Ramones e radici

VV.AA. – The Ramones Heard Them Here First (Ace, 2012)

[di Franco “Lys” Dimauro]

Il corpo non c’ è. E del resto, come potrebbe? Ma tutto lo spirito dei Ramones si agita qui dentro. Sono gli originali delle tante (non tutte, per i soliti motivi di copyright che riguardano i nomi “grossi” come Rolling Stones, Who, Doors, ecc.) cover che hanno accompagnato la storia della più importante punk-band americana, con appendice al disco solista di Joey Ramone (“1969” degli Stooges e “What A Wonderful World” vengono proprio da lì), inciso mentre il cancro cominciava a rodere la mantide punk dal suo interno, spegnendo per sempre l’ energia che lì dentro covava.

Tutta la scaletta, soprattutto la prima metà occupata da Beach Boys, Jan & Dean, Trashmen, Searchers, Ronettes, Ritchie Valens, Chambers Brothers, Chris Montez, Rivieras e Troggs cattura l’ essenza più schietta della band, votata al fun-fun-fun più troglodita e idiota, nell’assoluta e indomita certezza che il punk era arrivato innanzitutto per preservare lo spirito del rock ‘n roll.

Il pogo, le spille, il cuoio, le borchie, le creste e l’eroina non erano indispensabili.
I Ramones, signori.
Ventidue anni nel ’76. Ventidue anni nel ’96. Ventidue oggi.
Presero il rock ‘n roll e lo obbligarono a non invecchiare. Nessuno saprà più farlo, dopo di loro. Non così bene. Non così forte.

Il mondo ci regalerà soltanto tristi cover band dei Ramones. La nostra gioventù invece è stata seppellita con loro.

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Asheton + Williamson = TNT

The Stooges – You Don’t want My Name, You Want My Action (Easy Action, 2009)

Se amate Ron Asheton e avete sempre avuto la curiosità di sentirlo all’opera insieme a James Williamson (entrambi alla sei corde, nota bene), questo cofanetto con cinque live del 1971 vi ammazzerà di godimento. Ma dovete essere dei fottuti fan. FAN. F-A-N. Perché si sente male ed è indegnamente costoso. Però… ascolterete brani mai finiti su un disco ufficiale e sentirete il gusto dell’eroina in gola (altro…)

Just another piece of the fucking Stooges

stoogBrett Callwood – The Stooges (IMP, 2008, 202 pag.)

“Un altro libro su Iggy? Basta… ne ho scritto uno anche io, non se ne può più”.
E’ stata la prima frase che mi è balenata in mente quando, mesi orsono, lessi di questo volume su Internet. (altro…)

Pop according to Trynka

Paul Trynka – Open up and Bleed (Sphere, 450 pp., 2007)

Approfitto dell’uscita in brossura (in lingua originale, perdonate lo snobismo: l’edizione di Arcana proprio non ci pensavo a prenderla e per un paio di motivi almeno, non ultimo un sano e stizzito senso di competizione) e di una commessa FNAC che mi pratica un 20% di sconto ulteriore causa copertina un po’ vissuta. Et voilà: ecco il librone di Trynka su Iggy in mio possesso.

Ho impiegato un po’ a finirlo (quasi un mese, causa lettura discontinua) e la sensazione finale è triplice. Il primo aspetto verte sul fatto che il libro è ben scritto e ha un capitolo intero di materiale totalmente inedito e mai sentito prima – quello sulla vacanza voodoo di Iggy ad Haiti. Il secondo è che, per alcuni versi, avrei preferito un approccio più diretto e meno narrativo (più ricco di citazioni e frasi riportate). Il terzo è che – nonostante le (sacrosante) fanfare all’epoca dell’uscita – questo libro è semplicemente onesto e ben documentato, ma non rivoluziona né chiude il discorso biografico di Iggy Pop. Come dire: bello, ben realizzato, ma manca la sensazione di opera definitiva e insuperabile (almeno nel breve e medio periodo).
Ottimo, manco a dirlo, l’inserto fotografico con almeno tre-quattro scatti mai visti. Ma, in fondo in fondo, non sono le foto a contare, nell’economia di 450 pagine.

Bel libro, ma non epocale.

Iggy Pop does your bookstore

ig6.jpgAggiornamento sulle date di presentazione-promozione del volume di cui sono coautore (insieme a Gabriele Lunati, amico d’infanzia, nonché stimato autore, saggista e giornalista). Stiamo parlando di IGGY POP, CUORE DI NAPALM, la nuovissima biografia italiana di Iggy Pop, l’iguana del rock.

