Bocconcini di merda per buongustai

bos-frontBits Of Shit – Cut Sleeves (Casbah Records/Dangerhouse Skylab, 2013)

Australiani. E come biglietto da visita è già piuttosto interessante. Se poi aggiungiamo che hanno partecipato alla Gonerfest del 2012, le antenne iniziano a drizzarsi (e non solo quelle, incidentalmente).

E una volta drizzate restano ben alte, queste antenne. Il motivo è semplice: questa band è notevolissima, nel suo essere perdente, sotterranea e cafona. Immaginate una pub band di Melbourne che ha deciso – chissà quanto consciamente – di frullare alla cazzo di cane (cit. René Ferretti) e con violenza decerebrata la tradizione del punk e dell’hard australiano (dai Rose Tattoo agli X) con le sgroppate furiose dei primi Black Flag e compagnia californiana. E buttiamoci pure un po’ di Angry Samoans, toh (altro…)

The Wild Brunch #35

boschWild Brunch numero 35, già. Non c’è molto da dire. L’estate è andata, il resto arriva. E chissà. Qui siamo sempre in bilico tra vita, non vita e cazzi assassini. E voi? Idem, immagino.

Detto ciò, il consueto pateracchio: come dovreste ormai sapere, questa è la rubrica in cui si parla cumulativamente del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale). Il criterio è l’aderenza al taglio principale della webzine e la rilevanza dei dischi (altro…)

Geese raped Bee Gees

Geese – s/t (Bubca, 2012)

La modernità ha travolto il quartier generale della Bubca, che ha ceduto alla seduzione e alle lusinghe del marketing concedendosi uno sgarro epocale alla propria regola: per la prima volta pubblica un cd con copertina cartonata!

Niente paura, però, perché il dischetto è un cd-r come quelli che solo loro sanno fare, tutto decorato a mano col pennarello… ma soprattutto contiene otto brani degli australiani Geese, una band della madonna – e ormai defunta, pare.

L’anima psichedelica dei Geese è sempre forte, ma in questo frangente toccano in più occasioni lidi quasi crampsiani, facendoci godere come milf alla loro prima esperienza in un club di scambisti… immaginate un misto letale tra la band di Lux Interior e Poison Ivy e roba tipo Jesus & Mary Chain oppure Spacemen 3: non avete già le antenne dritte? E fate bene.

Da avere. Subito.

Dita, erezioni e cittadelle

Hard-Ons – Smell My Finger (Citadel, 2012)

[di Franco “Lys” Dimauro]

Doveva essere breve e fulminante come una barzelletta. Invece è finita per essere una storia di successo, condita da tour a fianco di celebrità come Henry Rollins, Red Hot Chili Peppers e Ramones, centinaia di migliaia di copie vendute e una galleria di 17 numeri uno in classifica da mostrare agli amici.  Ai nemici, proprio ad inizio carriera avevano invece mostrato il dito medio. E gli aveva portato bene.

Velocità, melodia, scazzo e risate. Tante risate. Perché quando hai quindici anni e suoni una fottuta miscela di Ramones, Motorhead, Beach Boys e Bay City Rollers cos’altro cazzo vuoi fare se non ridere al mondo mostrando il tuo dito medio? Quando sali sul palco mentre qualcuno annuncia a un pubblico di sedicenni in minigonna “ed ora, ragazze, ecco a voi Le Erezioni” e attacchi a suonare a velocità folle “I’ll come again” dei Legends, “It’ss cold outside” dei Choir, “By my side” degli Elois, “Rock‘n’roll all nite” dei Kiss o “Like no other man” dei Sonics, non ti senti di avere il mondo ai tuoi piedi, se non altrove?

La Citadel ristampa ora quel debutto degli Hard Ons, quelle otto canzoni, perdute dentro un totale di 60 (sessanta) tutte risalenti al periodo 1984/1987. Loro erano minorenni, io pure.
E voi, invece, riuscite ancora ad avere un’ erezione decente?

Australian beauty

The Victims – Sleeping Dogs Lie (1977 Records, 2012)

[di Franco “Lys” Dimauro]

Le memorie personali di Dave Faulkner impreziosiscono quello che si appresta a diventare il documento storico definitivo dei suoi Victims.
Perth. Anno di grazia 1977, proprio come l’etichetta giapponese che si è fatta carico di pubblicare Sleeping Dogs Lie. Esiliati dal mondo per motivi geografici e dai concittadini per questioni di “appartenenza”, i Victims si costruiscono un seguito di poche decine di cani sciolti folgorati come loro dall’ascolto del debutto dei Ramones e dai bollettini di guerra che arrivano dall’avamposto punk americano. Tirano su un repertorio in parte rubato a quello delle precedenti band di Dave e James Baker e si auto finanziano (usando il portafogli di Tony Watson, un loro fan benestante, NdLYS) uno dei dieci singoli fondamentali del punk tutto (“Television Addict”/”(I ‘m) flipped out over you”) e un ep a storia già conclusa. Ciò che era venuto prima, l’ immondizia da due accordi accatastata nella loro cantina di Perth da cui sarebbero nate le perle punk della loro breve carriera, erano invece rimaste inedite fino ad oggi. “Odiavamo quelle registrazioni allora e continuiamo ad odiarle oggi” ammette Faulkner. Io mi auguro che qualcuno di voi faccia lo stesso.

Attack of the killer Geese

Geese – s/t (Never Deaf, 2010)

Qualcuno ricorderà che ci si è occupati degli australiani Geese non molto tempo fa, in occasione di uno split tape su Bubca con i Petrified Woods (la recensione è qui). Ora – sempre grazie ai servigi dei Bubca-boys – è arrivato in “redazione” (hahahaha) un bel 7″ di questi ragazzi australiani.

Il gioco è sempre lo stesso e il gruppo conferma tutto il bene che già se ne pensava: garage rock psichedelico con striature dream pop, che a tratti s’incazza e grida trasformandosi in punk rock, per poi tornare in un pacioso stato di narcolessia oppiacea contagiosa.
I riff sono molto classici e standard, roba che tutti hanno suonato più volte in qualsiasi jam, ma ovviamente il punto è sempre quello: chissenestrafotte… il rock’n’roll vive di autocitazione e ripetizione. Il vero segreto è la personalità e l’attitudine di chi lo suona.

Ora scusate, ma stappo un paio di Ceres e mi piazzo davanti alla finestra chiusa, col condizionatore a palla, per brasarmi il cervello con il lato B del singolo in loop. Son cose importanti.

PS: edizionde limitata a 300 copie. Chiedete a Bubca se ve ne vende una… ma dovete meritarvela.

Fotti il marketing, questa è Bubcalandia

Geese/Petrified Woods – split (Bubca, 2011)

Io a quelli della Bubca farei un monumento, ma nel contempo li percuoterei con violenza insensata – battendo sulle loro zucche vuote con una mazza da baseball di quelle che vendono da Decathlon a 20 carte. E sapete perché? Ve lo dico subito… questa banda di down posseduti dal rock’n’roll, che sfornano dischi, cd e 7″ a ciclo continuo, hanno pubblicato questo split tape (un’altra cassetta, sì) che sul lato A ha una delle band più pazzesche e sconosciute che ho sentito negli ultimi tempi (gli australiani Geese, paladini di un rock/garage psichedelico da pelle d’oca)… ma hanno avuto l’idea GENIALE (geniale un cazzo, mortacci loro!!!) di farlo uscire in sole 15 copie. E su cassette riciclate di Speak Up (il mefitico rivistone per chi vuole imparare l’inglese in edicola).
Sul lato B uno dei milioni di gruppi satellite/progetti del Bubca Boyz, il defunto duo Petrified Woods che fa il suo porco lavoro con un blues/folk/roots acustico e melodico, a tratti spastico a tratti mistico-religioso (ma piagato da una registrazione un po’ troppo lo-fi, con saturazioni assassine che penalizzano una band altrimenti molto valida).
Ma, torno a ripetermi, la vera perla del nastro sono gli australiani, i Geese. Andate a sentirveli e comprate una delle 15 (…15, cazzo… siete dei testoni!) copie di questo nastro. E se vi risponderanno che la cassetta è terminata, facciamo una petizione perché ristampino il tutto su cd-r e non in limited edition psichiatrica. Io firmo. Per la madonna.

I crimini pop di Rowland

Rowland S. Howard – Pop Crimes (Liberation, 2009)

Laggiù in basso è sempre stato il luogo migliore.
Laggiù in basso non importa chi tu sia.
Laggiù in basso la Redenzione non ha senso.
E Rowland lo sa (altro…)

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