Merenda punk

Frutta fresca per verdure marce, by Paolo MerendaPaolo Merenda – Frutta fresca per verdure marce (Il Foglio, 137 pagine, 2014)

Paolo Merenda, alessandrino, ha nel suo carnet già diverse pubblicazioni indipendenti a livello letterario – per non parlare della musica. Questo libretto, che è una ristampa, inizia in modo intrigante, presentandoci in maniera molto fumettistica il protagonista: il commissario Masciopiscio, sbirro di provincia, metallaro, single, puzzone, eticamente reprensibilissimo e anche un po’ fetente. Lui lavora in una cittadina del cazzo (che occhio e croce direi che è la mia – e di Merenda – Alessandria) (altro…)

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Merda a go-go

merdacoverMerda ‘Zine n. 3 (18 pag. + cd-r)

Terzo numero per la fanzine più gettonata nelle latrine d’Italì, sempre assemblata in totale modalità forbici, colla e fotocopie. Opinioni trancianti e nette, fuoco ad altezza uomo, fandom feroce, pennarelli, scritte a mano… ci siamo capiti, no?
E poi non aspettatevi un editoriale o un’introduzione: Merda è proprio così, arriva dritta e spietata come un attacco di diarrea a 80 chilometri dall’autogrill più vicino, mentre viaggi in autostrada col traffico del rientro estivo (altro…)

Take no prisoners

nsNessuno Schema n.10 (202 pagine, 5 euro)

[di Brian Folagra]

Chi ha bazzicato il giro hardcore italiano e comprava le fanzine negli anni Novanta non può non avere mai sentito nominare (e possedere qualche numero, almeno) di Nessuno Schema, la fanzine che assemblavano Claudio Canclini e Marco Sandrini – coadiuvati da una squadra di collaboratori vari ed eventuali.

Dall’ultimo numero uscito sono passati anni e anni (eravamo a inizio anni Duemila se non erro, ma la mia memoria è bucatissima – ho controllato: si parla di 11 anni), ma Nessuno Schema non è mai ufficialmente stata chiusa e quindi rieccola con un numero 10 mastodontico – in pratica un libro (altro…)

CBGB & OMFUG a fumetti

cover libro CBGB OMFUGAutori Vari – CBGB – OMFUG (In Your Face Comix/Latitudine42, pp. 116, Euro 18,00)

[di Manuel Graziani]

È cosa buona e giusta che ciclicamente qualcuno renda omaggio al CBGB, la topaia merdosa del Lower East Side di Manhattan che, nelle intenzioni del suo fondatore Hilly Kristal, avrebbe dovuto ospitare Country Blue Grass e Blues (CBGB, appunto). Come sappiamo la faccenda andò diversamente, molto diversamente. In quelle quattro mura impregnate di sudore e piscio è stata scritta la storia del punk, e non solo sotto l’aspetto musicale (altro…)

FanPazuzuZine

pazuzuPazuzu (numero unico, fanzine + cd)

Pazuzu: Demone alato, temuto e venerato dal popolo dell’antica Mesopotamia, raffigurato con testa tozza e deforme, occhi sporgenti, quattro ali, il corpo al tempo stesso umano e rettiloide ricoperto di piume e di scaglie, artigli taglienti alle mani e ai piedi, coda di scorpione in grado d’inoculare il tifo e pene che sembra la testa di un serpente sovrastante testicoli decomposti. Esso personifica il vento di sudovest, porta la tempesta, la febbre, il freddo e le malattie [Charles Fossey, assiriologo] (altro…)

Get in the fottuto van

Sapete cos’è. Masticate un po’ di inglese. Godete… in questo periodo è salutare

Balordi con forbici e fotocopie

Mimetics & Abracadabra fanzine

[di Manuel Graziani]

Sfoglio il Devoto-Oli tutto rattoppato che sta sopra la scrivania e mi fermo alla voce “balordo”. Tra le varie definizioni mi colpiscono: “Che dà poco o nessuno affidamento, spec. sul piano morale” e ancora “Strampalato”, per finire in bellezza con “Malvivente, malavitoso”.

Perché questa premessa? Semplice. Tali definizioni vanno proprio a pennello alle due (irreali) realtà italiane di cui sto per cianciare. Per puro orgoglio campanilistico parto dalla congrega ribattezzatasi Wild Weekend Teramo che, oltre ad organizzare concerti bellissimi e, appunto, “balordi” (cito solo Demon’s Claws, The Feeling of Love, The Tunas, Shiva & The Dead Man, Plutonium Baby, Hell Shovell, Trio Banana) ha avuto la brillante idea di tirar fuori una fanzinetta di quelle di una volta. Ovvero 4 fogli A4 fotocopiati in b/n, stampati fronte/retro, ripiegati e pinzati al centro. La fanzine si chiama Mimetics, scritto con un pennarello mezzo finito, come sottotitolo riporta il bukowskiano “Musica delinquentistica per organi caldi”. Dietro non c’è gente di primissimo pelo, neanche di secondo per la verità. Antonio degli Zitoxil, Alessio dei Singing Dogs e della Primitive Records e Gabriele della Goodbye Boozy Records sono amici a cui voglio bene, ma pure se non fossero amici vorrei bene loro lo stesso per quello che fanno. La fanzine mi piace, e lo dico sinceramente, perché è bella grezza (dalla grafica ai contenuti passando, ça va sans dire, per la grammatica), fuori di testa e, soprattutto, perché non ha alcuna pretesa o strane puzze sotto il naso. Sul numero 3 si (s)parla di Dan Sartain, del detroitiano Timmy Vulgar (Clone Defect, Human Eye, Timmy’s Organism, ecc.), c’è un bel bezzo/racconto su J Mascis e una storia tra il demente e il demenziale sulla Bubca Records. Non ho idea di quanto costi e vi avviso subito che sul web non trovate un beneamato cazzo. Per saperne di più vi tocca scrivere a antoniomasci@live.it o a acdog@hotmail.it.

