Quella volta che Darby Crash non venne in pizzeria

germsGerms, live @ Tunnel, Milano, 10/12/2009

La mattina dell’11 ho una brutta cera, mi sono alzato marcio come un calzino dentro una superga in un’afosa giornata d’agosto. Tutta colpa del concerto reunion-truffa dei Germs  della  sera prima, al Tunnel. (altro…)

Lezioni di etica e marketing: il ritorno di Iggy & The Stooges

iggijamesass.jpgLa notizia è di pochissimi giorni orsono e la potete leggere sul Myspace ufficiale degli Stooges.
Indovina, indovinello… dato che la tragica e prematura scomparsa di Ron Asheton ha rotto il meccanismo della reunion degli Stooges originali (ovviamente senza Zander, per motivi biologici) Mr. Iguana ne ha pensata una delle sue: riforma Iggy & The Stooges, ovvero la seconda incarnazione della band, quella post contratto con la Mainman, che partorì Raw Power.

Ovviamente Ron Asheton – che era stato all’epoca piazzato al basso – non ci sarà e la band dovrebbe essere composta da Iggy, Scott Asheton, Mike Watt e James Williamson. Proprio lui: il teschio, la pecora nera.

Il repertorio di Iggy & The Stooges sarà l’intero terzo album, composto da pezzi che gli Stooges riformati avevano sempre evitato di includere nel repertorio (eccezion fatta per “Search and destroy”, che lo scorso anno aveva iniziato a fare capolino in scaletta).

Quando tutto ciò potrebbe accadere è ancora da definire. Certo non è esattamente un’operazione di buon gusto e suona un po’ come un secondo sfregio a Ron Asheton, perpetrato sempre nel segno di Williamson.
Ma tant’è. Iggy Pop deve pur campare e – francamente – meglio che lo faccia col revival degli Stooges che con roba tipo Preliminaires. Che quasi quasi neppure merita una recensione per la sua pacchianeria e buffa pretenziosità.
Per non parlar del fatto che Iggy stesso, presentando il nuovo disco solista, aveva dichiarato di essersi stufato di ascoltare chiatarre sparate a tutto volume e di essersi immerso nel jazz. Duh… mai sentito parlare di contraddizione?

Però un po’ di curiosità morbosa di rivedere Williamson su un palco dopo 35 anni c’è.

Murder City Devils ancora una volta

mcd_rip_front_350.jpgPare sia ufficiale: i mai troppo idolatrati Murder City Devils hanno in programma un nuovo gig di reunion (badate bene: solo un concerto, non una reunion canonica e stabile). Il tutto dovrebbe svolgersi il prossimo sei settembre a Portland (Oregon), presso la Roseland Ballroom.
I MCD avevano suonato lo scorso novembre, in una renion sporadica similare, al Fun Fun Fun Fest, dopo essersi sciolti nel 2001 lasciando solo tre album in studio, un ep e un disco dal vivo (che tutti dovreste possedere!).

Dannati Damned

The Damned, Milano @ Musicdrome 11/05/2008

Un doppio filo spinato di affetto e nostalgia mi lega ormai indissolubilmente ai Damned. Senza stare li a menarvela troppo – magari a ricordare i vecchi tempi andati sull’attitudine punk ’77 con tanto di sputi annessi e connessi – taglierò subito la testa al toro “dannato” ammettendo che nel ’77 avevo tre anni e, a quell’età, anche lo Zecchino d’Oro sembra no wave stile No New York.
Ho ingoiato di traverso l’ondata punk tramite canzoni e racconti di tossiche iguane di Detroit o di sadiche litanie del velluto sotterraneo fatto in Factory – e un discorso a parte lo meriterebbero i Ramones, che mi hanno fulminato la pubertà al primo one-two-three-four. Insomma, tra uno spezzone biografico di Iggy Pop che ci racconta che quando faceva la checca isterica insieme a Bowie a Berlino all’epoca di The Idiot, e di come si trastullassero entrambi ascoltando nei lunghi tragitti in macchina i nuovi eroi del punk britannico (tra cui, per l’appunto, i Damned, che non potevano esimersi dal baciare il culo e riproporre in maniera meno incarognita, ma comunque sempre feroce, l’epopea sonica di padri e padrini della Motor City)… insomma tra questo e quello, nell’estate del ’91, scaldato da frammenti di biografie di rockstar decedute e da sonorità punk ’77 addizionate ai neo loser grunge (Nirvana in primis), mi recai a Brighton per provare a capirci di più.
Invece non ci capii un cazzo da subito.

Già, perché arrivai il giorno dopo che a qualche cacchio di Pavillon della ridente cittadina balneare britannica avevano suonato Iggy Pop (periodo Brick by Brick) e proprio i Damned; pare, infatti, che Captain Sensible bazzichi spesso la cittadina a sud di Londra e la band sia quasi di casa, lì.
Unico riscatto per quella totale mancanza di tempismo e disfatta vacanziera venne dallo zanzamento – presso i locali negozi ancora, deo gratias, senza gingillo anti-taccheggio – delle musicassette di Brick by Brick e Damned Damend Damned. A loro spettò il compito di strigliare a dovere il mio cervelletto brufoloso di adolescente per l’intero soggiorno UK.

Ieri sera un dubbio mi attanagliava: andare o non andare al concerto dei Damned? Quando si è presi da questi interrogativi retro-punk amletici, in realtà, la scelta la si è già fatta nel proprio intimo e blindato ego punk ’77 (quello che ognuno di noi dovrebbe ancora possedere insieme alle spille da balia con cui autoflaggellarsi come il rito vuole). Ci vado.

Location: il Musicdrome. A parte la convenienza di avercelo a 20 minuti da casa, il localone alternative milanese non mi esalta. Lo trovo loffio, finto… però, alla fine, il locale non fa la musica, giusto? Mi gusto seduto come in un incontro di onesto tennis amatoriale le esibizioni apripista di Undead e Club 27. Poi tocca ai Dannati
L’estroso Captain Sensible, uscito pressoché indenne dall’epopea punk, introduce il resto dei Damned. Praticamente nessuno si aspetta più che faccia l’ingresso l’elegante vampiro alter ego di Mr. Dave Vanian e neanche il proto cyber punk che siamo riusciti a vedere nel video della reunion Final Damnation. E infatti, sul palco insieme all’eccentrico chitarrista fondatore, troviamo un imbolsito Vanian alter ego di Adolf Hitler più burocratizzato per l’occasione, con tanto di baffetto e ciuffo di lato anziché all’insù.
La festa dei dannati ha inizio. Si alternano pietre miliari come “Neat Neat Neat” e “New Rose” a brani più synth e power goth oriented. La voce di Vanian e il piglio chitarristico nervoso e spastico di Sensible restano inconfondibili, l’asse ritmica è più che rocciosa; gustoso il siparietto di due fan che salgono sul palco insieme ai nostri per cantare l’inno “Smash it up” su invito di Sensible. Il pubblico è in pogo perpetuo.

Infine quando si accendono le luci sul palco mi accorgo che si sono saltate le tre cover-gemma da sempre repertorio classico Damned: “Help”, “Feel Alright (1970)” e “Last Time”.
La sensazione è, comunque, quella di essere stati invitati a una festa tra amici; e sembra ancora di vedere i nostri sporchi delle torte in faccia con cui vennero immortalati sulla copertina del loro primo epocale disco.

DAMNED
DAMNED
DAMNED
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Television in 1992

television.jpgTelevision – s/t (Capitol, 1992)

Per non amare i Television di Marquee Moon occorrono (s)virtù speciali. Non sono semplici da approcciare, ma con il giusto impegno per abbattere la barriera d’ingresso, quello che si apre è un orizzonte imperdibile. Un orizzonte che è lecito perdere di vista, a tratti, ma è sicuro che si ritorna, prima o poi, a seguirlo con lo sguardo.

Detto ciò, espletate dunque le pratiche doverose, passiamo a questo album datato 1992: la terza (e ultima) testimonianza in studio della band, uscita a 14 anni di distanza da Adventure e a 15 da Marquee Moon (il disco che li ha subito consacrati nella storia del rock). Ciò che immediatamente si fa notare, ascoltandolo, è che i Television erano fuori dal loro tempo negli anni Settanta e hanno continuato a esserlo anche nei Novanta. Se in pieno periodo di esuberanza punk loro se ne sono usciti prima con Marquee Moon (sublime concentrato di stilettate algide e adamantine, lirismo affilato, sinfonie di gelide chitarre) e poi con Adventure (un album psichedelico, riflessivo e a tratti pop), all’alba dell’esplosione dell’indie chitarristico e grunge casinaro anni Novanta hanno pensato bene di produrre un album assolutamente fuori da ogni schema vigente all’epoca.

Già: Television è un disco di rock caldo e westernato (perdonate il bughismo), costruito su intrecci melodici e sofisticati, brevi incursioni pseudo jazzate, puntate alt country: un disco quasi dipinto con colori a olio, su una tela poco granulosa, con tocchi raffinati e linee morbide. Per restare in metafora pittorica, il colore dominante di Television è l’arancione, quello caldo e avvolgente.
Atmosfere rilassate, oppiacee e stratificate. Nulla a che vedere con la Televisione che ci eravamo lasciati alle spalle al’indomani dell’uscita di Adventure, né con quella dell’esordio. Ma, non per questo, una Televisione da buttare… anzi.

