Ti cavo il terzo occhio

threeeyesleftThree Eyes Left – La Danse Macabre (Go Down, 2013)

Italianissimi e ormai con un bel numero di ore di volo sulle spalle, i Three Eyes Left arrivano con una nuova prova sulla lunga distanza – griffata Go Down.

Questo La Danse Macabre è un godurioso mattone di stoner, southern metal e hard psichedelico anni Settanta: dai Blue Cheer ai Down, passando per i mastri Black Sabbath e i Kyuss (ma anche un po’ gli Screaming Trees, per il lato più psych e alcune timbriche vocali) qui c’è tutto. E buttiamolo via… non saranno i re dell’originalità, né si inventano nulla, ma i Three Eyes Left dominano la materia e sono convincenti (altro…)

Tre occhi possono bastare

Three Eyes Left – Non Method As Method, Non Limits As Limit (Autoproduzione, 2011)

Impressionante constatare l’enorme influenza dei primi Black Sabbath sui nuovi discepoli dei suoni distorti e psichedelici; pensare che quando erano in vita non venivano considerati moltissimo. I Three Eyes Left sono un giovane gruppo (di Bologna se non erro, le informazioni in mio possesso sono scarsine) devoti del culto hard ossianico di Ozzy e soci.

Questo è il loro ultimo EP, uscito come autoproduzione nei primi mesi del 2011; lo recuperiamo perché siamo estremamente convinti che meriti di essere segnalato. La materia doom qui viene impastata con lo stoner fuzzoso e certo testosterone schiumoso presente nei primissimi lavori dei Soundgarden.
Cinque lunghi pachidermi – più una traccia nascosta strumentale – per un totale di 43 minuti di musica che hanno il pregio di non annoiare, risultando paradossalmente molto più dinamici di certe band post metal oggi tanto in voga.

Evidente nel dna dei TEL una predisposizione alle jam trippy di chiara derivazione Seventies (ascoltare, ad esempio, il break centrale di “La Fee Verthe” o la già citata traccia nascosta) che ben si associa alle lunghe marce doomy orchestrate dai nostri.
“La Fee Verthe” mette quindi subito tutto in chiaro, con una linea vocale che pare esser uscita da Masters Of Reality dei Sabbath; si continua pressapoco su questo canovaccio, con brani più aggressivi (“Jeet Kune Doo”) ed altri più claustrofobici (“Hymn Of The Riffian”), per poi giungere alla conclusiva “Luciferian As The Sun”, summa del suono del gruppo: comincia con un riff che più Kyuss non si può, per poi divenire cadenzata e lugubre alla maniera degli Sleep.

Il disco suona sporco, diretto e potente; veramente un buon lavoro, che consigliamo anche agli ascoltatori meno avvezzi alle sonorità heavy psych.

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