegro” e più punkeggiante del loro repertorio. A completare il tutto “Fer-Net”, un bel digestivo beat (chiedo scusa a tutti per questa battuta…) e il divertissement “Alle medie”, con il suo incedere da rock and roll da festa anni Sessanta e ballo del mattone.

A mio avviso pezzi come “Abitudinario” e “Recessione” portano su due percorsi evolutivi ben diversi, entrambi interessanti e validi, ma dire quale sia il migliore solo il futuro e il gruppo ce lo sveleranno. Comunque se volete davvero ascoltare i pezzi li trovate su Soundcloud.

I Lem Motlow suonano spesso a Torino, Asti e dintorni e stanno cercando un produttore per tentare di spiccare definitivamente il volo (verso quali lidi non si sa). Astenersi perditempo, citofonare Francis.

Attenzione: questi brani contengono musicismo, maneggiare con cura e in caso di contagio contattare un medico o un esorcista. AUT. MIN. RIC. DLG 29/1985.

Aspettando Primavera Beat 2012

Chi si interessa di Sixties ed è un pochino nel “giro”, facilmente ha partecipato a una o più edizioni di Primavera Beat, il festival (che a marzo 2012 giungerà al suo sesto appuntamento) che si svolge ad Alessandria ogni primavera – come il nome suggerisce.
Non ha – per semplici motivi anagrafici – ancora la tradizione del più consolidato Festival Beat di Salsomaggiore, ma catalizza l’attenzione di appassionati e fan, che non mancano di rispondere al richiamo del Sixties.
In vista della prossima edizione – i prossimi 16-17-18 marzo – abbiamo fatto quattro chiacchiere con il big boss di Primavera Beat, il mitico Salva. A lui la parola, dunque.

Racconta qualcosa di te ai lettori che non ti conoscono: come nasce il tuo coinvolgimento nella musica, quale è il tuo passato musicale e in cosa consiste il tuo presente…
Mi chiamo Salvatore Coluccio, sono nato ne 1966, vivo ad Alessandria da oltre 40 anni. Il mio coinvolgimento con la musica nasce negli anni Ottanta, frequentando il centro sociale Polvere di Alessandria, che raccoglieva in quel periodo giovani che volevano avere un approccio diverso con la musica,  organizzando concerti, producendo demo. Nella metà degli anni Ottanta Alessandria era protagonista nella neonata scena hardcore-punk italiana, mettendo sul piatto il centro sociale Polvere – poi diventato Subbuglio – e band locali capitanate dai Peggio Punx. Il mio passato musicale è soprattutto da ascoltatore di concerti e da organizzatore: ho iniziato al centro sociale Subbuglio, poi continuato al centro sociale Forte Guercio e al Circolo Culturale Palomar di Valenza. Oggi il mio lavoro è organizzare eventi in ambito commerciale (convegni, fiere, manifestazioni ) con lati anche musicali, come l’esempio di Primavera Beat.

Primavera Beat quando nasce e con che intenti? Spiegaci anche la radice del nome, che di primo acchito ricorda l’ingenuità degli anni Sessanta: è voluto?
Primavera Beat nasce nell’inverno del 2006, durante una chiacchierata con appassionati di rock”roll anni Sessanta; la prima edizione è stata organizzata nel marzo del 2007 al Teatro Macallè di Castelceriolo, alle porte di Alessandria. Gli intenti della manifestazione erano e sono quelli di creare un evento in Alessandria che riesca ad aggregare pubblico locale e dalle altre regioni confinanti, di valorizzare luoghi (come è stato con il Teatro Macallè), di coinvolgere la città e la provincia e – per quanto riguarda i protagonisti musicali – creare dei propri eventi nella manifestazione stessa. Il nome Primavera Beat è nato per lo svolgimento temporale del Festival ( la manifestazione si svolge a marzo) e richiamando lo spirito e l’ingenuità degli anni Sessanta.

