Sempre gli ultimi a sapere…

last to knows divideThe Last To Knows – Divide (Mind Pollution Records, 2013)

Sono una vecchia conoscenza i senesi Last To Knows. E non mancano mai di stupirmi ogni volta: il che non è decisamente una cosa comune. Con questo cd (full length, si diceva una volta per fare i fighi) esplorano sempre più a fondo la loro anima country/roots rock made in USA (altro…)

Ciao, Dementi…

dements drunkThee Dements – I’m Drunk (Bubca, 2013)

Questo cd-r limitato a 30 (TRENTA) copie è il capitolo finale dell’avventura Thee Dements. Che si congedano fedeli al proprio stile, con un set di sei brani registrati qualche tempo fa nella campagna senese (tra il 2010 e il 2011, dicono le note di copertina), all’insegna del lo-fi più ciucco e squinternato che ci sia. Un po’ come se i primi Replacements facessero cover degli Knitters scambiandosi gli strumenti e giocando a chi viene ricoverato per primo per coma etilico (altro…)

Spaghetti (western) all you can eat

Drifting MinesDrifting Mines – s/t (autoprodotto, 2012)

Country, garage, rock’n’roll, rockabilly, punk: i signori sono serviti. E il menù è all you can eat, grazie ai romani Drifting Mines, che arrivano da una decina d’anni di oscurità più o meno totale, fatta di gavetta e demo, giungendo al traguardo del primo cd autoprodotto (ma distribuito da Area Pirata).

In questi 10 brani (compresa una cover di “Chicken Walk” di Hasil Adkins) le influenze sono palesi e cristalline, ma da leccarsi i baffi: Cramps, Johnny Cash, Knitters, X nei loro momenti più country punk, Gun Club, Blasters, Bo Diddley, Elvis (altro…)

Rumori a luci rosse

The Red Light Rumors – All Rumors Are True!! (Fuck No! Records, 2012)

[di Denis Prinzio]

Finalmente posso dire che i social network servono a qualcosa: è proprio su uno di essi, infatti, che ho scovato questo gruppo belga che si muove nell’underground della scena garage locale.

Simpatici e disponibili i Red Light Rumors: dopo esserci scambiati qualche mail mi hanno inviato il loro materiale, che consta di due mini cd di 6 brani ciascuno. All Rumors Are True!! è il più recente, uscito quest’anno. La loro musica è un furioso party garage rock’n’roll caracollante e a rotta di collo, rigorosamente suonato sull’asse Cramps/Oblivians.
Psychobilly,  speed blues, rock’n’roll dei Fifties, country anfetaminico e pestone, tutto gettato nel calderone e risputato fuori con il preciso intento di far muovere più culi possibile.

I quattro terroristi dai nomi improbabili – Fuzzy Lee, Wez Sletzer, Brt Schfs, Kurre Veloce – sanno trattare in modo sapiente la materia, anche quando la ripresa del modello originale si fa quasi didascalica (come in “Ufo Beat”, dove par davvero di sentire i muggiti spastici del compianto Lux Interior). Comunque sia, i ritmi impressi dai nostri non accennano mai a diminuire, nemmeno quando, in “Remember Me”, sembrano quasi andare verso quel roots rock dal tocco raffinato caro al progetto post-Oblivian di Greg Cartwright, i Reigning Sound.

Musica retro, derivativa, che non inventa nulla: questi saranno i soliti commenti dei denigratori. Noi replichiamo che questa è roba vitale, che sprizza energia in quantità industriale, libera dal giro delle mode e delle tendenze e che sempre vivrà prospera. Amen e così sia.

PS: è notizia recente che i due loro mini cd (quello recensito qui sopra e il precedente Tonight I’m Going Wild) siano stati ristampati insieme in versione vinilica da 12” col titolo Rumors Are Wild.

Il fantasma di Jeffrey Lee Pierce tra Tenerife, Berlino e Parigi

Dallas Kincaid & Evilmrsod – Subterranean Power Strain (autoprodotto, 2011)

Non so come mi abbiano trovato, ma porca puttana la miseria, meno male che l’hanno fatto. Non mi farò altre domande, perché qui c’è davvero roba che scotta e ve ne devo parlare.

C’è questo Evilmrsod, che si chiama Pablo Rodríguez, è di Santa Cruz de Tenerife, ma ora vive a Berlino. Lui – dopo essere stato in una rock’n’roll band di Tenerife – si è dato al blues/folk/rock acustico con risultati apprezzabili e apprezzati. Un giorno Evilmrsod, su Internet, conosce il rocker francese Dallas Kincaid, influenzato da gente tipo Jon Spencer, Cramps, Dogs, Ramones, Stones, Nick Cave, Jeffrey Lee Pierce, Hank Williams the third, Johnny Cash e Iggy Pop. E da qui nasce una bizzarra collaborazione. Bizzarra sulla carta, perché il risultato – ossia questo Subterranean Power Strain – è una bomba. Da godere senza remissione.

Le influenze sono chiare e pescano nel calderone del rock’n’roll malato, del punk blueseggiante, del blues punkizzato, del rock gotico western, ma anche del folk rock più decadente e oscuro. Con qualche tocco più melodico a offrire brevi boccate d’ossigeno.
Gli addendi, come potete vedere e sentire, sono semplici e noti, ma il risultato è stupefacente: musica di quella che ti entra nelle ossa e ti fa ricordare, anche solo per qualche istante preziosissimo, cosa hai provato al primo ascolto dei Gun Club, tanto per dirne una. O dei Cramps.

Menzione speciale per la voce spettacolare, che in più di un momento evoca il fantasma di Jeffrey Lee Pierce, facendoci credere per qualche istante che sia ancora vivo e vegeto e stia incidendo ancora ottima musica.

Uno dei dischi dell’anno, per quanto mi concerne.

http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25211158 SheryLynn by evilmrsod

http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25201448 Pure by evilmrsod

C’est la vie, Sélavy

Vernon Sélavy – s/t 7” (Shit Music For Shit People, 2011)

La Shit Music For Shit People è indubbiamente una di quelle etichette che ci piacciono. Poche uscite mirate, studiate a dovere e curate nei minimi particolari: tutte cose riuscite ed interessanti, bocconcini prelibati per chi apprezza le sonorità garage-country-folk-r’n’r.

Non fa difetto il debutto del duo piemontese Vernon Sélavy, alias Vincenzo Marando dei Movie Star Junkies e Roberto Grosso Sategna (Ten Dogs).

Super-duo? Beh, qui l’esperienza c’è e si sente: il 7” raccoglie tre brani dall’atmosfera folk blues rugginosa e dall’andamento suadente, dove l’impronta melodica è sempre ben presente. I nostri fanno filotto pieno, a partire dagli umori desertici di “Apple Seeds”, dove sembra di sentire i concittadini Dead Cat In A Bag (e di conseguenza Tom Waits). Sa di blues elegiaco ed elegantemente scarno la successiva “The River Knows Me”, mentre la conclusione è affidata al soul ed alle note di organo della bella “The Way It Goes”. Non vi aspettate quindi il caos e l’elettricità del gruppo madre di Marando, qui si respira rilassatezza.

Era da parecchio tempo che dovevo ascoltare un 7″ così riuscito: il consiglio è di ascoltarlo sorseggiando una buona birra (o un buon Whiskey, fa lo stesso).

P.S. Plauso particolare alla bellissima copertina disegnata da Matteo dei Mojomatics.

La Muerte goes solo

Dome La Muerte – Poems For Renegades (Japanapart, 2011)

Chi, leggendo, ha già rispolverato immagini legate a “gruppetti” tipo CCM, Not Moving (e Diggers, più recenti), farebbe meglio a tirare immediatamente il freno a mano e a fare un bel respiro.
Già, perché questo debutto solista di Domenico Petrosino, alias Dome La Muerte, non ha nulla a che fare – a livello di sonorità – con quanto lui ha fatto nelle sue esperienze musicali più note (altro…)

Two Bit or not Two Bit

Two Bit Dezperados – s/t (Jeetkune, 2010)

E’ di qualche mese fa il secondo lavoro sulla lunga distanza di questi fenomenali Two Bit Dezperados, un quartetto che non ho ancora ben capito dove è di stanza (presumo in Italia), visto che tutti scrivono cose tipo “uniscono Sardegna, Brasile e Portogallo”, ma dove cazzo abitino ‘sti ragazzi non è dato saperlo.

Geografia a parte, questa band è da orgasmo psicosomatico se – come la natura esigerebbe – amate Sixties garage, blues, punk, folk, psichedelia e country, che vengono semplicemente mescolati assieme a colpi di cucchiaio, lasciando pezzettoni ben grossi e croccanti.

Praticamente lo scontato paragone coi Detroit Cobras è molto calzante, sia per il cocktail sonoro, sia per la presenza di una notevolissima voce femminile; ma le sfumature sono piuttosto differenti e hanno umori cangianti: più malinconici, molto roots/Americana, con piccoli tocchi di pop raffinato. Qui si muove il culo, si sbatte la testolina, ma ci si dondola anche con quella che potrebbe essere la colonna sonora di un documentario sui cowboy della Barbagia.

L’unica cosa che mi lascia perplesso è che molte altre recensioni che ho letto parlano di tropicalismo, Os Mutantes e influenze sudamericane. Come dire… io – a parte alcuni brani cantati in portoghese (ma solo cantati) – non è che abbia rilevato tutto questo tropicalismo. Anzi, c’è molto ottimo garage, ma da qui a mettere sul piatto il beat brasiliano mi pare corra una certa differenza. E, se posso permettermi un giudizio tagliente, è davvero meglio così, perché i Two Bit Dezperados vanno bene proprio così come sono.

Un altro bel colpetto per la Jeetkune. E per chi di voi sarà così furbo da investire pochi euro in questo cd.

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