Sempre gli ultimi a sapere…

last to knows divideThe Last To Knows – Divide (Mind Pollution Records, 2013)

Sono una vecchia conoscenza i senesi Last To Knows. E non mancano mai di stupirmi ogni volta: il che non è decisamente una cosa comune. Con questo cd (full length, si diceva una volta per fare i fighi) esplorano sempre più a fondo la loro anima country/roots rock made in USA (altro…)

Annunci

Meet you in Siena, Nevada

The Last To Knows – 2011 Promo (autoprodotto)

E’ praticamente passato un anno esatto da quando conobbi i The Last To Knows che si fecero vivi mandandomi il loro bel 7″ Seven Men/Dig For The Heart. Rieccoli, a sorpresa, con un pugno di canzoni nuove di zecca, registrate lo scorso ottobre e raccolte sotto al titolo provvisorio di 2011 Promo (sì 2011).

Sono ancora maturati – non che fossero particolarmente acerbi – i nostri folk/country rocker senesi e hanno raggiunto un ottimo livello di padronanza del genere, tanto da cavalcarlo con disinvoltura senza attingere in maniera troppo smaccata da nessuno dei loro numi ispiratori: Bob Dylan, Rolling Stones, Hank Williams, Creedence Clearwater Revival, Reigning Sound, Neil Young, Townes Van Zandt e Gram Parsons.

Ovvviamente l’anima dei The Last to Knows è rapita da atmosfere e suggestioni statunitensi al 100%: deserti, praterie, drammi da stazione di servizio, amori che durano la lunghezza di una highway ed evaporano, notti a base di alcool e neon colorati… qui di punk e di rock’n’roll tradizionalmente inteso non ne troverete. Ma – in compenso – nei loro pezzi aleggia l’alone mortifero e letale della lower America, con tutte le sue contraddizioni e tradizioni.

Se, poi, siete curiosi di come un ispirato Gram Parsons avrebbe potuto infilare Siena in un brano fintamente allegro – ma in realtà malinconico e livido come una prateria dopo un incendio – i The Last To Knows sono il vostro gruppo e vi esaudiranno nella mitica “Cross Your Mind”.

Tra l’altro, se avete un’etichetta fatevi avanti: i ragazzi non vedono l’ora di pubblicare ufficialmente questi cinque gioiellini – magari insieme ad altri brani, per far uscire un album completo. Contattateli… fatevi il classico favore, se avete un po’ di cervello.

Il demente è servito

cddementThee Dements – 1st Nine Months, From Easter To Christmas (2010, Bubca)

“Lo-fi: qualsiasi procedimento di registrazione e/o riproduzione audio che non raggiunga l’accuratezza e la trasparenza che sono l’obiettivo delle apparecchiature ad alta fedeltà” (altro…)

Mongoloid, he was a mongoloid…

nojobblowjobThee Dements – No Job Blowjob (Bubca, 2009)

Stavolta i Bubcanieri – ok , la pianto subito – me l’hanno fatta grossa. Questi Thee Dements, infatti, sono l’apologia dell’apocalisse lo-fi, l’olocausto delle registrazioni pulitine, il genocidio della compattezza sonora (altro…)

Last to know, first to go!

ltk-cover_a_ok4Last To Knows – Seven Men/Dig For The Heart (7″, Hey Baby It’s a Secret)

Caspita… una bella sorpresa davvero questo singoletto vinilico di una band made in Siena, ovvero gli italianissimi Last To Knows. Che saranno anche italiani anagraficamente, ma hanno anima e cuore interamente a stelle e strisce. (altro…)

Funhouse: l’intervista!

sono-stato-pure-giovane-e-munito-di-capelli-lunghi.JPGAbbiamo parlato dei Funhouse qualche tempo fa (esattamente qui) e vi avevamo anticipato di aver preso contatti con un membro della band per un’intervista. Bene: grazie al gentilissimo Maurizio – all’epoca dei fatti chitarrista della band – la cosa è stata realizzata e poco più sotto potrete leggere il risultato della chiacchierata fatta con lui via e-mail. Buona lettura e preparatevi a un viaggetto indietro di una ventina d’anni nella storia del rock nostrano…

Cominciamo dagli albori: dove e quando si sono formati i Funhouse? E poi, soprattutto, come è nata la band: vi conoscevate, qualcuno ha messo annunci da qualche parte… come vi siete incontrati, insomma?
I Funhouse si sono formati a Colle Val d’Elsa nel 1985. Io ed il batterista Paolo Grassini eravamo gia amici fin da piccoli poi si è aggiunto il bassista Fabio Pazzagli e infine il cantante Engels Begani. Paolo aveva 15 anni, io 16, il bassista 17 e il cantante 18: una bella scala… la cosa che ci ha fatto conoscere e iniziare a suonare è stata una grandissima passione per la musica, che tutti e quattro avevamo.