Andate e compratene tutti… e fatelo anche se Arcana ha tradotto, in contemporanea, la bio dell’iguana scritta da Paul Trynka, taroccandone anche il titolo originale (che era diverso).
I motivi per preferire Cuore di napalm? Eccoli qua:
Cuore di napalm non è una traduzione (e conoscendo la qualità media delle traduzioni fatte da poveri cristi pagati 100 euro per millemila pagine… lasciamo stare!)
Cuore di napalm è più maneggevole come formato (pur avendo un bel numero di pagine: garantito)
Cuore di napalm costa quasi la metà
Cuore di napalm è strutturato meglio (modesto eh?)
– e, soprattutto, Cuore di napalm continua a vivere anche dopo la pubblicazione, grazie al suo Myspace (qui) in cui vengono inseriti estratti e capitoletti bonus integrativi, non inclusi nell’edizione cartacea.

Per chi fosse interessato a intervenire a una presentazione per scambiare quattro chiacchiere, ecco le prossime date aggiornate (e in continua evoluzione):

– martedì 22 luglio: Alessandria @ libreria Mondadori h 18:30 (presentazione)
– martedì 22 luglio: Alessandria @ Four Bears Pub h 20:30 (aperitivo al napalm + dj set)
– venerdì 25 luglio: Novi Ligure (AL) @ mostra editoria locale (presentazione)
– mercoledì 27 agosto: Brescia @ festa Radio Onda d’Urto (presentazione)
– sabato 20 settembre: Fidenza (PR) @ libreria La vecchia talpa (presentazione)

New York Dolls ancora in Italia

Questa sembra proprio essere l’estate dei dinosauri… tornano dalle nostre parti, per un paio di concerti, i New York Dolls. David Johansen e Syl Sylvain suoneranno giovedì 24 luglio a Stezzano – in provincia di Bergamo – e il giorno dopo al Rock Planet di Pinarella di Cervia. Attenzione: la prima data è gratuita, il biglietto per il secondo show costa invece 18 euro.

Vale la pena andare a vedere i New York Dolls nel 2008? Certo.
Almeno un paio di tizi che si aggirano sul palco con loro – Sammy Yaffa al basso e Steve Conte alla chitarra – sono degni sostituti dei defunti Arthur Killer Kane e Johnny Thunders. L’album della reunion – One day… – è un lavoro più che onesto e chi ha visto i cinque a Bologna nel 2006 sicuramente farà il bis – o, perché no, il tris – quest’anno. Come mai passano anche in Italia? Forse, ma forse, per promuovere il nuovo Live at the Fillmore East.

Comunque sia, ringraziamo Morrissey per aver convinto i New York Dolls a rimettersi insieme. Dando un occhio all’agenda, questa sarà un’estate jurassic punk: il 20 giugno ci becchiamo la doppietta Sex Pistols/Iggy & the Stooges all’Heineken a Venezia, poi ancora Johnny Rotten & Co. insieme agli Wire l’11 luglio al Traffic di Torino, gli Adolescents in Italia dal 9 al 16 dello stesso mese e Siouxie dal 12 al 15.

Ah, il 9 luglio c’è anche Paul Weller, alla Villa Arconati di Bollate.

nydolls.jpg

The Stooges: Goose Lake Festival

Un’esibizione fondamentale degli Stooges; è il 1970 e suonano al Goose Festival. Dave Alexander è strafatto: a fine concerto viene licenziato. Se volete saperne di più, potreste documentarvi un po’ su questo volume (ne parleremo prestissimo).

Mick Rock racconta Raw Power

rawpower.jpgMick Rock – Raw Power. Iggy & The Stooges 1972 (Omnibus Press, 2005)

Nel 1972 Iggy, i fratelli Asheton e James Williamson trascorrono qualche mese in quel di Londra. Non sono certo in gita, né in tour: sono praticamente sequestrati dal loro nuovo management (la Mainman di Tony Defries e David Bowie) che intende spremere da loro un nuovo album e – possibilmente – un successo che replichi quelli degli altri artisti compagni di roster, ovvero Bowie stesso, i Mott the Hoople e Lou Reed solista.
Un compito non esattamente facile date le condizioni psicofisiche dei membri della band, data la formazione rimaneggiata (Ron Asheton al basso), dati i trascorsi dell’anno precedente – impregnato di eroina, fallimenti e sconfitte – e dati i rapporti con il management.

Ecco come Ron Asheton descrive la situazione: “All’improvviso ci troviamo in Inghilterra, a Bowieland, in Mainman Boulevard. Fu come partire da Fanculonia, dove dovevo solo preoccuparmi di come ammazzare il tempo, per trovarmi in una palta densissima di diplomazia e intrighi. Ci trattavano bene, ma c’erano differenze. La Mainman non voleva una band, loro puntavano su Iggy. Lui ha firmato il contratto con loro. […] Io non avevo firmato, è vero, però tutti insieme avevamo contribuito a creare la leggenda. Invece [Iggy] si prese tutto il merito”.
E poi ancora: “Mi sentivo da schifo, perché anche io avevo delle canzoni da proporre. Ma, ancora una volta, eravamo in presenza del solito… insomma [Iggy] aveva fatto comunella con James. James aveva sempre adorato Keith Richards e lo imitava nel look e nello stile. Ora – finalmente – poteva vivere la sua fantasia alla Jagger-Richards. Così lui e Iggy erano i compositori. Non mi lasciavano fare nulla, anche se se contribuivo. […] Piccoli suggerimenti per le canzoni, minuscole variazioni. Non che io abbia mai fatto grossi cambiamenti strutturali. Ma ho inventato delle parti per migliorare il tutto e non ho mai avuto alcun riconoscimento per questo, neppure un cazzo di «Grazie»”.

