Sul ponte sventola bandiera nera: intervista a Keith Morris

[di Angelo Mora]

Per Keith Morris il punk rock è il presente, prima ancora che il passato. Sarebbe facile vivere di rendita sulle gesta di Black Flag e Circle Jerks, ma il rastaman californiano ha preferito rimettersi in discussione con gli Off!: il risultato finale è semplicemente incendiario.

La paternità del punk rock viene attribuita a diversi genitori, da una parte e dall’altra dell’Oceano Atlantico: dai The Kingsmen ai The Who, dai The Kinks agli MC5, dai The Sonics agli Small Faces fino ad arrivare ai New York Dolls e ai Ramones. In Italia se la attribuisce da solo Enrico Ruggeri, bontà sua (altro…)

Black Lips: ci sono o ci fanno?

blacklips.jpgBlack Lips – Good Bad Not Evil (Vice Records, 2007)

Mi avvicino per la prima volta a questa controversa band, dopo averne sentito parlare benissimo e malissimo. Arrivo perciò “candido” all’ascolto di questo album, che consta di 13 tracce molto diverse tra loro.
L’aspetto più delinquenziale del combo americano sembra sopito – mi sarei aspettato un incedere più deragliante da una band capace di live set così oltraggiosi – ma, tutto sommato, questo mi dispone meglio all’ascolto, più aderente ai miei canoni.

L’opener “Lean” è uno sboccato garage R&B che ricade in pieno nello schema del genere; “Katrina” (a parte la banale molestia di intitolare così una canzone a una ragazza che viene da New Orleans) ha un piglio più punk e sicuramente sarà uno dei singalong più gettonati dal vivo. “Veni Vidi Vici”, al contrario, è una specie di spin-off di “Fool’s Gold” degli Stone Roses, e vede i Black Lips alle prese con una brillante song ritmica, decisamente poco classificabile.

E’ proprio quando i Lips si allontanano dai territori facili (le garage punk song ai duecento all’ora) che dimostrano di saper cucinare per bene i loro ingredienti, mantenendo la loro “punta piccante”: “Navajo” e “Lock And Key” giocano col country e col blues screziandoli di allucinogeni e alcol di basso costo, mentre “Bad Kids” è una ballad ubriaca che nasconde un arrangiamento prezioso.
“Good Bad Not Evil” mostra il suo lato più Sixties verso la fine, dove i fantasmi dei 13th Floor Elevators e degli Electric Prunes infestano i sonni dei nostri pazzi giovanotti, che, nella loro infinita furbizia (“Off The Block”) fanno proprie alcune astuzie nascoste nei vari cofanetti della serie Nuggets.

Se i Black Lips “ci siano” o “ci facciano” non lo capiremo mai, forse perché presto ci saremo dimenticati di loro. Per ora godiamoci un bel dischetto divertente, che è già abbastanza…

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