In cosa si differenzia Primavera Beat – se differenze ci sono – da iniziative analoghe come il Bus One e il Festival Beat? Vi fate concorrenza o collaborate?
Primavera Beat, dal punto di vista organizzativo e di intenti, non credo abbia molte differenze con il Festival Beat. Queste manifestazioni vogliono promuovere lo spirito musicale e sociale degli anni Sessanta, riportandolo ai giorni nostri con aggiornamenti e spunti di attualità. Primavera Beat è nata sei anni fa e subito ha collaborato con le altre realtà di questo settore musicale: la collaborazione è importante per far crescere il festival stesso e il cosiddetto “movimento”.

Parlaci dell’edizione che ci sarà a marzo 2012: è già definitiva la scaletta delle band? Dove si svolgerà e chi suonerà?
Come dicevo in precedenza, Primavera Beat è nata per valorizzare luoghi e coinvolgere la città di Alessandria: con questi intenti il Festival nel 2012 si trasferisce nel centro della città, per coinvolgere ancora di più il territorio. Il festival si svolgerà il 16-17-18 marzo 2012 all’interno dell’Ex Caserma Valfrè, con importanti novità di crescita. Stiamo cercando di organizzare un festival che sia visibile in città e coinvolgere il tessuto proponendo eventi durante il giorno che siano da collante tra festival e Alessandria. Per quanto riguarda la scaletta delle band, stiamo completando il cartellone: dagli Stati Uniti arrivano The Woggles, band nata negli anni Novanta ad Atlanta che propone un raffinato garage-soul; saranno protagonisti anche i Rookies, formazione piacentina che renderà un omaggio agli olandesi Outsiders, con la presenza dello storico chitarrista della band Ronnie Splinter come ospite. E a proposito di anniversari, i milanesi Pretty Face ricorderanno il 50° anniversario dei Rolling Stones (1962-2012). Sarà sul palco anche la band dei Giuda, da Roma, tra le sorprese piu interessanti del panorama rock’n’roll italiano dell’ultimo periodo. A completare il cartellone dj nazionali e internazionali… e probabilmente ancora una band straniera da annunciare.

Che tipo di macchina organizzativa e sforzo comporta l’organizzazione di un evento simile? In breve: quanta gente ci lavora e come viene gestito il tutto? E soprattutto… chi ve lo fa fare? (Scherzo)
Primavera Beat ha una macchina organizzativa di quattro persone e molti volontari in fase di promozione e di realizzazione. Il tutto parte praticamente il giorno dopo di ogni edizione del Festival, creando e progettando l’evento dell’anno successivo, pensando alle band, alla location, alla promozione, agli sponsor… perchè lo facciamo? Per cercare di tenere vivo lo spirito musicale e sociale degli anni Sessanta e per tenere viva l’aggregazione con lo strumento del concerto ad Alessandria.

So che esiste un disco legato a Primavera Beat: di cosa si tratta e dove lo si può trovare?
Primavera Beat – il disco è stato presentato nell’edizione del 2011 e contiene le band che hanno partecipato alle prime quattro rassegne; è uscito in vinile, in 500 copie, e si puo richiedere all’organizzazione del Festival. Il disco è stato stampato per promuovere il festival e fra pochi giorni partirà una promozione sul web.

Collegandomi a quanto detto un po’ più sopra: vedo che è stata annunciata anche la partecipazione dei Giuda… ma i Giuda sono beat/garage? Io adoro i Giuda, però ti faccio questa domanda perché negli ultimi mesi ho visto più di una frecciata indirizzata ad alcuni festival sixties/beat/garage che venivano tacciati di chiamare band che con questi generi non hanno nulla a che vedere…
Primavera Beat vuole essere un festival che propone band che abbiano lo spirito rock’n’roll; naturalmente tutto quello che è fedele anni Sessanta è quello che ne deriva. I Giuda, in questo senso, rappresentano un esempio proponendo un rock’n’roll anni Settanta che è ancora in odore Sixties e un anticipo di quello che sarebbe accaduto negli anni successivi.

