Cogs(e) dell’altro mondo

cogsThe Cogs – “Don’t Kiss Me Now”/”Hey Honey”  7″ (Spectre, 2013)

Continua la tradizione delle grandi garage band dell’area del Valdarno. Sarà qualcosa nell’acqua o magari nel vino. Chi lo sa. Ad ogni modo i The Cogs esistono da sei anni e sono arrivati alcuni mesi fa alla pubblicazione di questo 7″ con due soli brani, come usava 40 anni e passa fa.

Da loro potete aspettarvi una sola cosa, e vi garantisco che la fanno bene: garage punk – o punk garage, forse, a essere pignoli (altro…)

Stella Maris, pensione completa

stella marisStella Maris Music Conspiracy – Operation Mindfuck! (autoproduzione – distr. Area Pirata, 2013)

Lo so, sono un deficiente, ma per quanto il nome di questa band (peraltro – lo dico subito – notevolissima) sia tratto da una trilogia libresca cult anni Settanta, a me Stella Maris fa venire in mente i nomi delle pensioncine sfigate delle località liguri (peraltro se non ricordo male, proprio in uno Stella Maris nacquero più o meno ufficialmente le Brigate Rosse nella notte dei tempi).
Detto ciò, giusto per rendermi subito ridicolo, il cd in questione è una bombetta deflagrante davvero speciale (altro…)

Bugiardi ma irresistibili

The Liars – The True Sound of the Liars – Anthology 1985/1990 (Area Pirata, 2012)

Una ristampa da teca nel British Museum, quella che area Pirata ha appena estratto dal marsupio di Doraemon. Questi, cari miei, sono i Liars, formazione dell’ondata garage revival, neo-Sixties e soprattutto neopsichedelica che scosse l’Italia negli anni Ottanta (quelli magistralmente raccontati da Roberto Calabrò in Eighties Colours)… gente che divideva palchi, ispirazione e aspirazioni con compari del calibro di Birdmen of Alkatraz e Steepeljack nella loro Toscana.

Ora, i dischi di tutte queste band non sono certo semplici da trovare, per quanto universalmente riconosciuti come seminali e fondamentali per la storia dell’italico underground… quindi un’operazione come questa è provvidenziale e andrebbe fatta anche per le altre band citate. In questo doppio cd antologico, infatti, c’è davvero tutto o quasi lo scibile sui mitici Liars (peraltro ancora in attività): il demo del 1986 86 Tears, il miniLp Optical del 1987, l’album Mindscrewer del 1988 (della mitica Tramite di Jean Luc Stote, un personaggio che meriterebbe un libro biografico!), il 7″ “Cold Girl” del 1989 e poi brani da tre compilation  e da un demo del 1989. C’è davvero da ubriacarsi e strafarsi (con gusto e piacere, peraltro) con questa vagonata di Liars anni Ottanta, nel loro periodo più psichedelico/garage rock, a cui seguì una virata lievemente più hard rock – ma questa è un’altra storia.

Ottimo lavoro: grazie Liars, grazie Area Pirata e grazie Calabrò (che ha curato le note del booklet, tra l’altro bello pieno di foto interessanti).

B-Back: ancora centro!

folder.jpgB-Back – Experiment in Colour (Area Pirata, 2009)

Li conoscevamo già per uno split 7″ coi romani – e purtroppo durati davvero lo spazio di un sospiro – Viv Prince Experience e per un cd del 2004. Giungono ora alla seconda prova sulla lunga distanza (sempre su Area Pirata) che mostra una band coi controcogli**i – scusate il tecnicismo.

Il teritorio dei B-Back è sempre quello garage, come la tradizione toscana impone (e che tradizione!), quindi gli affamati di innovazione e sonorità a tutti i costi spermentali possono astenersi a priori. E ciò è un gran bene, per il sottoscritto, perché il garage – per Allah! – ha dei paletti piuttosto precisi e travalicarli lo snatura. Punto.