Dalla mente creativa, e alquanto deviata, di colui che sta dietro alla Bubca Records di cui sopra, è uscita un’altra bella fanzine cartacea chiamata Abracadabra. Anche in questo caso si tratta di quattro fogli A4 fotocopiati in b/n, stampati fronte/retro, ripiegati e pinzati al centro, ma il tema non è la musica bensì la fotografia. Quella fotografia dura che racconta la realtà senza filtri e bisogno di aggiungere inutili parole. Se non fossi allergico all’uso della parola “arte” (“prendi l’arte e mettila da parte”, sempre!) direi che proprio di questo si tratta. Arte nella sua accezione più pura, alta, etica, che non dà risposte ma stimola domande. Il resto ce lo dice tab_ularasa, al secolo Luca Tanzini: “Da quando mi sono trasferito a Roma mi è ritornata la voglia di fare foto che si era spenta negli anni. Ho deciso di fare questa fanzine che fotografava la vita pulsante di Roma, adesso una città cosmopolita a tutti gli effetti. Qui la vita la si tasta con mano, soprattutto se si vive al di fuori del centro verso le ex borgate che adesso sono città a tutti gli effetti. La vera Roma di ora sono gli extracomunitari, gli indiani, la gente dell’est, i cinesi, gli africani, ed io ho vissuto nei loro quartieri, ho frequentato i loro mercati e mi sono sentito parte integrante di questa Roma. Poi c’è una realtà sotterranea enorme di poveri e barboni con dignità assoluta che popola Roma, un’altra città nella città: le foto che ho fatto la ritraggono così com’è senza voler dare giudizi sulla povertà e sul loro malessere”.

In allegato al numero 3 di Abracadabra c’è un assurdo cd-r a nome RTG (qui si può scaricare un po’ di roba: e-x-p.it/rtg), che definirei “rumore esoterico urbano”, dietro cui si cela sempre il nostro Luca: “RTG è il mio progetto di sperimentazione di elettronica primitiva. Il cd risale al 2008, è stato registrato in una giornata usando un vecchio eco a nastro LEM (da qui il nome LEMBA) e facendo in seguito sovraincisioni di theremin, RTG, organo vecchio e moog. Io sono quasi fissato con la musica primitiva elettronica e sperimentale, partendo dagli anni ‘20 fino agli anni ’80. Tutta la musica elettronica dei pionieri per me è come il punk, come attitudine e sostanza. Diciamo che quello che facevo negli Ultra Twist e adesso nei Trans Upper Egypt viene da lì e dalle mie cose sperimentali di RTG. Anche per questo da poco ho deciso di mettere su destroYO Records, l’altra faccia sperimentale e più strana della Bubca Records. Per questa nuova etichetta usciranno fuori tutti i miei deliri e anche deliri altrui che mi piacciono ovviamente, ma non vanno presi sul serio e ascoltati come musica. Sono un po’ come le mie fotografie: fotografie sonore di giochi di scoperta con nuovi e vecchi strumenti verso la creazione di paesaggi sonori dove si sta bene o male“.

Figgiu du diau

Diego Curcio & Johnny Grieco – Figli del demonio (Libero di scrivere, 2012, 218 pag.)

Alla fine – con buona pace di corvacci, scettici professionisti, editori pavidi, cazzari assortiti e ignavi patentati – questo libro è uscito. Certo, per un editore piccolo (forse troppo per garantire la capacità di fuoco minima sindacale per promuovere un titolo del genere), ma almeno la missione è stata compiuta e la vicenda dei Dirty Actions di Genova è stata consegnata alla storia in modo indelebile.

In 218 pagine il giovane giornalista e punk rocker Diego Curcio, con la collaborazione del frontman della band Johnny Grieco (nonché disegnatore e agitatore culturale dell’Itaggglia degli ultimi 30 e passa anni), traccia una storia dettagliata senza ossessionare più del dovuto con date, dati e minuzie. Insomma questo è un libro che parla di vite pulsanti e non di particolarità dei vinili, di strumentazione e di numero di take per ogni brano in studio… ed è l’approccio più corretto, in omaggio alla punkitudine dei Dirty Actions, nonché al fatto che la loro storia è talmente poco nota che sarebbe stato un peccato soffocarla nelle spire della pignoleria.

Se siete di Genova o avete frequentato la città, vi perderete a fantasticare anche solo per i riferimenti a luoghi e posti di cui Figli del demonio è infarcito; e poi i personaggi, i locali, i nomi di band… è un’esperienza proustiana. Per tutti gli altri c’è un ottimo libro che racconta una scena punk piuttosto misconosciuta (per non dire negletta), che si è sviluppata secondo regole proprie… e soprattutto per ricordare che il punk rock italiano non è stato solo Great Complotto o scena milanese, ma c’erano altri che si muovevano in contesti meno visibili.

Una lettura veloce e a frammentazione come una granata, ricca di contributi di chi c’era e viveva la Genova dei Dirty Actions. Indispensabile per studiosi e amanti del punk rock italiano della prima ondata.

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