Come non ristampare i Boohoos

Boohoos – Here Comes The Hoo 1986-87 (Spittle, 2008)

Attenzione. Questa recensione/segnalazione contiene una dose equina di veleno arbitrariamente somministrato e di insana parzialità.

Che la Spittle attuale (che non è esattamente la stessa di 20 anni orsono) mi stia un po’ sulle palle, l’ho già chiaramente detto. Sono un presuntuoso di merda, probabilmente, ma il fatto che non si siano mai degnati di rispondere alle mie mail, in passato, mi ha indispettito parecchio. Un “No grazie” di norma non si nega a nessuno, ma evidentemente c’è chi è troppo importante per concedere 12 secondi del suo tempo aureo a una webzine di merda. Molto bene. E’ così che va a finire che io la roba Spittle non la compro, oppure la prendo usata per principio. E’ una gran rottura, perché comunque fanno cose che mi interessano molto, però fino a ora il mio ridicolo boicottaggio da bimbo capriccioso (gnègnègnè… e che cazzo, lasciatemi regredire in pace ogni tanto) è andato in porto.

E’ così che dopo non molti mesi dall’uscita di questo cd antologico dei Boohoos, sono riuscito a procurarmelo per meno di cinque euro da un amico che l’aveva recuperato non si sa come e non era interessato a tenerlo. O gaudio, o tripudio… perché, per chi non lo sapesse, i Boohoos sono stati – alla stregua dei Not Moving – una delle realtà più pazzesche del rock underground italiano degli anni Ottanta.

Tutto ciò accadeva più di un anno fa; “e perché ce ne parli adesso?” vi starete chiedendo… beh, il motivo è che appena portato a casa, questo cd mi ha lasciato piuttosto perplesso: contiene, infatti il 12″ The Sun The snake and The Hoo e il LP Moonshiner, oltre a un inedito e a parte del demo. Quindi, ricapitolando, due dischi che possiedo da anni in caro, vecchio, glorioso vinile, una outtake (trascurabile) e – puttana eva – solo quattro dei sei pezzi del demo Bloody Mary. Tutti validi motivi per piazzarlo nella pila dei cd e rimandare l’ascolto approfondito a data da destinarsi.

A un anno abbondante di distanza mi viene voglia di toccare con mano il Rock; sì è proprio voglia di Boohoos.
La pigrizia invernale mi fa preferire il cd ai due vinili, ed è così che arriviamo a noi. E, ci arriviamo un po’ male, onestamente. Perché, posta l’intoccabilità e la grandezza della band (a scanso di equivoci: una miscela esplosiva di punk, garage, blues, Stooges, sound di Detroit, Dead Boys, Doors e Stones), questa ristampa è invece fatta con poco criterio e pochissima passione.
Volevano iniziare, i signori Spittle, con una botta di stupore e hanno piazzato come traccia d’apertura la outtake “Bloody Mary”, un pezzo medio che però, a caldo, non regge il confronto con gli altri (del resto se era stato scartato, ci sarà stato un motivo, no? E allora metterlo al principio non è una scelta eccezionale, mi permetto di dire).
Poi, già che abbiamo iniziato col botto, proseguiamo con l’album Moonshiner, che cronologicamente viene dopo The Sun The Snake and The Hoo, machissenefrega: “a noi piace fare le cose a ritroso, per cui beccatevi il gruppo così come era nel 1987 e fatevi la strada all’indietro”. Insomma, no. E’ una brutta idea. E poi c’è la mattanza operata sul demo, mutilato di due cover degli Stooges; magari c’erano dei diritti da pagare, magari era finito lo spazio, magari però allora era meglio lasciare perdere, perché io (e come me , immagino, tutti gli altri) in questo modo finirò per andarmelo a scaricare il demo, per sentirlo tutto. E poi Gesù piange quando i cattivi scaricano la musica da Internet, lo sapete, vero?

Veniamo poi al posterino con le liner notes. Bello, ben realizzato, però non capisco la necessità di riempirlo con quattro scritti in cui i soliti noti del panorama giornalistico italiano incensano (in maniera sacrosanta, peraltro) il gruppo. Ma una bella intervista ai Boohoos non era meglio, per dire? O qualcosa di scritto dalla band.  In fondo che erano grandi lo si sapeva già, non c’era bisogno che ce lo rispiegassero i pur bravi Frazzi, Sorge, Guglielmi e Dimauro.

Concludendo, questa pappardella si dirama come un serpente mitologico con due teste. Una è quella cattiva e velenosa, e dice “Fare le ristampe così è un crimine e un pessimo servizio agli acoltatori, che dovrebbero evitare accuratamente i lavori così approssimativi”. L’altra è più mite e le interessa solo la musica, per cui lei dice “Un grande gruppo, da sentire e risentire, senza badare troppo a cronologia, dettagli e fanatismi da appassionati hardcore”.

