Treno per il camposanto

raymenThe Raymen – Death’s Black Train (Hound Gawd!, 2013)

[di Franco “Lys” Dimauro]

Il suono è criptico e bastardo, come sempre. Da trenta anni, una sicurezza. Una delle poche che ci sono rimaste.
Death’s Black Train anticipa di qualche mese quello che sarà il dodicesimo album della più crampsiana delle band berlinesi, presentandone due estratti e aggiungendo tre brani altrimenti inediti (altro…)

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Please meet miss Loveland

Lana Loveland – Order To Love (Groovie Records, 2011)

Lana Loveland è la pulzella maliarda che quel vecchio porcellone di Rudi Protrudi ha assoldato nella nuova incarnazione dei Fuzztones alle tastiere e che ancor prima suonava nei Music Machine riformati… questo giusto per inquadrare l’elemento e per farvi lustrare un po’ gli occhi, visto che so già cosa pensate di lei e della sua presenza fisica (e visto che un po’ lo penso anche io).
Ma Lana Loveland è anche la band che la suddetta tastierista ha messo in piedi. Ed è una signora band, alla faccia delle fantasie erotiche dei garagers di mezzo mondo che le scrutano le chiappe inguainate ai concerti.

Questo Order To Love – che vede Lana alla voce/tastiere, Lenny Svilar alla chitarra, Alex Tenas alla batteria e l’onnipresente Rudi Protrudi al basso – è un buon disco di garage americano anni Sessanta, con forti influenze West Coast. A tratti la filologia del sound è quasi esagerata e chiunque conosca anche solo superficialmente il genere non faticherà un istante a cogliere fortissimi echi di Jefferson Airplane, Love, Doors e Music Machine… insomma quel garage-folk-psichedelico che sta nel lato oscuro della Summer of Love, ombroso, intossicato, cafone e misterioso. Ma pur sempre leggermente freak.

Dieci brani compatti, ben arrangiati e senza sbavature, per un lavoro che – pur non facendo gridare al miracolo – può ufficialmente giocare nel campionato 2011 per il miglior disco garage. Unico appunto: la voce non sempre convincente e un po’ monocorde…

Io sto con Rudi Protrudi

Fuzztones – Preaching To The Perverted (Stag-O-Lee, 2011)

Io sto con Rudi Protrudi. Sto con chi ha preso abbastanza calci in faccia per avere poi la dimestichezza sufficiente nel saperti afferrare per le palle con una manciata di vecchi brani rock’n’roll.

Non raccontiamoci balle, Rudi è un perdente. Ai giorni nostri la definizione politicamente corretta di perdente è “musicista di culto”; ok, può andar bene, ma chiamiamo le cose col loro nome: loser.
I Fuzztones, nella prima metà degli anni Ottanta, avevano il mondo ai loro piedi – o almeno erano in procinto di averlo. Show devastanti, un paio di album (soprattutto l’epocale Lysergic Emanations) che spaccavano, la nuova onda del garage revival cavalcata col piglio dei capobanda.
Poi, il treno passa. L’underground non si tramuta in mainstream; arriva il grunge. Sono anni di oblio, Rudi fa e disfa, anni di dischi bruttini (per non dire di peggio), la nicchia è sempre più piccola, il “culto” sempre più sotterraneo.

Ma il garage non muore mai. Il garage brucia sotto le ceneri, instancabile.
Così, un giorno di novembre dello scorso anno, mi ritrovo a una data del tour italiano per festeggiare i trent’anni di attività della band. Concerto bellissimo, sofferto e sudato, dai volumi insostenibili (le orecchie hanno continuato a fischiarmi ininterrottamente per due giorni filati). Mi compro il disco, questo Preaching To The Perverted.
Che dire: non stiamo parlando di un capolavoro, ma di un disco terribilmente onesto. E piacevole. I nostri hanno abbandonato il fuzz in favore di un approccio più adulto, più “meditato”, al garage rock. Meno Sonics e più Doors, mi verrebbe da dire. Soprattutto in brani come “Don’t Speak The Ill Of The Dead” e “Hurt, Flirt & Desert” le similitudini con il gruppo di Morrison sono evidenti.
Comunque, quando pigiano sull’accelleratore vengon fuori dei pezzi più che dignitosi, vedi “Set Me Straight” e “Launching Sanity’s Dice”. Valore aggiunto al disco è l’organo del nuovo acquisto Lana Loveland, che canta con Rudi nella commovente “Bound To Please”, acme del disco: parte lenta e leggermente psych, decolla in un crescendo soul blues, per poi ripiegarsi dolcemente.

In definitiva, il miglior disco dei Fuzztones da parecchi anni a questa parte.

Che fate, voi ci state?

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