Scampoli di scum

gmGreedy Mistress – It Was Fine (Swamp, 2013)

Confesso di non sapere se la Confederacy of Scum è ancora attiva oppure ha ceduto all’avanzare degli anni e all’inevitabile invecchiamento dei soggetti coinvolti (in effetti, a 50 anni suonati magari non hai più voglia di romperti la fronte ogni sera a microfonate e girare il mondo facendo pezzi che parlano di stupri e serial killer assortiti), ma i Greedy Mistress musicalmente sarebbero senza dubbio una band che merita una tessera onoraria nella setta di questi zozzoni rudi e fetenti (altro…)

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Generazione Razor

Razorboy ha il physique du rôle del trafficante d’armi ceceno – questo basterebbe a fargli guadagnare di diritto un posto sotto vetro, nella bacheca dei rocker duri e puri. Si aggiunga un innato disgusto per gli Stooges – in un’epoca in cui tutti si sciacquano la bocca con l’ormai super coccolata combriccola di Iggy & soci – e, per finire, un viscerale trasporto ai confini con il patologico per lo scum rock, da GG Allin in giù.

Lo incontro nel cuore di Baggio vecchia, nella Milano bonificata ma un tempo decrepita e malfamata – dove crimini e misfatti si sono consumati fino a qualche anno fa. Ora la zona gode di buona salute, intaccata solo a tratti dalle bottiglie spaccate fuori dal locale gothic dark Zoe e dai decibel sparati dal “ragazzo rasoio” che abusa a manetta dei Pantera, duellando con il vicinato per scacciarne i fantasmi karaokiani.
Mi accoglie stravaccato sul suo divano di pelle, con la barba incolta, due lenti affumicate a coprire i segni di chissà quante notti insonni e un’improbabile camicia hawaiana teschiata. Sorseggia whiskey d’annata e lo stereo rigurgita le tracce della sua ultima fatica, Chainsaw Gutsfuck.

Sei orgoglioso dell’uscita del tuo disco anche negli States ?
Più che per il fatto di dove fisicamente sia uscito il disco, sono contento dell’etichetta discografica… è la Mystery School records, di proprietà del bassista degli Antiseen – il mio gruppo preferito. Avevano già sentito alcuni brani del mio EP di tributo a GG Allin ed era piaciuto, quindi, appena finito il mixaggio di Chainsaw Gutsfuck ho mandato il tutto a sentire… piacuto, approvato, fatto assieme.

Il suono di Chainsaw sembra un ibrido tra i Ramones e i Motorhead: quanto è consapevole questa scelta?
Qualsiasi gruppo pseudo-intellettuale e ben vestito ti direbbe che il loro suono non è influenzato da nessuno e che i pezzi vengono così, in base al loro stato cosmico o cazzate del genere… io ti dico: “esatto”. In effetti il mio scopo era quello di unire le due cose, la potenza dei Motorhead con le strutture semplici e classiche che hanno caratterizzato le canzoni dei Ramones in tutti i loro dischi. Di fatto volevo creare un punto di incontro tra il punk e il metal.

I tuoi brani, seppur molto ruvidi e potenti, mantengono anche nei momenti più duri un imprinting melodico; in che meandro di Razor si cela questo amore per i neomelodici?
Sono attratto dalle canzoni melodiche. Non sono abbastanza intelligente per ascoltare musica complicata, la canzone deve aver ritornelli orecchiabili, sennò non mi prende, non mi rimane in testa e quindi me ne dimentico. Solo che alla melodia amo aggiungere suoni ruvidi, cantati gutturali e testi senza alcun spessore. Potenza e semplicità, un po’ il discorso di prima… Motorhead e Ramones!

Il tuo disamore per gli Stooges è soltanto una provocazione o per te c’era davvero qualcosa di marcio nella Detroit fine anni Sessanta?
Tasto dolente: prima o poi qualcuno mi spara… hahahaha! Sinceramente è solo una questione di gusti. E non mi stanno neanche simpatici. Ma al di là di questo, non mi piacciono proprio e non lo dico certo per provocare qualcuno (però se avessi detto che non mi piacciono i Dire Straits, nessuno avrebbe fatto polemica). Come disse Madonna parlando dei Beatles: “Non mi sono mai piaciuti, è forse una colpa?”

