Tritaossa full optional

happy-charlie-thee-oopsThee Oops – Happy Charlie (Slovenly, 2012)

[di Franco “Lys” Dimauro ]

Non so di Charlie, ma io sono felice sì.
Finalmente un disco che fa incazzare i miei vicini e mi rende nuovamente fiero di accogliere le diserzioni quando indìco l’annuale riunione di condominio.

Happy Charlie è il disco che chiude a rapida, ma decisa, mandata (a fare in culo) il 2012, i suoi Lumineers, le sue Santigold, i suoi Of Monsters and Men, i suoi “ritorni d’ oro” (Dylan, Springsteen, Walker, Byrne, Morrison, i Soundgarden, gli Stones, gli Aerosmith, Frusciante) e ti fa dimenticare per un quarto d’ ora che le chiappe della Aguilera e le cosce di Rihanna sono le uniche cose buone che sono passate in tivù (altro…)

Semplice, ingenuo beat

spietatiJohn Devil e gli Spietati – s/t (autoproduzione)

[di Franco “Lys” Dimauro]

Mentre la “vecchia” scena italiana sembra accartocciarsi su se stessa, avvolgendosi in un’autoreferenzialità sempre più becera e settoriale di cui la recente raccolta Welcome back to the Eighties Colours rappresenta in qualche modo l’ ultimo eccesso narcisista e cannibale e rischiando di passare alla storia più che per “la scena che celebrava i Sixties” per “la scena che celebrava sé stessa” (altro…)

Rippers reprise

The Rippers – Better The Devil You Know (Slovenly, 2012)

Il buon Franco “Lys” Di Mauro ha già recensito il cd in questione qui su Black Milk, ma essendomene arrivata una copia a casa, dopo un ascolto fulmineo non posso esimermi dal dire due parole anche io. Perché questo è un  grande album di garage sbavante, rabbioso come un lupo mannaro e soprattutto competitivo (altro…)

Two Bit or not Two Bit

Two Bit Dezperados – s/t (Jeetkune, 2010)

E’ di qualche mese fa il secondo lavoro sulla lunga distanza di questi fenomenali Two Bit Dezperados, un quartetto che non ho ancora ben capito dove è di stanza (presumo in Italia), visto che tutti scrivono cose tipo “uniscono Sardegna, Brasile e Portogallo”, ma dove cazzo abitino ‘sti ragazzi non è dato saperlo.

Geografia a parte, questa band è da orgasmo psicosomatico se – come la natura esigerebbe – amate Sixties garage, blues, punk, folk, psichedelia e country, che vengono semplicemente mescolati assieme a colpi di cucchiaio, lasciando pezzettoni ben grossi e croccanti.

Praticamente lo scontato paragone coi Detroit Cobras è molto calzante, sia per il cocktail sonoro, sia per la presenza di una notevolissima voce femminile; ma le sfumature sono piuttosto differenti e hanno umori cangianti: più malinconici, molto roots/Americana, con piccoli tocchi di pop raffinato. Qui si muove il culo, si sbatte la testolina, ma ci si dondola anche con quella che potrebbe essere la colonna sonora di un documentario sui cowboy della Barbagia.

L’unica cosa che mi lascia perplesso è che molte altre recensioni che ho letto parlano di tropicalismo, Os Mutantes e influenze sudamericane. Come dire… io – a parte alcuni brani cantati in portoghese (ma solo cantati) – non è che abbia rilevato tutto questo tropicalismo. Anzi, c’è molto ottimo garage, ma da qui a mettere sul piatto il beat brasiliano mi pare corra una certa differenza. E, se posso permettermi un giudizio tagliente, è davvero meglio così, perché i Two Bit Dezperados vanno bene proprio così come sono.

Un altro bel colpetto per la Jeetkune. E per chi di voi sarà così furbo da investire pochi euro in questo cd.

Sardinia Garage

hangeeThe Hangee V – Unpleasantly Yours (For Monsters, 2009)

Un paio d’anni dopo l’ottimo esordio, gli Hangee V tornano in splendida forma per ribadire il legame indissolubile che c’è tra il garage-rock più selvaggio e quella stupenda terra che è la Sardegna. (altro…)

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