Ten years of The Movements

The Movements – Follow (Teen sound, 2011)

Bentornati The Movements… ormai loro sono una vecchia conoscenza di Black Milk, e questa è la loro terza uscita che si recensisce. Ed è sempre un piacere: a gennaio ci avevano fatto ballare con il loro singolo “calcistico”, ma ora abbiamo per le mani un intero album – targato Teen Sound, tra l’altro, la sussidiaria di Misty Lane.

Una bella dose da cavallo di Movements quindi, con ben 12 brani scodellati a ritmo serrato. Non si tratta di materiale nuovo di pacca, ma la label è andata alla ricerca di pezzi poco reperibili e di outtake mai pubblicate: chicche per le nostre orecchie, selezionate per l’occasione speciale del decimo anniversario di vita del gruppo.
Ok, smetto di tergiversare e lo dico. Questo è un eccellente disco di garage rock scuro e melodico, intriso di Farfisa e danzereccio – senza risultare easy o sciocchino; anzi… la band ha un tocco molto personale e pesca in una tradizione in cui psych, garage e freakbeat si incontrano, una zona del crepuscolo in cui si respira l’aria frizzante dell’eccitazione rock’n’roll e – al contempo – si percepisce il brivido del pericolo, del fato cupo che aspetta al varco.

Non c’è proprio storia. I brani di Follow, anche se appartengono a session diverse e a periodi differenti (coprono un arco che va dal 2002 al 2010), sono compatti, solidi, convincenti; insomma, il gruppo “c’era” e aveva le idee chiarissime fin dal giorno zero della sua esistenza. Non è una cosa da poco e ce l’hanno solo le grandi band… del resto non a caso i The Movements sono anche conosciuti come “the Swedish kings of psychedelic garage rock”.

Bella uscita, davvero. Fareste bene a cercarla: la vostra fame di garage, neo-garage e psichedelia vi ringrazierà per il regalo.

E 100 di questi anni, per favore…

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Kommando over garageland

The Movements – Come on Kommando!/We Want The Lot (PH, 201o)

Forse dio/allah/buddha o almeno un cazzo di ingegnere globale esiste. Perché altrimenti non farebbe arrivare certi dischi nei momenti in cui non ce la si fa più.

Ma non divaghiamo troppo, ché questo 7″ dei The Movements (da Göteborg, vecchia conoscenza di Black Milk) è davvero una bella bombetta. In pratica è successo che a Tubinga, in Germania, c’è questa squadra di calcio che si chiama Kommando e che passa per essere una vera accademia di freak in calzoncini e scarpette da calcio; i giocatori del Kommando si innamorano del sound dei The Movements e li contattano chiedendo loro di scrivere l’inno ufficiale della formazione. Detto fatto… ed è così che nasce “Come on Kommando!”, un pezzone neo-garage con uno di quei riff evergreen che ti fanno venire voglia di prendere la chitarra e suonare a volume 11, stile Spinal Tap. Sul lato b del viniletto a 45 giri in questione, invece, si trova un brano più vecchio del gruppo, che è comunque ottimo: più crepuscolare e cupo, ritrae una grande band che tiene fede all’alto nome del garage nordeuropeo. Poi, in tutto questo, ovviamente c’è la componente calcistica, che per molti appassionati è un bonus stellare… del resto si sa: musica e calcio non sono estranei e spesso sono esplosivi se piazzati assieme, amplificando le due diverse follie che stanno dietro a due passioni così viscerali e totalizzanti.

Grande band. E pare che per il decennale della loro nascita sia in uscita un album per l’italiana Misty Lane/Teen Sound…

Eppur si muove…

The Movements – The World, the Flesh and the Devil (Alleycat Records, 2009)

Anche se quasi tutti i giorni accarezzo il concetto evergreen dell’ammazzarsi una volta per tutte, lassù o laggiù ci deve essere ancora qualcuno che ogni tanto pensa a me. E, anche se le grane e i motivi per cui terminarsi si accumulano, mi fa pervenire – almeno in questo periodo – un sacco di musica spettacolosa. Magari aiuta a tirare avanti, no?

Fatta questa premessa schifosamente patetica, vi butto lì un po’ di riferimenti: Svezia, Goteborg, Union Carbide Productions, Soundtrack of Our Lives.

Avete letto bene? A qualcuno potrebbe già bastare per drizzare le antenne. E farebbe bene. Anzi, benissimo.

Questi The Movements, infati, oltre a essere sotto l’ala protettrice di Bjorn Olsson (ex Union Carbide Production – uno dei gruppi DEFINITIVI dell’Europa anni Ottanta/Novanta – e Soundtrack of Our Lives), spaccano davvero con una miscela di garage rock abrasivo, Sixties pop mai troppo zuccherato, psych acido e fascinoso, un filo di indie e un bel po’ di imprescindibile rock culture.

Stilosi, accattivanti, scuri, stralunati… a tratti ricordano i migliori Brian Jonestown Massacre, forse meno lo-fi e più disciplinati. Con qualche tocco dei Cynics e dei Miracle Workers più quieti  (quelli delle ballate acide, per intenderci). Insomma, un discone davvero che mi rinnova – almeno fino alla prossima crisi – la fede e la fiducia nel potere del Rock, dell’underground, della musica fatta con palle e cuore.

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