Masters of STD

youth of sifilideYouth Of Sifilide – Spruzzi di odio e morte (Bimbo Aborto Records, 2013)

Benvenuti in quella zona bizzarra, pericolosa e inafferrabile in cui metal estremo, hardcore, punk, demenzialità e follia si incontrano. Per intenderci, se vi trovate a vostro agio con il linguaggio parlato da gente come primissimi DRI, SOD, Stupids ed Electro Hippies di sicuro non faticherete a entrare nel mood dei meneghini Youth Of Sifilide (altro…)

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Giù le mani… carogna

Le Carogne – s/t (autoprodotto, 2010)

I liguri Le Carogne hanno incrociato la strada di Black Milk in occasione della recensione della compilation La Mano. In quell’occasione scrivevo di loro: “intrigano – ma per non più di un minutino, poi diventano piuttosto molesti, almeno per il sottoscritto – con un garage gravemente meticciato con il rock sperimentale, cantato in italiano”.

Questo cd gentilmente inviato dalle suddette Carogne, conferma al 100% la prima impressione, aggiungendo un tocco di trash, di situazionismo e di sano rock demenziale di quello che solo in itaglia si sa(peva) fare.

Il risultato è bizzarro: una specie di mash-up tra Nuggets 1, gli Skiantos, gli Ifix Tcen Tcen, il beat italiano più oscuro e qualche band di alternarock anni Novanta (Jane’s Addiction?). A tratti euforizzante, in altri momenti semplicemente straniante e ai confini col fastidioso… non si può dire che manchi di personalità, questa band. E’ difficile da gustare, insomma, questa proposta, ma nessuno potrà scrivere la fatidica formula che recita “sono scontati e prevedibili”.

A piccole dosi sono quasi geniali; alla lunga fanno sciogliere il cervello… decidete voi se è un bene o un male. Io il cd sono contento di averlo (ha anche una bellissima confezione).

Chiedi chi era Lem Motlow

Lem Motlow – Potevamo farlo più veloce (autoprodotto, 2010)

Capelli lunghi alla Mal dei Primitives e dress code stile Henry Silva in Milano odia: la polizia non può sparare. A forza di vedermelo seduto alla scrivania davanti alla mia, nel grande acquario di menti pensanti – a cosa è ancora da stabilire – di un’importante azienda italiana, mi ero fatto una mezza idea che potesse riservare delle piacevoli sorprese: esiste dunque la vita anche su questo pianeta (altro…)

Italia old school

gaz.jpgGaznevada – Mamma dammi la benza! (Shake, 2009)

Shake si sta scatenando e, dopo il libretto + cd dedicato agli Skiantos di qualche tempo fa, ora se ne esce con questo interessante manufatto. Un libretto di 68 pagine + un cd con il primo nastro dei bolognesi Gaznevada (e, per buona pesa, c’è anche il video di “Telepornovisione”) in ottima confezione tipo dvd digipack, al prezzo – né esoso, né regalato – di 16,90 euro.

E qui forse dovrei chiudere la recensione, tramutandola in becera segnalazione da rivistina di regime. Ma credo sia onesto articolare qualcosa in più. E allora entra in gioco il fattore personale.
Che è il seguente: io col punk italico e la sua prima incarnazione settantasettina (e dintorni: qui siamo nel 1979) non ho mai avuto un grosso rapporto. Anzi, proprio non sono mai riuscito ad appassionarmi.

Quindi anche di fronte a una testimonianza come questa, che gli studiosi del punk tricolore ameranno visceralmente, non sono in grado di emozionarmi come forse l’etichetta imporrebbe. Ramones + Sex Pistols + testi demenziali + urgenza arty alla bolognese… molto stimolante sulla carta. Già. Ma magari 30 anni fa, in Italia e a Bologna. Oppure anche ora, ma solo se hai il mito e la venerazione – cosa peraltro legittima e sacrosanta – per quel tipo di scena.

Ma vado subito al nocciolo più dlente, che è di sicuro un altro ancora. Il mio problema più grosso, in questo caso, è che Gaznevada poi è diventato sinonimo di QUESTO.

E il punto di partenza era, invece, QUESTO.

Certo, in un passo del libretto (bello, veramente bello questo) contenuto nella confezione uno dei membri della band afferma che dopo un paio d’anni per loro il punk era “passato” ed è stato naturale spostarsi verso altri lidi. Però quei lidi, ecco… con tutto il rispetto, io non li approvo. Più che lidi sono una deriva. E so che farò la parte del talebano – cosa di cui mi si accusa di sovente, negli ultimi tempi: sarà colpa della barba.

Un’operazione, quindi, interessante a livello documentaristico – e infatti non ho esitato un istante a procurarmi il cd+booklet alla prima occasione – ma non posso, a livello puramente personale, dire che i Gaznevada sono una band che mi colpisce e che segna l’apertura di nuovi orizzonti di scoperte musicali per il sottoscritto. Sarà che son troppo esterofilo, sarà che il punk italiano – perdonate la franchezza – raramente è stato davvero all’altezza delle proposte che arrivavano da oltremanica e da oltreoceano (soprattutto da oltreoceano, per quanto mi concerne).

Una buona fotografia dei primi vagiti punk (e se vogliamo di rock demenziale) italiani, ma non riesco a entusiasmarmi. Problema mio, sicuramente. Ma, ribadisco, il libretto me lo sono gustato con grande piacere.

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