Cosa puoi dirci della splendida copertina del tuo lavoro?
E’ stata fatta da una bravissima illustratrice di nome Gnubby. Io le ho detto solo cosa più o meno volevo: di fatto è tutta opera sua! Rappresenta un tipo che taglia a pezzi un po’ di gente con una motosega, ovvero: Chainsaw Gutsfuck…

Cosa pensi del fatto che ormai l’immaginario rock è così ripulito e fighetto? Voglio dire… la tossicità ha cambiato strada. Non pensi sia un po’ rivoltante il fatto che ormai siano i preti a indirizzare gli adolescenti al rock per tenerli lontani dai guai?
Ah, non so, non frequento tanto l’ambiente dei preti, quindi a me di dischi rock non me ne hanno fatto sentire nemmeno uno… una volta però un poliziotto mi ha regalato un cd dei Van Halen. Tutto qui. Sinceramente non ho una mia idea a riguardo, non mi interessa e quindi non mi pongo nemmeno il problema.

Hai in mente un tour promozionale a breve?
Per ora solo la presentazione del disco il 24 settembre al TNT di Milano, ma sicuramente poi farò un giretto per locali d’Italia/Europa per cercar di vendere qualche cd!

Sei l’unica persona che ho visto tracannare del centerbe (80% alcool!) come fosse acqua piovana: dove è il trucco?
Devo digerire dopo cena e il mio stomaco va un po’ a rilento…

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Razorboy meets GG Allin

Razorboy – Another Way to Sing GG Allin (Autoprodotto, 2010)

Razorboy vs GG Allin: a prima vista il confronto/scontro tra il Davide dello scum rock del presente e il Golia dello scum rock del passato potrebbe presentarsi, per i cultori, come un progetto amatorialmente velleitario e inabbordabile (altro…)

It’s a scum world

Greedy Mistress – A Compulsive Need Of You (Point Break, 2010)

I Greedy Mistress ora sono – a tutti gli effetti – una garanzia. Ben rodati, monolitici, potenti e incazzati, fanno tesoro degli anni passati a suonare e ad affinare (mi si passi l’ossimoro) il loro scum-metal-punk (altro…)

Greedy Mistress galore

ysmt_front_cover.jpgGreedy Mistress – Your Shoes, my Tongue (Chorus of One, 2007)
Greedy Mistress/Easygirls – split (Mousemen/Average Man, 2008)

Duplice recensione per i Greedy Mistress, band dell’area milanese/brianzola attiva da un paio di annetti. Il primo dischetto è Your Shoes, my Tongue (cd del 2007), lavoro d’esordio sulla lunga distanza (dopo un promo e una traccia su un 7″ compilation) contenente 10 brani più cinque spezzoni di interludio/alleggerimento (campionamenti più o meno noti). La band che viene fotografata è dedita a un punk ipervitaminico e duro, quasi scum a tratti. Chitarre sferraglianti, tempi sosenuti o mid, riff nervosi e muscolari che possono a tratti ricordare – fatte le debitissime proporzioni, ovviamente – i primissimi Black Flag o i Circle Jerks più rockeggianti.
Tanto entusiasmo ed energia, dunque, penalizzati però da una certa monotonia globale, accentuata anche dalla voce che risulta mixata molto bassa, con conseguente perenne “effetto brano strumentale” (se non si tira su per bene il volume).
Menzione per i titoli (peccato che non ci siano i testi!) “Rohypnol” e “No Holes Left”.

gmeg.jpgIl secondo dischetto è uno split cd (piuttosto recente) che vede quattro brani dei Greedy Mistress in apertura, seguiti da altrettanti dei colleghi meneghini Easygirls.
I GM godono ora di una registrazione/mixaggio che rende loro maggior giustizia e la loro anima USA punk fine anni Settanta-primi Ottanta si fa più presente. Sonorità alla Zero Boys e Red Rockers, azzarderei, nonostante la band faccia una inequivocabile dichiarazione d’intenti coverizzando “White Minority” dei Black Flag e “I Love Livin’ in the City” dei Fear del controverso Lee Ving (scelta apprezzabilissima, ma ambiziosetta, soprattutto per quanto concerne il pezzo dei BF). Una prova che convince e lascia il ricordo di una buona band dedita a quel particolare tipo di punk che segnò il passaggio e la nascita di un genere, ovvero l’hardcore statunitense.
Gli Easygirls si inquadrano più nel filone scum-hate rock e sono ovviamente discepoli di GG Allin, Confederacy of Scum (r.i.p.) e sublimi pervertiti di quella risma. Fanno il loro porco mestiere senza problemi, anche se mi convincono leggermente meno (questione di gusti, direi… il mio periodo scum è stato nei primi anni Novanta e ho un po’ mollato dopo la morte di Allin, anche se conservo gelosamente i dischi dell’epoca, soprattutto alcuni singoletti degli Antiseen). Anche loro includono due cover: la sempre devastante “Wasted” (made in Black Flag, of course) e una peculiare “Warsaw” dei Joy Division. Diciamo che li rimando a settembre, intuendo che hanno potenzialità e apprezzando l’amore per una causa ormai sopita (quella del destructo rock).

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