Arrivano i bìt

barbieri fenomeniI Barbieri / I Fenomeni – Battle Of The Bands split 7″ (Area Pirata, 2014)

Lo confesso: al primo ascolto, distratto, in un pomeriggio piovoso di una giornata fetente, questo split mi ha lasciato del tutto indifferente. Anche un po’ infastidito, al pensiero di “Che due coglioni, ancora ‘sta boiata degli anni Sessanta, coi pezzi fighi tradotti in italiano e riarrangiati per essere canzonette da Festivalbar”.

In realtà non è esattamente così (altro…)

Io sto con Rudi Protrudi

Fuzztones – Preaching To The Perverted (Stag-O-Lee, 2011)

Io sto con Rudi Protrudi. Sto con chi ha preso abbastanza calci in faccia per avere poi la dimestichezza sufficiente nel saperti afferrare per le palle con una manciata di vecchi brani rock’n’roll.

Non raccontiamoci balle, Rudi è un perdente. Ai giorni nostri la definizione politicamente corretta di perdente è “musicista di culto”; ok, può andar bene, ma chiamiamo le cose col loro nome: loser.
I Fuzztones, nella prima metà degli anni Ottanta, avevano il mondo ai loro piedi – o almeno erano in procinto di averlo. Show devastanti, un paio di album (soprattutto l’epocale Lysergic Emanations) che spaccavano, la nuova onda del garage revival cavalcata col piglio dei capobanda.
Poi, il treno passa. L’underground non si tramuta in mainstream; arriva il grunge. Sono anni di oblio, Rudi fa e disfa, anni di dischi bruttini (per non dire di peggio), la nicchia è sempre più piccola, il “culto” sempre più sotterraneo.

Ma il garage non muore mai. Il garage brucia sotto le ceneri, instancabile.
Così, un giorno di novembre dello scorso anno, mi ritrovo a una data del tour italiano per festeggiare i trent’anni di attività della band. Concerto bellissimo, sofferto e sudato, dai volumi insostenibili (le orecchie hanno continuato a fischiarmi ininterrottamente per due giorni filati). Mi compro il disco, questo Preaching To The Perverted.
Che dire: non stiamo parlando di un capolavoro, ma di un disco terribilmente onesto. E piacevole. I nostri hanno abbandonato il fuzz in favore di un approccio più adulto, più “meditato”, al garage rock. Meno Sonics e più Doors, mi verrebbe da dire. Soprattutto in brani come “Don’t Speak The Ill Of The Dead” e “Hurt, Flirt & Desert” le similitudini con il gruppo di Morrison sono evidenti.
Comunque, quando pigiano sull’accelleratore vengon fuori dei pezzi più che dignitosi, vedi “Set Me Straight” e “Launching Sanity’s Dice”. Valore aggiunto al disco è l’organo del nuovo acquisto Lana Loveland, che canta con Rudi nella commovente “Bound To Please”, acme del disco: parte lenta e leggermente psych, decolla in un crescendo soul blues, per poi ripiegarsi dolcemente.

In definitiva, il miglior disco dei Fuzztones da parecchi anni a questa parte.

Che fate, voi ci state?

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