Trovavate spazi per suonare dal vivo? Avete fatto molti concerti nel periodo in cui la band è esistita? Quali esibizioni ricordi, in particolare, per qualche motivo che le ha fissate nella tua memoria?
A Colle Val d’Elsa gli spazi per suonare dal vivo,quando abbiamo iniziato, erano i soliti locali anni Settanta dove veniva suonato prevalentemente liscio. Poi un gruppo di ragazzi ha fondato un’associazione culturale che ha cominciato a organizzare concerti di musica rock indipendente: questa associazione si chiamava Macelleria Ettore.
Di concerti ne abbiamo fatti veramente tanti, ma il primo vero impatto con il pubblico è avvenuto durante le selezioni del rockcontest al Tenax di Firenze (nel 1987), che abbiamo gloriosamente vinto. La finale del rockcontest è stata la prima grande esibizione dal vivo per tutti e quattro, infatti ci siamo ritrovati a suonare con il locale pieno di gente completamente in delirio! Il cantante fece una performance da far invidia al mitico Iggy e penso che metà della vittoria fu decisamente merito suo. Esiste un video del concerto e spero di fartelo vedere così ti renderai conto di quanto detto! Dopo l’esibizione è persino venuto a trovarci nei camerini Ringo de Palma, che era il vecchio batterista dei Litfiba (tragicamente scomparso nei primi anni Novanta), il quale ci disse che anche se non avessimo vinto, la nostra era stata la miglior esibizione della serata. Considera che la vittoria a Firenze fu un vero e proprio successo, dato che nessuno di noi aveva mai avuto esperienze musicali.
Altri concerti che ricordo ancora oggi sono quello all’Officina di Genova (storico locale fatto all’interno di una chiesa sconsacrata, demolita negli anni Novanta), poi quello di Catania al Macumba, con i ragazzi del posto che cantavano a memoria i nostri pezzi, il concerto al vecchio Leoncavallo di Milano che era stato assaltato dalla polizia alcuni giorni prima… ricordo ancora i buchi alle pareti fatti dalle ruspe per lo sgombero. Poi ce ne sono altri: a Montebelluna (TV), a Roma al vecchio Tendastrisce, Bologna al Casalone, Viareggio nel locale (Seagull? Un night club) dove si era esibita la settimana prima la mitica Cicciolina, al Bloom di Mezzago… ogni concerto era sempre una nuova avventura per noi: si potrebbe scrivere un libro.

rockerilla-88.JPG Come avete iniziato la collaborazione con la Electric Eye, che ha pubblicato il vostro 7″ e l’album The Way Things Will Be?
La collaborazione è avvenuta grazie a un incontro a un Independent Music Meeting a Firenze (1988 circa): facemmo avere il nostro demo a Claudio Sorge, che era il fondatore di Electric Eye, e il giorno dopo ci telefonò e ci mise sotto contratto per un 7″ e un album. Il contratto però, più che avere una validità legale, era una specie di scrittura privata.

Che tipo di accordo avevate con Electric Eye? Mi spiego: l’etichetta si occupava solo di gestire gli oneri della distribuzione (facendo pagare a voi costi di incisione e di stampa dei dischi) oppure si sobbarcava anche alcune spese?
Il produttore ci pagò la stampa del singolo, dell’LP e una parte delle spese di studio per l’album.

Puoi elencarci la vostra discografia dettagliata, nel caso ci siano altre uscite oltre al 7″ e al citato LP? Non vorrei fare la figura del pirlone, ma ho la sensazione di avere visto, anni fa, un altro album targato Funhouse, ma potrei sbagliarmi… mi sono inventato tutto?
La discografia dettagliata è la seguente:
Demotape (1987)
– “Nothing To Do” nella compilation Rockcontest (1987)
You Rules Not mine/Screamin’ Eyes 7″ (1988, Electric Eye)
The Way Things Will Be LP (1989, Electric Eye)
– “People Wanna Stay Together” nella compilation Rock Against Proibitionism (1990, Wide Records)

Quando si è sciolta la band? Posso chiedere i motivi, sempre se non è una domanda troppo indiscreta?
La band si è sciolta nel 1992, mi pare. Lo scioglimento è avvenuto perché non credevamo più in quello che facevamo, poi ci sono le altre cose che ti mette davanti la vita: il lavoro, le donne… insomma avevamo perso lo stimolo di andare avanti. Era triste ma vero.

