Dopo le tenebre del regime… la luce

Svetlanas – s/t (Vampata records, 2010)

Formatisi nel 1977 furono costretti a suonare rock’n’roll per il KGB.
Nati come spie e informatori venivano usati per ottenere informazioni sui segreti militari delle nazioni più potenti del mondo.
Trent’anni fa andarono in tour negli USA; durante uno spettacolo di copertura un amplificatore si ruppe e innescò una scarica violentissima che, investendoli, li mandò tutti e quattro in coma.
Il KGB ha occultò i loro corpi e li ibernò, per coprire e custodire i segreti delle missioni.
I loro vecchi nomi erano Olga, Irina, Jurij e Ivan.

Fast forward: 2008. Una rivista scandalistica inglese sbatte in prima pagina lo scoop rivelando i retroscena di ciò che è accaduto: dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la scomparsa del KGB, i quattro Svetlanas sono stati scongelati, hanno deciso di dare un taglio netto col passato e di cambiare identità.
Con queste premesse è chiaro che se i comunisti sono ritenuti rei di mangiarsi i bambini, i soviet punk Svetlanas possono essere tranquillamente ricordati come gli iniziatori del punk rock nell’ex URSS.

Come nella migliore tradizione dei supereroi yankee, anche i soviet punk Svetlanas hanno affrontato quell’iter di trasformazione genetica, dalla catalessi ibernata al risveglio col botto – BANG! – che li ha condotti a riprendere in mano i vecchi brani abbandonati nel ’77. Questa volta, però, con una consapevoezza dei superpoteri inaspettati, che li ha finalmente spinti ad assemblare materiale per farne un disco intero (uscito il 28 ottobre, data già annoverata nell’epica di regime come  l’evento più esaltante dell’intera storia russa, secondo soltanto all successo della missione spaziale di Jurij Alekseevič Gagarin del 1961).

Nell’album ci sono 13 tracce appuntite (registrate al mitico Sonic Iguana Studio di Mass Giorgini), che deflagrano nel giro di mezz’ora o poco meno, dopo un’incubazione durata trent’anni. I punk sovietici raccolgono riff come schegge di uno Sputnik andato in frantumi, li riassemblano e si azzuffano con lontani fantasmi di Circle Jerks, Zero Boys, TSOL, Germs… e anche un po’ di Spitboy.
Olga Pushkina aka Olga Svetlanas – vocalist della band dalla voce rauca ed esasperata per gli innumerevoli vodka shot che le versavano nel ghiaccio durante l’ibernazione – danza sui riff vertiginosi del chitarrista Mick Vassilli e svolazza su montagne russe postatomiche architettate dalla sezione ritmica a firma Alx Dimitri (basso) e Juri Diste (batteria).

Svetlanas è una trama, un ricamo concettuale di alto spionaggio che smitizza il regime con un fondamentalismo punk di gelida ortodossia. E’ così che anche l’intro-anthem “Svetlanas National Anthem” (con l’inno sovietico in prima linea) sembra materiale d’avanguardia, piuttosto che rievocazione di fasti passati, non appena viene assassinato e scardinato dal pesantissimo riff di “Soviet Assassin”.
In “KGB is Dead”, come in “I Am a Spy”, straborda l’essenza ambigua dello spionaggio Svetlanas, e si abbandona l’ipotesi di un’altra grande truffa del rock and roll per addentrarsi in situazioni più turbolente – come un decollo su un TU-144 o un Concordosky, la replica sovietica del Concorde.

Come nelle migliori fiabe sovietiche conclude il disco “We Eat Children”. Giusto, ma con una fraccomandazione: prima di mangiare i bambini, è meglio educarli a colpi di soviet punk.

Matrioske punk d’antan

cover-svetlanas.jpgSvetlanas – KGB Session (2009)

Sarà che sono vecchio e stanco, sempre più stanco. Ultimamente poi mi sono successe due cose a dir poco singolari: la prima, bellissima, forse la miglior cosa possa capitare a un essere umano; la seconda, drammatica, forse la peggior cosa possa capitare ad un essere umano, anche se per fortuna mi ha solo sfiorato… per adesso. Be’, dicevo, sarà questa cazzo di stanchezza e ‘sto stato d’animo che sfiora pericolosamente il disturbo bipolare, ma certe cose – seppur ininfluenti – non riesco proprio a digerirle. Per esempio che un disco punk esca soltanto in distribuzione digitale. Ecco, mi pare una cazzata. Così come mi pare un’altra mezza cazzata continuare a vestirsi di estetica russa vent’anni dopo le provocazioni dei CCCP (che pure loro gonfiarono i testicoli all’inverosimile dopo un po’).

Per farla breve, questo mini delle Svetlanas avrebbe avuto tutto per farmelo odiare.
Eppure non ci riesco.

Intanto apprezzo che mi abbiano spedito i cinque pezzi dentro un fichissimo cd-r simil vinile. E poi “alla fin fine”, come dice sempre Marcello del Grande Fratello, è la musica che conta. E questa mi piace non poco.
Mi piace che un solo pezzo superi il minuto e mezzo: quel “Kremlin Killer” più lento e dilatato degli altri e dal cantato che fa pensare a certe garage band femminili dei Sixties.
Mi piace la velocità felina e rassicurante di “Russian Tiffany”.
Mi piace la voce un po’ Courtney Love di “Chernobyl Boy”.
Mi piace il gustoso Big Babol punk di “Soviet Of Your Heart”.

Insomma mi piacciono. A Olga/Angela (voce), Ivan/Pedro (chitarra), Irina/Chiara (basso) e Jurij/Diste (batteria) consiglierei soltanto una cosa: raggranellate 600-700 Euro vendendo matrioske per strada e con questi pezzi autoproducetevi un vero 45 giri.
Dopo, magari, licenziate l’album vero che mi pare sia nei vostri progetti imminenti.

