Tunas sandwich

The Tunas – “Feathered Fish/Lester Bangs Is Dead” (Primitive, 2011)

E dopo la bomba a 10″ dei Singing Dogs, la Primitive sgancia questo drone che sulla testata porta inciso il nome dei Tunas, rancida a sfavillante realtà del garage-punk italiota ormai da un bel po’ d’annetti.

Un 7″ spartano come un cartone di Tavernello bevuto su una panchina, ma conciso e tagliente. Disco con etichette bianche (nella tradizione vintage il buco può essere piccolo, oppure diventa grande facendo saltare l’apposita coroncina centrale), copertina in bianco e nero in cartoncino fotocopiato e totalmente diy. E il tocco di classe per pochi malati: il cartoncino è piegato in due, ma sul retro lascia scoperta metà del disco: una soluzione per la prima volta – narra la leggenda – adottata da quei pazzi drogatoidi anarcoidi della Dangherhouse, con Black Randy al timone.

Ma a parte l’estetica – che conta, ma non è tutto – questo singolo vi leverà la prima pelle con due tracce (sì solo due) memorabili. Il lato A è una cover durissima ma articolata e non facile di “Feathered Fish”, un brano scritto da Arthur Lee e ceduto ai Sons of Adam per scippare il loro batterista Michael Stuart. Si tratta di una specie di “7 & 7 is” più schizoide, che in mano ai Tunas si energizza ulteriormente in un tripudio lo-fi.

Il lato B è un originale intitolato “Lester Bangs is Dead” (sarei curioso del testo), un pezzo più punk ’77 e nervoso, che porta alla mente i Dead Boys coverizzati dai primi Black Flag, se mi passate l’invenzione.

Grande dischetto. Cacciate ‘sti 5 euro, dai. Ne sarete felici.

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Soul food alla bolognese

The Tunas – We Cut Our Fingers In July (Tre Accordi, 2008)

Seconda prova sulla lunga distanza per i bolognesi Tunas e – signori miei – tanto di cappello. Visti dal vivo un annetto fa, non mi avevano certo steso: nonostante avessero fatto uno show divertente, mancavano di quel non so che che fa la differenza, il dritto che ti mette al tappeto. Ecco, il dritto che ti mette al tappeto è We Cut Our Fingers In July.

Melodie pop, ritmiche selvagge, canzoni devastanti in bilico tra garage punk e soul. Insomma, quel non so che di cui sopra è tutto in questo album registrato da Matt, voce e chitarra dei Mojomatics: la produzione di We Cut Our Fingers In July è infatti perfetta, tanto perfetta da suonare – come dire? – americana.

Bella la zuccherosa “You Know You Should” e altrettanto bella la sguaiatezza r ‘n’ b di “Night Bobbin’”. Se fate abitualmente scorpacciate di Stax e Motown, Nuggets e Back From The Grave, Rolling Stones e Seeds, i Tunas sono tutti vostri: mezz’ora scarsa di Sixties rock and roll con tanto di tributo finale a Stevie Wonder e Wilson Pickett. Al prossimo live la prova del nove.

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