Specchio delle mie brame

mirrorismMirrorism – “Night Flight/Exit The Loop” (Trouble In Mind, 2013)

Due pezzi, due. Concisi, urgenti, difficilmente classificabili, ma soprattutto pieni di attitudine e personalità.
Singoletti del genere sono puro materiale da storia dei meravigliosi perdenti del punk, roba di cui – in un ipotetico 2040 – si parlerà su Ugly Things o qualsiasi altro magazine per retronauti catafratti che ne raccolga l’eredità (altro…)

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Dentro lo psych-garage texano dei ’60

Night Beats – s/t (Trouble in Mind, 2011)

I Night Beats battono la strada notturna e allucinogena dello psych-garage texano dei ‘60. E questo è il primo fatto. Il secondo fatto è che l’etichetta – l’ottima Trouble in Mind – si precipita a specificare che ci sono troppe band che si riempiono la bocca di psichedelia garagiosa texana dei Sixties senza entrarci un emerito cazzo, mentre i Night Beats ci stanno davvero dentro ‘sta faccenda, che insomma i loro protetti non devono essere inseriti nella folta schiera di cazzari e usurpatori sparsi per il microcosmo rock’n’roll.

Questo distinguo non mi dispone benissimo all’ascolto, sono sincero. Mi sembra un inutile mettere le mani avanti. Ci sento puzza di snobismo che non mi va proprio di sentire nel r’’n’r da cantina quale è quello prodotto dall’etichetta di Chicago.

Così parto un po’ prevenuto, ma mi tocca fare spallucce e ricredermi appena sento le prime pennate di chitarra di “Puppet On A String”. Non è solo la sei corde a essere dopata, ma anche la voce e, soprattutto, la sezione ritmica che “segue” un beat ripetitivo assolutamente funzionale all’atmosfera narcotica del pezzo. Chitarra e voce non cambiano granché nella successiva “Ain’t Dumbo” però la sezione ritmica si risveglia improvvisamente: basso e batteria pestano come i landsdaliani Hap e Leonard nel bel mezzo di una rissa da cui non vedono via d’uscita. Si blueseggia alla grande in “Dial 666” ma non c’è tempo di prenderci gusto ché a 1:45 finisce la festa. Di contro “The Other Side” viaggia per oltre sette minuti a suon di scatti, accelerazioni e ricadute a piombo nel grigio drogato.

Gli altri otto pezzi scopriteli da soli. Io mi fermo qui sennò vi rovino la sorpresa. Aggiungo soltanto che il trio di stanza a Seattle (due comunque sono originari di Dallas-Austin) ha messo su un gran bel baccanale di psichedelia oscura e tossica. Folk-blues acido come ricotta lasciata al sole il giorno di ferragosto, soul r&b che puzza di copertoni bruciati, muscolare garage-rock privo di sorrisi di circostanza.
Non fatevi ingannare dall’immagine di copertina retrò perché i Night Beats non sono un gruppo calligrafico che guarda solo al garage psichedelico texano di 13th Floor Elevators e Red Crayola o a Chocolate Watchband ed Electric Prunes. Questi stanno dentro anche all’attuale weird garage di Oh Sees e compagni che è una bellezza.
Un disco per vecchi freak stonati e vecchi punk arrabbiati: comunque per “vecchi”. Ma il rock è un Paese per vecchi, no?

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