Dasvidanija.

La parola al Club 27

franz.jpgPochi preamboli… questa volta abbiamo intervistato per voi Franz, bassista dei milanesi Club 27, discepoli del punk rock’n’roll senza fronzoli. Il losco soggetto che vedete qui a lato è stato – come di consueto – loquace e disponibile, quindi eccovi le sue dichiarazioni. Enjoy…

Franz, se avessi potuto salvarne uno solo della leggendaria e un po’ sfigata setta del Club dei 27… chi avresti risparmiato?
Beh, fammene salvare uno per sesso! Kurt Cobain e Kristen Pfaff (bassista delle Hole).

Ne è passata di acqua putrida sotto i ponti dai vostri esordi a oggi. Puoi raccontarci un aneddoto in particolare a cui sei legato nella saga dei Club 27?
Tipo quando siamo rimasti bloccati in aeroporto a Gatewich perché avevano sospeso tutti i voli a causa della neve.

Sono cambiati i vostri riferimenti musicali dall’inizio ad ora? e ti diverti di più a suonare adesso o agli albori?
Beh no, non direi. Alla fine la nostra musica viene fuori dai nostri ascolti comuni : punk 77, hc, r’n’r; so che sintetizzato in tre sigle sembra riduttivo ma non lo è affatto. Ci sono migliaia di canzoni e gruppi e spunti in queste tre sigle. Poi, al di là dei riferimenti comuni, ogni membro della band cerca di inserire nelle canzoni propri riferimenti, che ne so… fumetti, politica, film di guerra, hot rod, ecc.
Ma io penso che gli albori di una band siano sicuramente la parte più divertente… cioè, all’inizio fai una fatica cane a trovare le date e la band è sempre un po’ in balia di se stessa quando è sul palco ed è tutto una cosa nuova, poi la band cresce (sennò muore!) e fai i dischi e le date fighe ecc… però gli incipit sono sempre la parte migliore della storia.

Qualcosa sullo split 7″ con le Svetlanas e sulla vostra etichetta discografica?
Oh, sì… dunque l’idea delle Svetlanas era venuta a me l’inverno scorso al Den. Io avevo delle canzoni che gli altri Club 27 avevano scartato e una sera parlando con la Angela le ho detto che sarebbe stata una figata una band di sole donne s-vestite da escort russe, ma con falci, martello e iconografia da realismo socialista e mi è venuto in mente il nome Svetlanas.
Poi alla fine le Svetlanas sono diventate una altra cosa ed una band della madonna, poi con il Diste (ex bass di La Crisi e Sottopressione) alla batteria!
La Serpentine Records è un’etichetta svizzera che produce vinili e cd di gruppi che piacciono a loro. Nel senso che producono magari un 7″ punk italiano , poi un album cd death metal svedese, e magari un lp stoner texano. Christian Bamert, uno dei due soci, è un vero talent scout, va ai concerti e compra dischi e demo e poi contatta le band che gli interessano. Così ha fatto con i Club27 e le Svetlanas con lo split Rote Front. La copertina è di Silvano che è un disegnatore bravissimo (è il disegnatore ufficiale di Robert Stanton e disegna per la texana Bad Moon Comics)!

Tra poco andrete a Londra per un paio di concerti…c’è emozione a suonare in un locale storico della scena punk britannica come l’Hope and Anchor?
In effetti ci ho messo un po’ a rispondere a questa intervista e quindi a Londra ci siamo gia stati abbiamo suonato al Grosvenor (Brixton) ed è stato bellissimo, era pieno a tappo e sono stati tutti molto calorosi e gentili; tra l’altro non eravamo con la nostra formazione originale perché Richi (chitarra) si è rotto la spalla al concerto di capodanno al Surfer’s Den in una rissa con dei punk svizzeri, quindi lo ha sostituito Bert dei The Detonators. Invece all’Hope and Anchor non abbiamo suonato perché il cantante-chitarrista subentrato al posto di Joe è scappato la mattina dopo ed tornato in Italia. Robe da matti! Alla fine ci anche fatto un favore perché cantava male e suonava peggio. Beh, ora è tornato il vecchio Joe e la differenza si è vista al concerto del 12/02 al Magnolia, quando abbiamo suonato di spalla ai The Damned. Torneremo a Londra quest’autunno per fare altre date e suoneremo anche all’Hope and Anchor.

Come vedi evoluta, o meno, la realtà del sottosuolo milanese di questi tempi?
A Milano & vicinity ci sono un mucchio di ottime band che non riescono ad avere un’etichetta e fanno fatica a suonare in giro e dei pagliacci incredibili che formano una band a tavolino, che hanno subito un’etichetta e ammorbano la gente con le loro banalità. Personalmente a me piacciono i The Detonators, The Savoyas, Bastardi e molte altre.

Come vi siete trovati a condividere il palco con i Damned e come nasce la tua amicizia con Captain Sensible?
E’ la seconda volta che suoniamo con i The Damned e penso che il 12/02 al Magnolia abbiamo fatto il nostro migliore concerto in assoluto. Sono tutti molto gentili, ci hanno fatto usare la loro batteria e Captain Sensible ha suonato con la t-shirt dei Club 27. E’ veramente un grande. Avrei voluto andare con loro a Bologna ma non ho potuto. Mi è spiaciuto molto.

Chi sono i veri “terroristen” adesso (vedi album dei Club 27)?
Sono la Rote Armee Fraktion. sono dei nostri eroi.

Tra i Ramones e il surf a chi potresti rinunciare?
Quando ho finito di surfare, in genere, mi ascolto un album dei Ramones e mi leggo Punisher War Journal. Non posso rinunciare né all’uno, né a l’altro.

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