Movements & The Angry Dead Pirates… crazy as fuck

Movements/The Angry Dead Pirates – split 10″ (Pariah! Records)

I Movements sono grandissimi e già lo sapevamo (vedi qui, qui e qui). Se poi questa figaggine viene confezionata in formato 10″, in uno split con una band come i The Angry Dead Pirates, allora siamo vicini all’Olimpo della decadenza e del godimento.

Tre brani a testa, di cui uno è una cover dell’altra band. Un formato inusuale, forse non fruibilissimo a livello di mercato, ma qui il mercato è poco meno di un peto al vento… qui parliamo di rock’n’roll e di sudore, di Farfisa a pezzi, di fuzz che vomitano e tutto il repertorio più o meno noto e immortale (altro…)

Repubblica reale del rock’n’roll?

Royal Republic – Save The Nation (Roadrunner, 2012)

Se dico Svezia cosa vi viene in mente? Esatto, tutta quell’ondata inarrestabile di rock’n’roll, glam punk, street rock e sound detroitiano che è iniziata a fine anni Novanta per continuare ancora oggi.
Bene… i Royal Republic sono svedesi e si sente; certo non sono esattamente della scuola Hellacopters, ma incarnano, frullano e rileggono tutta una serie di suggestioni tipiche – classiche, se vogliamo – del rock’n’roll inteso in senso lato, quello sanguigno e sudato che mette d’accordo un po’ tutti. Nel loro sound si rinvengono facilmente pesanti tracce di punk ’77, di glam rock primi anni Settanta, di garage rock imbottito di anfetamina, di street punk, di classic rock, ma anche di alternative rock anni Novanta. Il risultato, e non era scontato che ciò accadesse, è piacevole e divertente: il rischio di tirar fuori un guazzabuglio era elevato, ma questi 14 brani scivolano via con un buon ritmo, spesso fanno battere piedino e testolina, ma soprattutto (pur rimescolando ingredienti stranoti) hanno in più frangenti un certo nonsoché di fresco e sorprendente.

Li hanno definiti un incrocio tra Danko Jones e Hives… ed è facile capire perché. Ma partendo dall’assunto che tanto Jones, quanto gli Hives sono degli abili miscelatori di sonorità del passato, torniamo a quanto si diceva prima: il punk, il garage, il glam, il rock, lo street e l’alt rock. E buttiamolo via!

E bravi Royal Republic: non cambieranno la vita di nessuno, probabilmente, ma la renderanno migliore – magari anche solo per la durata di questi 14 pezzi – a più di qualcuno.
Suoneranno il prossimo 15 ottobre al Tunnel di Milano, per cui potreste anche vederli dal vivo e divertirvi senza timore di sbagliare. Anzi, potreste andarci gratis alla salute di Black Milk, Roadrunner e Livenation… leggete sotto al video e forza con le email!


***Contest: in palio due biglietti per il concerto dei Royal Republic del 15 ottobre a Milano***

Le prime due persone che scriveranno a blackmilkmag@gmail.com una mail con oggetto “Royal Republic a Milano” vinceranno un biglietto omaggio per il concerto della band che si terrà il 15 ottobre al Tunnel.

They once surfed with Satan

Atlas Losing Grip – State of Unrest (Black Star Foundation, 2011)

Skate punk-hardcore melodico anni Novanta fatto ad arte e con le palle esagonali: questa, virgola più/virgola meno è la definizione più calzante per gli Atlas Losing Grip – svedesi e con Rodrigo Alfaro (ex Satanic Surfers) alla voce (altro…)

Quadretti acustici country blues dalla Svezia

The Chuckies – s/t (Nicotine/Tornado Ride, 2009)

I truci rocker svedesi con uno dei più bei nomi in circolazione – The Chuck Norris Experiment, ne parlai anche su queste pagine – hanno lasciato le chitarre elettriche in cantina e si sono presi una vacanza per ripulirsi le orecchie e l’anima (altro…)

Neil Holmes, Sherlock Young

holmesHolmes – We’re Getting Older/Born (Wild Honey, 2009)

Altro bel colpo (uscito a onor del vero la scorsa estate) di Wild Honey… un singoletto a 45 giri con due brani (come quelli tradizionali, di una volta) per gli svedesi Holmes (altro…)

Sangue cattivo non mente

deadwoDead Vows – Bad Blood (Refoundation Records, 2009)

Un giorno della settimana appena passata arrivo a casa; mi trascino come un’alga bollita, dopo il solito amatissimo lavoro. Nella cassetta delle lettere ci sono due pacchettini: uno di Area Pirata e un altro con mittente che non conosco. Questo contiene esattamente una mezza dozzina di cd promo targati Refoundation Records.

