Attack of the killer Geese

Geese – s/t (Never Deaf, 2010)

Qualcuno ricorderà che ci si è occupati degli australiani Geese non molto tempo fa, in occasione di uno split tape su Bubca con i Petrified Woods (la recensione è qui). Ora – sempre grazie ai servigi dei Bubca-boys – è arrivato in “redazione” (hahahaha) un bel 7″ di questi ragazzi australiani.

Il gioco è sempre lo stesso e il gruppo conferma tutto il bene che già se ne pensava: garage rock psichedelico con striature dream pop, che a tratti s’incazza e grida trasformandosi in punk rock, per poi tornare in un pacioso stato di narcolessia oppiacea contagiosa.
I riff sono molto classici e standard, roba che tutti hanno suonato più volte in qualsiasi jam, ma ovviamente il punto è sempre quello: chissenestrafotte… il rock’n’roll vive di autocitazione e ripetizione. Il vero segreto è la personalità e l’attitudine di chi lo suona.

Ora scusate, ma stappo un paio di Ceres e mi piazzo davanti alla finestra chiusa, col condizionatore a palla, per brasarmi il cervello con il lato B del singolo in loop. Son cose importanti.

PS: edizionde limitata a 300 copie. Chiedete a Bubca se ve ne vende una… ma dovete meritarvela.

Annunci

Born to be Duodenum

Duodenum – Brain Brain Brain (Bubca, 2011)

Attenzione, perché c’è il trucco. I malefici due Duodenum, infatti, hanno già fatto uscire un dischetto con questo medesimo titolo (altro…)

The Wild Brunch #11

L’estate: cosa cazzo è l’estate non credo di saperlo, né di volerlo sapere. Tanto più che ormai sta – godo un attimo – finendo. Già… eravamo a giugno e sembrava ancora primavera. E poi tra luglio e la prima metà d’agosto si consuma il fattaccio, così l’estate da canzonetta, da putrido Festivalbar anni Ottanta, se ne va riccamente a decomporsi sul fondo di un fosso.
Intanto l’importante è comprare sempre più dischi usati, salvarli dalle grinfie dell’ignoranza, dalle bancarelle e dai barabba. Per cui fotti l’ombrellone e rovinati di dischi.
Se non si era capito questo è l’undicesimo brunch selvaggio. Che è sempre la rubrica in cui si parla della maggior parte del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale). C’è un sistema di valutazione dei dischi, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al lupo”). E 1/2 è il mezzo punto, per chiarezza.
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.
Questa puntata ridotta, oltre a essere liofilizzata, è anche figlia della Prima Repubblica, del nepotismo, della P4 e di quel bell’uomo di Bisignani. Perché? Semplice… le due band di cui si parla sono gruppi di amici. Che si sappia. La cricca ci fa un baffo. Due.

The Doojimen – Tales From The Underground (autoprodotto, 2011)
Rambling Eric è un personaggio che chi ha bazzicato Roma a cavallo tra la fine degli anni Novanta e il 2005-2006 conoscerà bene. Agitatore semialcolista, adoratore ai limiti del cosplaying di personaggini  come Chris D. e Jeffrey Lee Pierce, spesso delirante in preda a visioni musical-psicotrope; ma anche frontman imbattibile (ricordiamo i Dead Cigarettes e i Viv Prince Experience, i due progetti principali in cui fu coinvolto all’epoca) e grande collezionista di musica. Ebbene Rambling Eric è tornato a essere Enrico ed è emigrato nelle terre d’Albione da qualche anno dove, oltre ad avere trovato una bella famiglia e un’invidiabile serenità, ha anche coltivato senza mai mollare i suoi sogni rock’n’roll; fino all’anno scorso militava in una band glam r’n’r, ma alla fine ha scelto di lasciarla per seguire il sentiero delle sue radici… ed ecco che nascono questi Doojimen, figli principalmente di Stooges e Iggy Pop, con un sound proto punk/garage rock che coniuga la ruvidezza compressa dei primi con alcune raffinatezze tipiche invece della produzione solista dell’Iguana nei momenti più ispirati. E ci piazzerei anche un tocco di Alice Cooper (epoca Love It To Death, soprattutto nella ballata stralunata “Punishment-Reward”). Nessuna invenzione, nessuna sperimentazione, nessuna velleità… se non continuare una tradizione che non può e non deve scemare. Questo è cazzutissimo rock/protopunk anni Settanta, scuro e ustionante, di quello che se non lo capisci è meglio se vai a recuperare i cd di Lady Gaga di tua nipote. O smetti di dire che ascolti punk. Il disco si può scaricare gratuitamente QUI.
[Voto: 3 – Consigliato a: orfanelli dei fratelli Asheton, chierichetti di Chris D, protopunkers senza macchina del tempo]

Sha-Rellies – promo (autoprodotto, 2011)
Nati come duo chitarra/voce + batteria (White Stripes e Intellectuals docent) dedito a pezzi concept che parlavano dei casi di Chi l’ha visto?, ora sono un trio e hanno da pochissimo inciso questo promo che non penso sia destinato a circolare se non nel fantomatico “giro” per ottenere contatti, date etc etc. Tre soli brani, ma lucidi, limpidi, solidi e concisi (colpo di genio: non si supera il minuto e 42” di lunghezza); c’è molto punk rock negli Sha-Rellies, con qualche sensibile inflessione punk’n’roll (Social Distortion e compagnia bella) e una pennellata di rockabilly deviato crampsiano (solamente in “Voodoo Girl”, il mio pezzo preferito, dedicato tra l’altro alla figlia scomparsa di Al Bano). Onestamente li preferisco di gran lunga in versione proto-Cramps, anche se il pezzo più punk’n’roll di tutti (il finale “Don’t gipsy With Me”) è senza dubbio il più roccioso e  ben costruito, indice di quella che potrebbe essere la direzione in cui la band si muoverà. Sono bravi, si sente e si percepisce fin dai primi secondi di ascolto… per cui contattateli e fateli suonare. Se poi amate il punk’n’roll italiano fatto a regola d’arte, non potrete che sposare la causa del culto di miss Sciarelli.
[Voto: 2+1/2 – Consigliato a: Drogati di Chi l’ha visto?, pronipoti di Mike Ness dall’animo gentile, punk’n’rollers da grande distribuzione]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: