John Schooley’s School of Rock

John SchooleyAmerica,1996: Tim Warren pubblica We Told You Not To Cross Us, un album che riscrive le coordinate nel mondo lo-fi, che picchia come un colpo di frusta in pieno volto. Segue un ep con Walter Daniels (e un secondo album pubblicato postumo lo scorso anno) e i Revelators scompaiono (altro…)

La Bible Belt dei Dexateens

lostandfound1.jpgThe Dexateens – Lost and Found (free download, Skybucket Records 2008)

Ancora un’altra band sceglie la strada della libertà e della libera circolazione della propria musica: questa volta si tratta dei Dexateens, quintetto di Tuscaloosa (Alabama), già agli onori delle cronache per aver inciso per la storica Estrus Records e per aver attirato le attenzioni di Tim Kerr.

Questo nuovo album vede i nostri avvicinarsi ancora di più alle loro roots: se Hardwire Healing e Red Dust Rising (i loro lavori precedenti) mostravano una deragliante mutazione elettrica sulla base genetica del southern rock, questo Lost and Found sembra più “laid back”, rilassato, come se i ragazzi avessero deciso di scriverlo sulla veranda, come nel vecchio commercial di un celebre whiskey. E, come tutto ciò che si appiglia alla tradizione, richiede tempo: infatti Lost and Found è un “grower” che richiede qualche ascolto, ma poi si insinua nella mente e si fa canticchiare.

il brano d’apertura, “Lost and Found”, il pezzo più sudista, sta in equilibrio su un giro di accordi di due ottave e le tre chitarre annunciano che per loro ci saranno gli straordinari.
“Out On Your Own” svolta sul versante più agreste e traditional, evidenziando quanto lavoro a livello produzione sia stato fatto per ben preparare la release gratuita: in questo disco si sentono quasi le corde pizzicate, le bacchette sul cerchio della batteria e i calli sul MI grave del basso (ascoltate “Altar Blues”), insieme a un rovente impasto vocale. Quest’ultimo aspetto esce chiaro su “Enough Of Nothing”, un elettrico boogie rock in cui sono gli intrecci vocali a stupire.

Lost and Found è un disco fatto di canzoni genuine e sanguigne, capaci di farsi ascoltare, di emozionare (“Kid” e “Slender Thread”) e di dimostrare quanto la band abbia voglia di comporre, suonare e macinare chilometri su e giù per la Bible Belt, col sole sul parabrezza e il fiume Black Warrior a lato. Proprio questo è l’immaginario che mi ha incollato a questo album per un’intera settimana, e ascoltando le conclusive “You’re Gonna Love Me” e “Sweet Little Loser” sarà facile farsi contagiare. C’è dentro il rock, il blues, il country e il Sud.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: