The PeΔrls Δre here

peralsThe PeΔrls – s/t (Rijapov, 2013)

Io negli anni Novanta, quando leggevo NME e iniziavo a vedere il termine “shoegaze”, mica avevo capito cosa cacchio fosse. E avevo la sensazione che fosse roba che non mi piaceva. Poi in realtà, ad esempio, i My Bloody Valentine li ascoltavo anche (rigorosamente sempre quando ero in botta pesante da trip o altra robetta spianante) e mi gustavano. Però, a oggi, ancora non mi è chiarissimo il concetto di shoegaze.

Le The PeΔrls si definiscono così, appunto, ma devo dire che oltre alle ovvie influenze prischedeliche/psicotrope, ci trovo molto più garage rock che altro, nel loro sound (altro…)

Captain Sensibles

The Sensibles – s/t (autoprodotto, 2012)

Il senso di imbarazzo nel recensire dischi di persone che si conoscono è sempiterno e nemmeno dopo tanti anni di inchiostro e byte sprecati mi abbandona.
E’ così che affronto il singolo dei The Sensibles (con cui ho anche avuto modo di suonare live lo scorso autunno)… ma venendo io da un trucido background lavorativo (ormai dissolto nella storia) di fiction RAI e soap Mediaset, per fortuna trovo immediatamente le briglie dello schema drammaturgico del lieto fine… e tiro un sospirone di sollievo sentendo le quattro tracce di questo vinile in edizione limitata e numerata a mano.

I The Sensibles suonano un pop punk ad alto contenuto zuccherino, imbastardito con il power pop e ovviamente basato sul connubio tra melodia a briglia sciolta e la personalità più burbera di sezione ritmica e chitarre – chiaramente di ispirazione punk rock.
I riff sono semplici e fortunatamente non scontati (diciamolo: l’inventiva in questo genere latita, complice forse anche una certa limitatezza di confini entro cui muoversi… a ben pensarci l’unione di due entità come punk e pop, asfittiche a priori, non poteva che portare – dopo pochi anni – all’effetto aria viziata), i pezzi ben costruiti e poi c’è l’asso nella manica… ossia la voce di Stella.

Bravi, ineccepibilmente bravi. Anche per chi come me ormai non mastica più il genere da metà anni Novanta almeno (avrei dovuto mettere un disclaimer a inizio recensione: “Salve, sono Andrea e ho smesso col pop punk dal 1995”). E’ inutile che vi descriva ulteriormente il genere e i brani (anche se devo esprimere una preferenza personale per la traccia di chiusura “Dino”, saltellante e un po’ Sixties bubblegum): se vi piace questo tipo di punk rock avete già capito tutto e ve li consiglio anche.
Menzione speciale, invece, all’autoproduzione totale e alla grafica curata da Stella, che oltre a cantare è anche una brava artista e disegnatrice.

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