Alessandria nella prima metà degli anni Novanta è stata un centro pulsante per certa musica: al Subbuglio, al Guercio e al Palomar di Valenza sono passate band pazzesche, roba da infarto solo a ripensarci; mentre da qualche anno tutto è semplicemente morto, kaputt… l’esperimento di Primavera Beat come sta funzionando in un panorama che pare essersi disabituato a certa musica dal vivo?
Ad Alessandria c’è stato un decennio, che possiamo definire tra il 1985 e il 1995, molto importante per la città e per tutto il nord Italia. La città era molto attiva con almeno tre luoghi che proponevano concerti, band in attività ed altre forme di espressione artistica. Quel periodo per me è stato molto formativo e credo che per motivi storici sia irripetibile; Primavera Beat è figlia di quel momento, perchè l’esperienza maturata in quella decade è stata importantissima, e spero che la manifestazione possa in qualche modo riportare quel periodo collaborando con le realtà locali esistenti.

Come definiresti la scena sixties/garage/beat italiana in questo momento storico?
Preferirei non rispondere… non seguo più, sono rimasto agli anni Novanta.

Born in the cellar

Qualcuno dei fedelissimi ricorderà i Beatbreakers: il loro demo cd è stato recensito su Black Milk qualche tempo fa e nel frattempo ho avuto modo di vederli live, oltre che di conoscerli personalmente.
Da qui nasce l’idea di una chiacchierata esaustiva – si spera – per presentare meglio un gruppo che, anche se sotterraneo e loser per definizione, ha il suo bel perché e merita una chance di essere ascoltato.
A questa intervista, condotta via email, hanno partecipato in pratica tutti i membri della band. Sono giovani, entusiasti, a volte un po’ ingenui e soprattutto veraci come un 45 giri di garage texano tutto graffiato, pescato in una bancarella improbabile.
La parola ai Beatbreakers…

Raccontatemi un po’ la vostra storia: come è nata la band, quando e quali obiettivi – se ve ne siete posti – avete…
Ric: La band nasce dall’incontro tra i Matryoshka Kill Kill, un progetto di band mista alla Cramps, e Sebastian che ha sostituito la nostra prima cantante. Da allora del primo repertorio abbiamo tenuto solamente i pezzi più aggressivi, gli altri si addicevano di più a una voce femminile, e abbiamo continuato su questa falsa riga, a eccezione di un paio di pezzi surf strumentali che riproponiamo spesso nei nostri live. Il nostro obiettivo, in generale, è conoscere e farci conoscere… ma non a tutti i costi!

Vedendovi live ho notato che siete una formazione piuttosto eterogenea. Sul palco c’era una maglietta degli Alter Bridge, una degli Off, un cantante alla Leighton Koizumi… insomma, quale alchimia vi lega e quali sono i vostri numi ispiratori?
Ric: Devo premettere che dopo il nostro incontro con Seba il gruppo ha subito una variazione di formazione che di fatto ha posto fine all’idea iniziale di band mista, e infatti Giulia, la nostra bassista, dopo qualche live ha dovuto lasciare per motivi personali: una grossa perdita in assoluto e soprattutto per l’impatto che la band poteva destare dal vivo. D’altro canto siamo contenti del nuovo arrivato Ste Red Stripe che si è calato subito nel nostro spirito e ha già messo del suo in diverse canzoni. Il nostro batterista Davide si diverte sempre a provocarci con le sue t-shirt da concerto, pur provenendo da tutt’altro background fa piacere vederlo appassionarsi, e con risultati soddisfacenti, a suonare garage e degenerazioni varie. Seba è innegabile che abbia una certa somiglianza con Leighton Koizumi, ha quello che si dice il phisique du role, è un autentico animale da palcoscenico, ma ritengo che al tempo stesso abbia una timbrica del tutto personale, difficile da trovare in giro, e direi perfetta per fare garage!
Seba: Esagerato Ric… grazie! Beh, comunque  la passione che abbiamo per la musica sicuramente gioca un ruolo fondamentale nei nostri equilibri, ma anche la voglia di divertirci e spaccarvi i timpani! I nostri numi ispiratori? Uhm.. ce ne sono davvero tanti per ognuno di noi! Da Jim Morrison a Screamin’ Jay Hawkins, da Johnny Thunders a Gerry Mohr, da Jeffrey Lee Pierce a Keith Morris!  Insomma numi di diversi generi, ma  più che altro degli ispiratori ideali e non dal punto di vista strettamente musicale.

Domanda spietata: il garage (Sixties o revival che si voglia) ha ancora senso dopo tutti questi anni? Dopotutto sono passati decenni dal momento in cui questa musica è esplosa e ha dato tutto o quasi quello che poteva dare…
Ric: Sai, non facciamo molto caso a quelle che sono le mode del momento, il garage ha vissuto una prima ondata durante i Sixties e un revival negli Eighties davvero niente male, tuttavia, pur non essendoci una vera scena che si possa definire tale in Italia, il garage di fatto non è mai morto.
Seba: Assolutamente! Ѐ bello vedere band che ancora tramandano garage con voglia di stupire. Ti spiego perché: anche se forse non c’è più un vero e proprio movimento, qualcuno che tenta di salvarci le orecchie  dalla merda che sta uscendo da qualche anno a questa parte c’è sempre, per fortuna!
Ric: D’altra parte, come avrai avuto modo di sentire, non siamo dei puristi del genere, non abbiamo neanche l’organo.  La nostra novità, se così si può definire e ammesso che ci sia ancora qualcosa da inventare, è il tentativo di fondere insieme diverse componenti, qualcuno più esperto di me lo ha definito “rockabilly garagistico” (il buon Luca Frazzi – n.d.andrea], non dimenticando il nostro approccio punk che in alcuni pezzi si sente abbastanza chiaramente.

Elencatemi i cinque dischi fondamentali della vostra formazione personale – e perché…
Ric: Ti diremo quelli che più si adattano all’idea dei Beatbreakers e che comunque mi hanno segnato personalmente. In ordine sparso:
·    The Fuzztones: Lysergic Emanations, come fare a non metterlo?
·    The Cramps: Psychedelic Jungle, la sintesi di diversi elementi che adoriamo, selvaggio e accattivante
·    The Phantom Surfers: 18 Deadly Ones, mi piace il surf strumentale, specie se cupo e malinconico, quello per così dire “avvincente” mi annoia…
·    The Morlocks: Emerge, a proposito di Koizumi…
·    Various artists: Doo Wop  Halloween Is a Scream, pezzi oscuri e grotteschi recuperati dalla “peggiore” tradizione doo-wop, testi molto divertenti!
Seba: Da parte mia dico:
·    The Brood: In Spite Of It All, ascoltatelo e poi capirete perché…
·    Various artists: Kill By Death, compilation punk ma dai pezzi  marci e cagneschi insomma quel che piace a me!
·     Various artists: Monster Bop, la definirei una compilation rock’n’rolll di pezzi tirati fuori dall’aldilà
·     MC5: Kick Out The Jams, kick out the jams motherfuckers!!!
·    Jacobites: Robespierre’s Velvet Basement, qua cambiamo radicalmente genere, chitarre che piangono e voci malinconiche, un mix che nuoce alla propria solarità

