Stoner bloody stoner

Stoned Machine – Human Regression (Casket/Alkemist Fanatix, 2010)

Stoner, fottutissimo stoner… e l’headbanging parte dal primo riff, insieme a una filosofica – quanto ignorantissima – sospensione di giudizio. Già, perché stranamente il sottoscritto di fronte allo stoner rock diviene il prototipo del rocker alla Beavis & Butthead.

Questi Stoned Machine, come il nome mette subito in chiaro, con lo stoner ci vanno a nozze. E anche col mio terzetto di neuroni… ciò significa che mi sono piaciuti. Bei riffoni ossessivi con una chitarra dal sound cremoso come lava (probabilmente c’è un Big Muff di mezzo), mid tempo rocciosi come sassi tirati sulla nuca, basso fuzz e voce col giusto feeling rock, sofferta e torrida senza mai scadere nell’esibizionismo metallaro.

A questo punto lo dico. La parola magica è Kyuss, da pronunciare tenendo a mente qualche lezioncina Sabbathiana e un (bel) po’ di grunge anni Novanta. Il tutto per un bel risultato, che confluisce in un cd desertico, cupo, melodico e heavy che fa sognare serate nella Death Valley e pomeriggi a cavallo di una moto sotto al sole bastardo dell’Arizona.
La morsa si allenta solo verso il finale, con la penultima “Listen to the wind”, una ballata soffice ed esoterica dal sapore orientale – che probabilmente si ispira ad alcune cose degli Zeppelin, oltre a evocare suggestioni care a Brian Jones. Ma si chiude in bellezza con un pezzaccio muscolare, ovvero la title track.

Buona anche la produzione, moderna senza risultare fredda. Promossi a pieni voti. Ora scusate, ma devo pulire la sella della Harley. Ah cazzo… forse è meglio se prima mi compro la Harley, però.

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