Boohoos, se ci siete battete un colpo e prendete in mano le redini della situazione: ripubblicate voi le vostre cose e fatelo con le palle e l’anima che la vostra musica ha da sempre.

PS: visto che io alla fine ho solo strepitato e sputacchiato, andate a leggervi un articolo veramente appassionato sui Boohoos, su La musica di Caio.

PPS: però che fatica i boicottaggi…

Not Moving mega pack

notmovingNot Moving – st (Spittle, 2009)

Attenzione: questa sarà poco più di una segnalazione e non una vera recensione, vista la mia totale parzialità e partigianeria quando si parla di Not Moving, che da sempre considero uno dei gruppi migliori (forse il migliore) che lo stivale abbia mai partorito in ambito punk, garage e rock (altro…)

Remastering the unmasterable

chelseaChelsea Hotel – We’re All Gonna Die (Spittle, 2006)

Nel 1982 io avevo 12 anni. Nella mia città, il classico stereotipo di piccola provincia quieta e sempre un passo indietro, non è che si muovesse poi molto. Anche se, a sbattersi e a informarsi, si rischiava di finire nel giro di Otello, il negozio di dischi fico che addirittura si approvigionava quasi mensilmente – narra la leggenda – oltremanica, grazie a viaggi-pellegrinaggio del proprietario che portava indietro valigiate di novità in quantità limitatissime.
Ma a 12 anni da Otello non ci entravi, era roba da gente grande, grossa e balorda (avrei imparato solo dopo diversi anni che non era esattamente così). Quindi io ascoltavo le cassette degli Iron Maiden e degli AC/DC comprate da Audiovox, il negozio normale in cui anche a uno sfigato era concesso l’ingresso. E da Otello ebbi il coraggio di addentrarmi solo verso il 1984; c’è anche da dire che non smisi più di andarci fino al cambio di gestione.

Tornando a noi, nel 1982 usciva il demo dei Chelsea Hotel di Piacenza – proprio mentre io mi esaltavo con Killers e Back in Black (per fortuna gli Scorpions li avevo snobbati). Un nastro sanguigno, caotico, distorto, scuro e saturo di fruscio. Per non parlare del feedback.
Una raccolta di 11 brani che fotografavano un’idea di punk contemporanemente tanto italiana, ma anche con un respiro internazionale, vista l’innegabile tendenza ad avvicinare due generi piuttosto lontani – almeno nelle rispettive (auto)percezioni – come l’heavy metal più plumbeo e l’hc punk più acido e urticante. In questo ristampone della risorta Spittle sono inclusi, poi, 4 brani live come bonus (tra cui una cover di “Search & Destroy” che la dice lunga sull’anima dei Chelsea Hotel).

Come spesso accade nei casi di recupero dal passato (anche se questo demo era già stato ristampato un po’ in sordina, su vinile, a metà anni Novanta) occorre contestualizzare, anche perché la qualità sonora non aiuta certo e non è user friendly, soprattutto nei confronti di chi non ha molta dimestichezza con punk, Italia e primi anni Ottanta.
I pezzi sono veloci, rabbiosi, scatarranti, a volte scoordinati, altre lucidamnete folli – con lamate di soli metal che spuntano qua e là (non a caso in formazione, a parte i mitici Tony Face e Black Demon, c’è Davide Devoti – poi nei Raw Power e nella band di Vasco “noi giovani” Rossi). Ma il tutto è sepolto in un magma sonoro frusciante e sfrigolante, dovuto appunto al deterioramento del nastro originale e alla non esaltante qualità della registrazione.

Detto questo… senza cadere in facili dietrismi e idolatrie dell’italico verbo punk, difficilmente i Chelsea Hotel oggi cambieranno la vita a qualcuno – mentre all’epoca probabilmente l’hanno fatto: leggetevi la bellissima pagina scritta da Luca Frazzi, a questo proposito, contenuta nel cd. Però, se amate la scena italiana di quegli anni e se non volete avere un colpevole vuoto nella vostra collezione, dovete procurarvi questo cd.

Rispetto massimo al gruppo e al suo lavoro. La Spittle, invece, mai si è degnata di rispondere a delle mie mail… simpatia estrema, complimenti: sappiate che il cd me l’hanno gentilmente omaggiato, dunque, perché visto l’andazzo piuttosto che regalarvi un centesimo mi faccio un giro dell’isolato di corsa – vedi il caso della ristampa dei Boohoos, che non compro per principio. Magari la troverò usata a 5 euro. Punk rock.

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