ig2.jpgDa questo soggiorno inglese si materializzano, oltre a Raw Power (un dischetto sghembo, pieno di furia non del tutto espressa, registrato in fretta e mixato con mezzi di fortuna ai limiti dell’amatoriale), la prima e unica data europea degli Stooges “d’epoca” e – a posteriori – il libro di cui andiamo a parlare immediatamente.
In questo volume del 2005 è raccolta una nutrita serie di scatti fatti dall’allora giovane Mick Rock, fotografo in erba, agli Stooges durante il loro soggiorno a Londra. Mick si reca alla sala prove dove la band sta tentando di assemblare i brani per Raw Power e inizia a scattare. È un ragazzino, ha solo una macchina e un paio di lenti: questo è uno dei suoi primi lavori, nemmeno ha firmato un contratto… gli hanno solo detto “vai a fare un po’ di foto agli Stooges”.

Il risultato è decisamente per iguanofili e malati di rock – insomma, se poco conoscete la band e cercate informazioni, cambiate mira e procuratevi una biografia tradizionale – ma decisamente intrigante. Considerate, comunque, che chi sta scrivendo non è un fanatico hardcore di Iggy, ma tiene un altarino con il nome di Ron Asheton sul piedistallo, oltre a considerare Kill City un album, nella sua fetente decadenza, assolutamente miliare e fondamentale per il concetto di rock: con questi presupposti di partenza non poteva non piacermi, quindi, il volume di Mick Rock.

Foto spettacolose, assemblate e rilegate in una confezione patinatissima (occhio a lasciare le ditate!), con qualche pagina di testo che male non fa di certo. È interessante vedere le decine di scatti in sala prove, coi ragazzi che sembrano quasi meno minacciosi di quanto ci è sempre piaciuto credere, in mezzo a strumenti scheggiati e amplificatori rimediati alla meno peggio.

Poi ci sono le foto live: un solo concerto, decine di immagini. Quasi tutte dedicate a Iggy che è decisamente l’attrazione della serata. La storia di quel memorabile evento, di cui ancora oggi si parla a Londra, è questa: è il momento del lancio del nuovo album di Bowie in Inghilterra; per preparare la campagna statunitense, il 15 luglio viene invitato un gruppo di grossi giornalisti americani nella capitale del Regno Unito. Assistono a una performance di Bowie e gli Spiders From Mars e poi vengono prelevati e portati a King’s Cross, nell’ex cinema Scala. La sorpresa che li aspetta è un concerto speciale, uno showcase dei redivivi Stooges. In quel medesimo locale rancido e cadente il giorno prima ha fatto il suo debutto solista Lou Reed.
È il primo concerto del gruppo dopo moltissimi mesi di vuoto totale, ma è anche il primo fuori dagli Stati Uniti. Iggy si presenta in tenuta d’ordinanza: magro, glabro, sembra un Mick Jagger zombieficato e poi caricaturato. Indossa pantaloni argentati, un bikini nero e stivali; la pelle del viso e del torso è dipinta d’argento e unta d’olio, gli occhi truccati pesantemente, i capelli lunghi alle spalle e tinti d’argento. Il pubblico, a questa vista, rimane immobile e basito. Tutti sono seduti sulle loro poltroncine, in attesa di vedere cosa accadrà.
ig3.jpg Iggy sciorina tutto il suo repertorio e gli Stooges, con un concerto di soli 40 minuti, lasciano un segno indelebile nelle coscienze rock dell’Inghilterra, tanto che Nick Kent scrive sul NME: “L’effetto finale è stato molto più terrorizzante di tutti gli Alice Cooper e le Arancia meccanica del mondo messi insieme, semplicemente perché questi tizi non scherzavano”. Non viene suonata nemmeno una canzone tratta dai primi due album: il set è composto unicamente da materiale nuovo, firmato Pop/Williamson.
Mick Rock scatta e documenta, regalandoci anche qualche scorcio sul pubblico, comodamente seduto sulle poltroncine del cinema Scala: qualcuno sorride, altri hanno lo sguardo confuso, altri ancora sono seri. Come se disapprovassero quello che vedono, ovvero un fantasma filiforme che si dimena come un ossesso su una base strumentale di hard rock ante litteram, duro e bollente come lava.

Una bella testimonianza, quindi, ormai accessibile anche a prezzo decisamente ribassato rispetto ai 29,95 dollari riportati sulla quarta di copertina: provate su Amazon o su Play.
Search & Destroy.

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