12 brani (di cui una cover dei Banshees) di garage sanguigno, melodico e rifinito, ma notevolmente ruvido (con tocchi ombrosi un po’ alla Music Machine, sparsi qua e là, e aperture pop Sixties alla Kinks). Una produzione decisamente da band estera, che conferma che ormai siamo quasi usciti dai tempi bui in cui un lavoro italiano lo si riconosceva dalle prime quattro note, per i suoni insensati.

Come al solito molti riff portano alla mente classici – minori o meno – del genere, ma sappiamo tutti benissimo che, in un  certo senso, è il bello di questo tipo di “gioco”. Che poi gioco non è, ma è proprio una roba seria se la vivi con animo, budella e strumenti alla mano.

Azzardo un paragone con certe cose dei miei amati Vietnam Veterans, ma la butto lì e non mi aspetto di trovare molti consensi. Per me è un gran complimento.

Discone, a testimonianza che il garage dello Stivale non ha mai smesso di esistere e di crescere. E anche se è destinato a restare negli scantinati, almeno gode di ottima salute e mena come un fabbro incazzato.

C’era una volta una macelleria dove si vendeva musica…

The Fabulous Macelleria Ettore 1987/1993 (dvd, Sonar/Sintesi 19)

Colle Val d’Elsa, Siena. Qui, per qualche anno, sembrò essersi spostato il baricentro del rock in Italia. Ma attenzione: non del rock italiano, quello fatto di Vasco, Ligabue e bovini vari. Si parla di rock come concetto puro, come scossa elettrizzante, come underground e fermento.

Insomma, sembra una storia da piccolo film italiano, eppure a Colle Val d’Elsa fiorirono una scena musicale e un collettivo (che ruotava intorno – appunto – all’associazione Macelleria Ettore) coi controcoglioni – scusate il tecnicismo.
Ragazzi e ragazze adolescenti, o poco più che ventenni, che organizzavano concertoni, formavano band (Symobiosi, Wilderness, Funhouse…) e si sbattevano come animali, per la loro passione. Gente che ha fatto suonare gruppetti tipo Naked Prey, Lyres, Fleshtones, Blasters, Celibate Rifles, Died Pretty, Loop, Soundgarden, Yo la Tengo, Leaving Trains, Meteors, Thin White Rope, Miracle Workers, Gun Club, Giant Sand, Fuzztones, Steve Wynn, Vipers, Primal Scream, Droogs, White Zombie e Prime Movers (solo per citarne una piccola parte).

Fatto il doveroso pistolotto introduttivo, parliamo di questo dvd. Non sono certo che sia in commercio, ma vi assicuro che vale la pena cercarlo, a costo di rompere le scatole a qualcuno. Si tratta di un documentario-tributo alla Macelleria Ettore e al fermento rock che alimentò negli anni della sua esistenza. Nel dischetto, quindi, sono contenute interviste a chi c’era ed era impegnato nella scena locale, spezzoni (purtroppo brevissimi, mannaggia!!!) di concerti organizzati dall’associazione, schegge audio e video.

Tra gli hihglight del dischetto citerei le varie interviste (brevi, ma ottime), un paio di framenti dei Primal Scream live, uno spezzone dei mitici Husker Du, qualche fotogramma dei Fuzztones con un Protrudi tamarro come non mai e infine il pezzo da 90. Già: un paio di minuti o poco meno di un’esibizione devastante dei Funhouse, veramente giovanissimi (il cantante sembra un bambino… però nato da un terrificante accoppiamento tra Iggy e una comparsa de I guerrieri della notte), con cover degli Stooges annessa.

Un bellissimo documentario, con l’unico difetto di essere troppo breve e un po’ frettoloso in alcuni punti (resta la voglia di vedere e saperne di più!), che farà la gioia di chi ha la mia età e in quegli anni si muoveva – magari a centinaia di chilometri di distanza – in ambiti similari. Ma anche di chi, per motivi anagrafici, quegli anni non li ha visti, ma ha cuore, anima e rock’n’roll da vendere.

Provate a contattare Sonar o Sintesi 19, se volete farlo vostro.

 

 

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