Sono fuori dal giro dell’hardcore italico e dalla scena da quasi 10 anni ormai e non conoscevo la label, che invece sembra darsi un gran da fare (date un occhio al loro sito). Dei 6 cd nel pacchetto, il primo ad attirare la mia attenzione è questo dei Dead Vows. Nero, molto black metal nella grafica (anche se il coniglione vicino al demone lo rende piacevolmente ironico – sarà intenzionale? Spero di sì). E poi non c’è la solita paginetta di comunicato stampa ad accompagnarlo, quindi la curiosità vince e devo sentirlo subito.

Epperò… mica male. Nonostante di hardcore nuovo proprio non ascolti nulla (sono tragicamente fermo agli anni Ottanta/primi Novanta, lo confesso, da almeno 15 anni), gli svedesoni Dead Vows mi sono piaciuti. Molto metal, una specie di Misfits (periodo Wolf’s Blood/Earth A.D.) miscelati con la violenza e le cadenze dell’hc newyorkese macho, l’ignoranza goduriosa dei Motorhead e un po’ di sano sperimentare alla Black Flag ultimo periodo. I suoni sono modernissimi, ma l’anima è – fortunatamente, per me – più old school.

Un disco che fa scattare la scintilla del pogo anche in un ex come me. Tutti nel moshpit con Satana: ogni tanto fa bene ricordarsi di certe sensazioni dimenticate…

Eppur si muove…

The Movements – The World, the Flesh and the Devil (Alleycat Records, 2009)

Anche se quasi tutti i giorni accarezzo il concetto evergreen dell’ammazzarsi una volta per tutte, lassù o laggiù ci deve essere ancora qualcuno che ogni tanto pensa a me. E, anche se le grane e i motivi per cui terminarsi si accumulano, mi fa pervenire – almeno in questo periodo – un sacco di musica spettacolosa. Magari aiuta a tirare avanti, no?

Fatta questa premessa schifosamente patetica, vi butto lì un po’ di riferimenti: Svezia, Goteborg, Union Carbide Productions, Soundtrack of Our Lives.

Avete letto bene? A qualcuno potrebbe già bastare per drizzare le antenne. E farebbe bene. Anzi, benissimo.

Questi The Movements, infati, oltre a essere sotto l’ala protettrice di Bjorn Olsson (ex Union Carbide Production – uno dei gruppi DEFINITIVI dell’Europa anni Ottanta/Novanta – e Soundtrack of Our Lives), spaccano davvero con una miscela di garage rock abrasivo, Sixties pop mai troppo zuccherato, psych acido e fascinoso, un filo di indie e un bel po’ di imprescindibile rock culture.

Stilosi, accattivanti, scuri, stralunati… a tratti ricordano i migliori Brian Jonestown Massacre, forse meno lo-fi e più disciplinati. Con qualche tocco dei Cynics e dei Miracle Workers più quieti  (quelli delle ballate acide, per intenderci). Insomma, un discone davvero che mi rinnova – almeno fino alla prossima crisi – la fede e la fiducia nel potere del Rock, dell’underground, della musica fatta con palle e cuore.

Glamdisco-pop con le Those Dancing Days

thosedancingdaysbi3.jpgThose Dancing Days – s/t (V2, 2008)

Direttamente dalle pagine di MySpace ecco il primo ep di un’altra band che sta facendo furore in rete. Sto parlando delle Those Dancing Days, cinque ragazzine svedesi che hanno tutte le carte in regola per diventare le nuove CSS (come stile intendo). In questo ep, uscito per la V2, troviamo cinque brani scanzonati e diretti, come chi cazzeggia in sala prove e pensa di avere tra le mani il singolo del secolo. Ma le TDD sanno come confezionare pop songs senza apparire banali.

“Hitten” comincia come “Pull Shapes” delle Pipettes (o dovrei dire con un attacco anni Cinquanta?), a metà tra girlie pop e riverberi Northern soul, con tastierine anni Ottanta a rendere plasticoso il tutto. “1000 Words” e “Those Dancing Days” prendono in prestito i ritmi nu rave trasformandosi in pop songs a bassa definizione. “Dischoe” fa il filo a Blondie, mentre il garage-pop di “Tasty Boy” chiude questo breve cd.

In rete impazzano elogi e recensioni ruffiane. Ok, le Those Dancing Days sono brave, belle, fighe e hanno 9312 amici sul loro MySpace, ma è troppo presto per dire se il loro primo album sarà un successo. Così piccole e già volete che facciano la fine degli Strokes?

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