Enciclopedismo senza limitismo

Distanti – Enciclopedia popolare della vita quotidiana (Triste, 2010)

Ultimamente la scena emo-core nazionale (con le sue varie propaggini) è in uno stato di buona salute: tra i migliori dischi usciti negli ultimi anni in Italia, per chi scrive, ci sono quelli dei Dummo, degli Altro e dei Fine Before You Came.

Ora da Forlì arrivano i Distanti, con il loro esordio Enciclopedia popolare della vita quotidiana in uscita per la Triste, che già si era occupata dell’edizione in vinile di Sfortuna dei FBYC. Poco più di venti minuti, 10 pezzi che ci riportano al suono dei Rites Of Spring e soprattutto al biennio 1997-1998, più o meno ciò che stanno facendo anche i Verme in questi mesi. I forlivesi forse ci riescono un po’ meno bene, anche perché giovanissimi: hanno infatti qualche passaggio a vuoto quando si allontanano dalla formula elettrica e veloce che caratterizza la maggior parte dei brani. Ci sono un paio di frazioni semi-acustiche che fanno tanto demo e di cui non si capisce del tutto la presenza, seppur con testi interessanti (“Appunti per una stagione virtuosa” e “Appunti per un’amica”), oltre a un inserto abbastanza incomprensibile in cui una mamma descrive il pranzo pasquale al figlio lontano (“Geloso”).

Il resto però, quando si viaggia sui binari anni Novanta (con pure qualche scatto screamo dalle parti dei concittadini La Quiete), funziona assai bene, con la giusta esposizione di emo-zioni più o meno adolescenziali su suoni tirati e abbastanza grezzi. In particolare va segnalata “Limonare Duro”, che si fa ricordare non solo per il titolo molto esplicativo, ma per la riuscita complessiva del pezzo, tra amore, lacrime e un bel compromesso tra ritmo e melodia. Che è la strada da seguire.

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Maledetta sfortuna

pib016.jpgFine Before You Came – Sfortuna (2009, Triste – LP, La Tempesta – CD, Ammagar – MC)

I Fine Before You Came suonano emo-core. Attenzione però: nel 2009 la propaganda della nuova MTV generation di 15enni ha praticamente distrutto il senso del prefisso “emo”, rendendolo una specie di bestemmia, utile a identificare l’ultima moda passeggera. I cinque milanesi hanno invece alle spalle una decina d’anni di carriera, suonando in giro per l’Europa e producendo, in piena etica DIY e anti-copyright, tre dischi, oltre a 7″ e split vari.

Anche questo nuovo Sfortuna, il quarto della serie, si trova in free download sul loro sito prima dell’uscita in formato CD, LP e anche cassetta (a quanto pare i nastri non sono ancora scomparsi).

Com’è Sfortuna? Un ottimo disco: una botta emotiva fortissima aiutata dai testi, per la prima volta in italiano. Poco più di mezz’ora in cui la formula sonora del quintetto assume forme e mostra influenze varie, con serrate ritmiche new wave, momenti post-hardcore alla Slint o alla Flipper o accelerazioni a sostenere il cantato, che va verso lo screamo senza mai arrivarci pienamente.
In pratica una breve via crucis per cuori spezzati, scritta e suonata con assoluta sincerità e capacità di scavare nell’anima, senza paura di mettersi a nudo davanti a chi ascolta. Adolescenziale quanto volete, ma vera e viva.

Il climax si raggiunge con la terza traccia, “Fede”, una claustrofobica discesa nella solitudine che si spegne lentamente lasciando senza speranza; con “O è un cerchio che si chiude”, che ci accompagna marziale nella disperazione; e con il finale affidato a “VIXI”, che parte incazzata e tirata, per poi contorcersi in epilettiche maledizioni verso la sfortuna.
Forse non è il modo giusto per combatterla, ma qualche minuto liberatorio, se non altro, ce lo regala.

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