Double double shot

The Sick Rose – Shaking Street + The Double Shot ep (Area Pirata, 2011)

Seconda metà degli anni Ottanta; per la precisione 1987 e 1989. I Sick Rose pubblicano rispettivamente il doppio 7″ The Double Shot ep e l’album Shaking Street (entrambi per Electric Eye)… e ora, finalmente, dopo più di 20 anni, qualche anima pia si prende la briga di sbattere il tutto su un cd, per il godimento di chi non c’era e di chi – come il sottoscritto – all’epoca si fece sfuggire i vinili per scarsa lungimiranza o altro.

Come spiegano magistralmente le liner notes a cura di Roberto Calabrò (e chi meglio di lui poteva scriverle, dopo la monumentale opera sulla scena neo-Sixties italiana, Eighties Colours?), questi due lavori fotografano un momento di transizione per i Sick Rose, che da band di filologico garage Sixties tinto di folk rock si stanno trasformando in una macchina da guerra che macina proto-punk e rock’n’roll, sotto la protezione di numi tutelari come MC5 (di cui coverizzano “Shakin’ Street”, presente nel cd in ben due versioni – e con una g aggiunta, così che diventa “Shaking Street”) e Flamin’ Groovies. Un’evoluzione che troverà la sua forma definitiva o quasi col successivo Floating e che significa, utilizzando una semplificazione da verduraio iconoclasta, meno-organo-e-più-chitarre-per-la-madonna!

Detto questo, è comunque innegabile che entrambe i dischi piaceranno incondizionatamente a chiunque ami anche il garage più tradizionale, visto che ce n’è molto (e di quello sopraffino) in queste 16 tracce. Personalmente promuovo in blocco tutto Shaking Street, album veramente da paura, con quel gusto piccantino e agrodolce che segnava il declino degli Ottanta e che solo alcuni gruppi italiani – a mio parere – hanno saputo cogliere; il doppio 7″ è sicuramente buono, ma un po’ meno incisivo. Mi affascina di più l’outtake di “Shaking Street” in versione acustica incisa nel 1989: brividi evocativi a go-go.

Questo è un pezzo della storia del garage rock europeo. Un pezzo importante e imperdibile. A voi la scelta: restare nel medioevo o scegliere il rock’n’roll.

Xerox Militia!: fanzine heroes never die

04042009001.jpgXerox Militia! n.2/primavera 2009 (76 pagine, fotocopiata, A5)

A distanza di quasi un anno dal numero uno, ecco la seconda uscita di Xerox Militia, una delle ultime pubblicazioni autoprodotte old school – ovvero cartacee – in circolazione.

Per i dettagli principali e un excursus sul numero 1 (procuratevelo!) vi rimando alla recensione già pubblicata qui su Black Milk. Veniamo invece direttamente al sodo per quanto concerne questo numero targato primavera 2009. Il primo rilievo è che – in perfetto stile fanzine – le tempistiche sono piuttosto dilatate, quindi non dovete aspettarvi una lettura che vi sommerga di news e aggiornamenti freschi. Piuttosto da Xerox Militia! dovete pretendere – e vi assicuro che non sarete delusi – analisi, commento, riflessioni e interviste.

Aumentano le pagine, la qualità resta invariata: sempre elevata, per un lavoro ineccepibile già graficamente e formalmente.
Il menù, poi, è  variegato e stavolta comprende soprattutto interviste: Soglia del dolore, The Fanatic Pillows, Serpentcult, Sea Dweller, Port of Souls, Gnaw Their Tongues, Viaje a 800, Electric 69, Crucial Blast records, The Snake Cult, Black Rainbows, Putiferio, The Sick Rose, Valerio Mattioli, El Thule. Poi le consuete recensioni, una retrospettiva e qualche altra chicca seminata.

Si parla davvero di tutto, senza confini di genere. Dal Sixties al dreampop, passando per sonorità più brutali. E’ disorientante a tratti, soprattutto se – come me – conoscete meno della metà delle band di cui si parla (e qui ho faticato un po’, a essere onesto).
Non aspettatevi, comunque, di avere vita facile anche se avete una vasta e onnivora cultura musicale: Loris scrive tanto e con passione; e soprattutto in un italiano più che forbito, quindi scordatevi le costruzioni da seconda elementare che trovate spesso in giro (Web docet, visti gli scempi che si incontrano).

Supportate. Subito.

Per averne una copia scrivete a: loriszecchin@gmail.com

Le facce dei Sick Rose

sickrosefaces.jpgThe Sick Rose – Faces (Teen Sound, 2008)

Joint venture tra Teen Sound e l’ormai defunta Electric Eye per questa riverberata, acidissima reissue di metà Eighties.
La marca è quella dei Sick Rose, il prodotto è Faces, il contenuto è la migliore incarnazione italiana del fenomeno Eighties garage. Alla metà degli anni Ottanta, infatti, gli strascichi delle varie “wave” furono spezzati da un nuovo e nervoso movimento che coniugava il ritorno alle radici dei Sixties, la psichedelia e un mai domo piglio punk: la garage explosion che accendeva i suoi fuochi un po’ in tutto il mondo, scaldando i locali e incoraggiando nuove band ed etichette. Un nuovo eccitante freak-network: mop tops e beatle boots, jingle jangle e garage punk, psichedelia e rigoroso vinile.

In Italia si impose subito la Electric Eye Records di Claudio Sorge, coi suoi knights of fuzz torinesi, i Sick Rose. E questa è la riedizione del loro classico, un filologico volo nei Sessanta, con le valigie perse negli Ottanta. Il lavoro, musicalmente parlando, è un esempio di purezza, un insieme di canzoni veloci, frenetiche e immediate – con il corredo di fuzz, Farfisa e vocals “spinti” tipici del filone.
Ma c’è di più: già da questa prova si nota una certa attitudine alla sperimentazione e all’analisi di tutto ciò che è Sixties: dalla psichedelia (“I’s a Mistery”, “Night Comes Falling Down”) ai prodromi del power pop (“I’m Not Trying To Hurt Hurt You”). Il disco offre dunque più angolazioni d’ascolto e giustifica tutto il rumore che generò nel 1986 la sua uscita, in un momento in cui i nuggets rappresentavano “la svolta possibile”. Con questo bel lavoro la Teen Sound riporta in auge quel fermento, aggiungendo come bonus l’ep Get Along Girl, che dei Sick Rose fu il primo selvaggio vagito. Ancora una volta, “Turn on, tune in, drop out”!

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