Too much pop punk spoiled the soup

Trigger Boys – Destination Nowhere (autoprodotto, 2011)

Onestamente ero quasi tentato di piazzare questa recensione in uno dei Wild Brunch prossimi venturi; ma poi dopo un secondo ascolto è scattata dell’empatia per questi giovani di Sulmona, ossia i Trigger Boys. Per carità, questo è un ep carino – l’aggettivo del demonio, sì… l’ho usato – di punk rock/pop punk ben fatto, nulla per cui strapparsi i capelli e decisamente derivativo. Però si fa apprezzare per la concisione… quattro brani solamente fanno in tempo a farti muovere un po’ la testa, ma senza provocare la solita sensazione di “che due palle ‘sta roba la fanno in millemila gruppi dal 1991”.

Ci sono forti echi di Rancid – e, per traslato, di Clash – così come di Ramones, Screeching Weasel, ma anche Operation Ivy e di Mr T Experience… ma i nomi citabili sono moltissimi, visto lo storico (e il volume di dischi usciti) che il genere in sé ha accumulato.
Insomma, meritano di sicuro un incoraggiamento, nella speranza di una maturazione rapida e mirata, magari verso territori meno pop punk e più punk rock/combat rock, pompando maggiormente sul lato Rancid-o e Clash-iano… dato che, diciamocelo senza pudore, il pop punk anni Novanta non ha più ragione d’esistere e suona più muffoso e stantio di un greatest hits di Michael Bolton comprato all’autogrill.

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