Cosa pensate delle reunion di band vecchie o comunque morte da anni, che piovono insistentemente da qualche tempo?
Seba: Penso sia come qualcosa che vuoi riportare in vita nel tuo cervello e in un modo o nell’altro ce la fai, quando sei davanti a personaggi che han fatto la storia del genere. Ti vengono i brividi a pensare ai concerti, le persone che han conosciuto e specialmente il fatto che, qualche ora prima, ti stavi ascoltando un loro disco davanti una birretta e qualche ora dopo te li vedi di fronte! Non sono uno che si emoziona facilmente, ma a vedere veri e propri “stronzi” della musica mi si contrae il cervello.
Ste Red Stripe: Le reunion il più delle volte si rivelano come decisioni piuttosto azzardate, ma a volte delle piacevoli sorprese: basti pensare al panorama ’77 UK punk; band come Slaughter and the Dogs, Stiff little Fingers, Rezillos, Boys, Buzzcocks etc… non tradiscono mai dal vivo e sono sempre energici, garantendo uno spettacolo all’altezza della loro fama. Altre volte è solo puro interesse economico e non è difficile rendersene conto.

Trovate facilmente occasioni per suonare? Come definireste la situazione attuale del circuito live?
Ric: In Italia siamo messi abbastanza male, e in particolare a Milano, se non fosse stato negli ultimi anni per il Mi-decay, che ha avuto il merito di ravvivare la scena e stimolare anche altri ad organizzare eventi alternativi, sarebbe francamente deprimente.
Seba: D’altronde Milano è piena di fighetti…

Raccontateci il concerto più bizzarro o allucinante che vi è capitato di fare
Davide: Direi quello di spalla a Glenn Matlock, quando il nostro cantante era…come dire “un po’ su di giri” ed è stato allontanato dal locale mentre noi della band ancora stavamo suonando…
Seba: Eh sì… eravamo tutti un po’ nervosi e io ho cominciato a bere parecchio; a un certo punto il microfono ha avuto dei problemi, così l’ho lanciato dall’altra parte della sala, scatenando una furiosa reazione del buttafuori che mi ha sollevato di peso cercando di trascinarmi fuori dal locale. Non so come sono riuscito a tornare sul palco e finire il concerto.

Beatles o Stones? E perché?
Seba: Stones! in particolare i primi album con Brian Jones, il mio preferito è sicuramente  Their Satanic Majesties Request, i suoni tossici e imprevedibili mi tirano scemo!
Davide: Beatles per il semplice fatto che in casa mia, fin dall’infanzia, giravano solo i loro vinili.
Ric: Per il talento, voci e capacità compositiva sicuramente i Beatles, gli Stones dal canto loro avevano una maggiore carica sul palco, quindi Beatles da studio e Stones dal vivo!

Nuggets o Back From The Grave? E Perché?
Ric: Pur essendo un vero estimatore di Nuggets ti dico che preferisco Back From The Grave come concetto, c’è un vero lavoro di riesumazione dietro ai vari volumi di pezzi più o meno interessanti mai venuti alla luce prima. Menzionerei anche Pebbles, Desperate Rock’n’Roll, e Stompin’
Seba: Domanda difficile. Ma anche io dico Back From The Grave! Quelli erano tempi scuri e grezzi. Sembra la trama di un film ma è proprio cosi! Fuzz che ti scioglie il pensiero, voci da strizzata di palle… fantastico!”.

Qualcuno di voi colleziona dischi? E quale è il vostro rapporto con la musica: una passione, un passatempo, un divertimento, un’ossessione…?
Seba
: Si, io e Riccardo spesso e volentieri andiamo a cercare dischi interessanti da comprare. Il rapporto con la musica è un’ossessione pura. Sono sempre alla ricerca di band dimenticate nel tempo.

Chi volesse contattarvi e magari ordinare il vostro cd promo, come può fare?
Ric: Per ora non abbiamo mai fatto banchetti ai nostri concerti ma a ogni live chiunque ne avesse il desiderio può venircelo a chiedere personalmente, capita sempre di averne dietro una copia; oppure può contattarci sul nostro Facebook

http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327 Wednesday Night by The Beatbreakers.

http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579 Alien by The Beatbreakers.

http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781 Twelve o’ Five by The Beatbreakers.

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