Un ascensore per gli anni Novanta

Love In Elevator – Il giorno dell’assenza (Epic&Fantasy Music/Go Down Records, 2010)

Figli della gioventù sonica di metà anni Novanta, unitevi e copulate. Possibilmente in ascensore, come suggeriscono da ragione sociale i Love In Elevator (altro…)

So Nineties, so Nineties

magecd.jpgMagentha Vol – Sub (autoprodotto, 2009)

Magentha Vol si presentano strabene con un cd digipack chiuso da laccetto in cuoio con clip, artwork curato e patinatissimo anche se non palesemente sputtanato – ci siamo capiti. Niente male davvero.

Poi metto su il cd. It sounds so Nineties, so fucking Nineties… già. Davvero ragazzi: non è un male, sia chiaro. Solo mi lascia perplesso il revival degli anni Novanta, che erano ieri o quasi (vabbè, sono ingiusto… magari i Magentha Vol non vogliono fare revival di un bel fico secco, però è innegabile che a questi ragazzi i Novanta non sono stati indifferenti a livello musicale).

Voce agnelliana al 90% e un impianto sonoro sostanzialmente duplice: da una parte i brani più duri, molto rock indie post grunge (e, ancora, molto Afterhours – quelli più ispirati per giunta… e buttali via!), dall’altra i pezzi più lenti, sognanti e stralunati. Che mi convincono meno… non a caso la quarta traccia (“Ostetrica”) mi ha fatto venire la pelle d’oca (dopo il trittico d’apertura che invece promette benissimo) con certe atmosfere alla Tiromancino sotto valium e al sesto spritz bello carico.
Peccato che il disco su 10 tracce ne presenti sei del secondo tipo, meno tirate e più – posso dirlo? – pretenziose.
Non in senso cattivo, per carità; ma nel senso che c’è questo anelare alla non banalità e alla ricercatezza che, francamente, ammoscia un po’ l’entusiasmo e veste il tutto di un’aura troppo cerebrale. E dire che loro stessi nel Myspace della band scrivono: “Il pubblico si sveglia quando fiuta l’odore del sangue”… ma quest’odore lo si sente solo in pochi pezzi. Poi il sangue cede il passo ai pensieri, alle circonvoluzioni e alle atmosfere.
Niente di grave. Ma è un’altra roba.

Un buon prodotto di rock italiano underground-protomainstream (perdonate l’ossimoro), ma a me la scossa non l’ha data.

L’eterna rabbia di Canali

giorgiocanali09.jpgGiorgio Canali  – Nostra Signora della Dinamite (La Tempesta, 2009)

Da più di 20 anni Giorgio Canali, come uno spettro, si aggira per la musica italiana. Dai Politrio, che nel 1986 proponevano un incrocio tra goth e wave, passando per gli ultimi CCCP , i C.S.I. e decine di collaborazioni – tra cui le produzioni di quelli che probabilmente sono i migliori debutti degli ultimi 10 anni in Italia, cioè Verdena e Le Luci Della Centrale Elettrica – fino al 2009. Tutto restando sempre in penombra.

Cos’avrà Canali da dire dopo tutto questo tempo?
Per fortuna ancora tanto, specialmente tanta sana incazzatura, verso praticamente tutto e tutti. Quintali di rabbia che emergono in maniera forse meno diretta rispetto ai suoi dischi precedenti, ma che rimangono sempre lì pronti a saltare fuori, nascosti dietro fraseggi di chitarra meno cattivi e abrasivi, che sembrano creare lande desolate.

Testi orientati all’introspezione, quindi, mantenendo però un occhio vigile sul mondo esterno e sulla società italica, già colpita con forza in “Tutti contro tutti”; ballate rock con qualche accelerazione di tanto in tanto, per far capire che l’animo elettrico di Giorgio e della sua band, i Rossofuoco, non è sopito (vederli live per credere).

Per dirla tutta, grandissime ballate rock, capaci di reclamare totalmente l’attenzione dell’ascoltatore e di farlo pensare – cosa sempre più rara oggi. Gli esempi più fulgidi sono “Lezioni di poesia”, che parla d’amore buttandoci dentro un paio di vaffanculo che sanno di pura verità; “Nuvole senza Messico”, anche questa sospesa tra sentimento e rassegnazione; e la title-track, tra schifo per il mondo, per sé stessi, suoni lividi e cuori che si fermano e ripartono.
Anche gli altri brani restano sempre su livelli davvero altissimi, riuscendo a mantenere a distanza sia la noia sia la retorica, che in mezzo a tanta rabbia potrebbe fare la sua comparsa.

Quindi un grande ritorno per Canali, ancora al suo posto dopo tutti questi anni, in prima fila e a testa alta contro le mode e gli stereotipi. Che Nostra Signora Della Dinamite lo preservi così.

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