Momento Meteore: sei rimasto in contatto con gli altri membri? Se sì, sai se hanno continuato con la musica? Insomma… che fine hanno fatto?
Certo che siamo rimasti amici, infatti per alcune risposte mi sono fatto aiutare dal bassista e dal batterista… anche con il cantante ci sentiamo spesso. Comunque gli altri hanno tutti smesso di suonare.

Chi scriveva i brani e come nascevano i pezzi dei Funhouse?
Prevalentemente i pezzi nascevano insieme, durante le prove. Certe volte portavo un riff di chitarra e lo sviluppavamo, oppure c’era un idea del bassista o del batterista: nasceva tutto molto naturalmente.

Avevate rapporti con altre band in circolazione all’epoca? Gente tipo Not Moving, Boohoos, Starfuckers… insomma: vivevate la presenza tangibile di una scena rock’n’roll (passami il termine un po’ ammuffito), oppure ognuno faceva repubblica a sé?
Con i Not Moving sì, abbiamo suonato spesso insieme, addirittura ci siamo incontrati con Dome (chitarrista) diverse volte anche ultimamente; poi anche con diversi gruppi stranieri tipo Died Pretty, Celibate Rifles ecc… ottenemmo la collaborazione di Giovanni Villani, un componente degli Steeplejack (gruppo di Pisa) per registrare un inserto di pianoforte nell’LP. All’epoca c’era anche una florida scena garage senese, i cui gruppi più rappresentativi erano Pikes in Panic e Motorpsyco Pluck: con loro ci frequentavamo ogni tanto. Eravamo amici anche dei Gang che incontravamo quando erano in concerto in Toscana.

So che hai cambiato piuttosto radicalmente frequentazioni musicali, a livello di genere e di progetti. Cosa ti è rimasto, oggi, dell’esperienza (umana e “sonica”) con i Funhouse?
Dell’esperienza con i Funhouse mi è rimasto tantissimo: più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto siano stati importanti quegli anni. Sembra strano, ma nel mio modo di suonare e di comporre c’è tantissimo rock, anche se la musica che suono adesso è molto differente. Per me la musica che facevamo era come una specie di jazz, perché tutto nasceva spontaneamente e senza regole, era una specie di improvvisazione radicale…
fun-house-tutto1990.JPG

Ray Daytona strikes back

cover-ray-daytona.jpgRay Daytona and Googoobombos – One Eyed Jack (66Sixties, 2008)

(di Manuel Graziani)

Ridendo e scherzando sono 10 anni spaccati che i Ray Daytona bazzicano il mercato discografico indipendente. Me lo ha ricordato lo spettacolare 7” del 1998, Ray’s Own Business, che fa bella mostra nel mio jukebox Rock-Ola 463.
I ragazzi toscani sono stati tra i primi, nel Belpaese, a operare quella eccitante commistione di surf e garage-punk e, pur rimanendo sempre ancorati a un suono volutamente vintage (termine che qui non viene usato a sproposito, paesani!), nel corso dei dischi hanno saputo mischiare le carte come dei vecchi croupier. Si pensi a Fasten Seat Belt del 2004, album alla Man Or Astroman? imbottiti di benzedrina, che ogni persona dotata d’intelletto dovrebbe possedere nella versione in doppio vinile (che c’ha pure cinque pezzi in più).

Dopo quell’orgia di sussulti fuzz, riverberi assordanti e schegge d’elettronica analogica sul combo senese sembrava essere sceso un impietoso sipario. E invece, corpo di mille balene!, eccoli ributtarsi nella mischia più grezzi e feroci del solito. Allo scioglimuscoli strumentale “Heart of Darkness” segue la voce lolitesca della bassista Rosie, in “It’s Not That I Don’t Like”, che sputa garage come fosse zucchero filato. “Dr Phibes’ Clockwork Wizard” è roba da bibita ghiacciata e pacca sul culo alla barista, mentre “Buttero Square” è un numerino spaghetti western con uno psicopatico che s’impossessa del microfono. La sgommata garage “Backdoor Baby” sa di gengive anestetizzate da cocaina, la cover di “Sick and Tired” è la botta che arriva subito dopo e “Trouble Pusher” non può che essere la corsa spasmodica per rintracciare lo spacciatore e farsi allungare un altro paio di grammi.

In finale, i Ray Daytona and Googoobombos sono come Giorgio Scerbanenco: in vita se l’inculerà soltanto qualche sciroccato come il sottoscritto, ma quando stireranno sentirete il roboante coro dei soliti stronzetti che vi diranno quanto erano grandi, “avanti pur guardando indietro”, seminali ecc. Non c’è un cazzo da fare, c’est la vie.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: