The Hold Steady: Mould & Springsteen?

staypositive.jpgThe Hold Steady “Stay Positive” (Rough Trade, 2008)

“Me and my friends are like / The drums on Lust For Life”, inizia così questo album della band del New Jersey con le radici a Minneapolis. E come non caderci? Un gruppo di thirty-something che ha perso chili in sudore sotto i palchi degli ultimi anni Ottanta, cresciuto e maturato durante gli alternativi anni Novanta, che si ritrova nel nuovo millennio ad apprezzare e a suonare la buona musica come si gusta un buon vino. Questo è stato il mio primo approccio con gli Hold Steady, che con questo Stay Positive si piazzano a una ipotetica confluenza tra gli Husker Du e il Bruce Springsteen della migliore E-Street Band. C’è tutta la nobile umiltà del gruppo di Mould e Hart, è c’è il feeling della notte americana che solo il Boss ha saputo cantare, con una serie di suggestioni profonde (“Cause dreams they seem to cost money / But money costs some dreams” è uno squisito esempio) e altrettanti piccoli rimandi a una cultura che ci ha cresciuto (Joe Strummer, Iggy Pop, gli Youth Of Today e i 7 Seconds). Su Stay Positive ci sono i chitarroni distorti a braccetto col piano (“Constructive Summer”), le ballate da bar lungo la statale (“Lord, I’m Discouraged”), le serate inzuppate di alcool asciugato tra le lenzuola di qualcun altro (“Sequetsered in Memphis”). Se siete rimasti ammaliati dagli Afghan Whigs con questo disco degli Hold Steady potreste trovare qualche nuovo brivido.

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