Al solito, è questione di prospettive. Marquee Moon parte seconda non arriverà mai e i più furbi l’avevano capito già 30 anni orsono. Quello che resta è l’animo artistico di quattro musicisti indefinibili, che sono punk per il semplice fatto di non esserlo. Cercatelo: tra le offerte e gli usati non manca mai. Non ve ne pentirete. Tutto questo, ovviamente, se già avete almeno Marquee Moon… altrimenti le priorità si spostano. Senza indugi.

Gloria in excelsis a Verlaine, Lloyd, Ficca e Smith.

Tony Face 2002

tonyface.jpgNella soleggiata primavera romana del 2002, quando mi crogiolavo nella mia precedente vita bohemienne da giovane autore per il rutilante mondo dello spettacolo e curavo una e-zine diffusa via mail, ebbi l’idea di intervistare Tony Face a proposito dei Not Moving. Era qualche anno che non se ne sentiva più parlare, la reunion non era neppure lontanamente nell’aria e la curiosità (oltre che la passione per i loro dischi) era forte.
Mandai una mail a Federico Guglielmi de Il Mucchio, loro produttore ai tempi di Sinnermen, per chiedergli se aveva un contatto da darmi; lui, conciso ma gentile, mi rispose allungandomi la mail di Tony. Gli scrissi ed ecco il risultato della mail-intervista. Back from the past.

Come definiresti i Not Moving se dovessi parlarne a qualcuno che non li conosce assolutamente?
Una delle migliori rock’n’roll band di sempre.

Da quale tipo di ascolti e background musicale è nata una creatura come quella dei Not Moving? Insomma, la solita domanda da obitorio: parlaci dei gruppi che più vi hanno segnato prima e durante l’arco dell’esistenza della band…
All’inizio siamo partiti con Cramps, X, garage, punk e rock’n’roll, poi c’è stata una fase molto legata al cosiddetto rock australiano (Hoodoo Gurus, Lime Spiders, Celibate Rifles) e verso la fine si spaziava liberamente dal beat al punk, dal pop al rock dei Sixties.

Cosa pensi dei gruppi italiani contemporanei a voi nell’arco degli anni Ottanta? Chi ti sentiresti di salvare da un’ipotetica catastrofe nucleare (se ne avessi la possibilità) e chi, invece, lasceresti schiattare senza rimorso?
I Bohoos erano grandi e i CCCP all’epoca (anche se non mi piacevano) erano qualcosa di orginale e sconvolgente (anche se la miglior band italiana di sempre rimangono, secondo me, gli Area). Ma anche gli Indigesti, i Cheetah Chrome e tante band hardcore. Da buttare tutta quella roba vicina alla new wave, al dark, al rock italiano e pippe simili .

Scaviamo nel torbido: ti va di parlare della fine l’esperienza dei Not Moving, dopo sei anni di dischi, concerti, tour e tutto quello che ciò comporta? Come è accaduto?
Probabilmente è perchè siamo partiti sedicenni o poco più e ci siamo trovati cresciuti, adulti, senza più lo stesso entusiasmo, con obiettivi, speranze, e volontà artistiche completamente differenti… forse è stato meglio così. Abbiamo evitato di tirare avanti un cadavere.

Qual è il tuo brano preferito dei Not Moving, in che disco si trova e perché ti piace…
Credo “Crawling”, da Black & Wild, il miglior disco che abbiamo fatto. E’ la perfetta sintesi di che cosa erano e volevano essere i Not Moving: punk+beat+garage+pop+hard.

La reperibilità dei vostri lavori ormai non è certamente agevole (te lo dice uno che ha penato per diverso tempo e raschiato i fondi di molti negozi di dischi usati, prima di trovare le cose fondamentali a prezzi abbordabili)… hai mai pensato, magari tramite la tua etichetta, di ristampare tutta o parte della discografia?
Ci ho pensato , ma non credo che ci sarebbero tanti interessati . E poi è meglio non rivangare un periodo ormai finito.

Un capitolo oscuro e doloroso (soprattutto per chi lo vorrebbe ascoltare!) è rappresentato dal mini-LP fantasma intitolato Land of Nothing. Perché non è mai stato publicato? Non c’è speranza di vederlo riaffiorare in qualche modo?
Non è mai stato pubblicato per una lunga serie di indecorose mancanze dell’etichetta di allora. Pare che tra breve vedrà finalmente la luce grazie alla ristampa (in vinile, che Manitù lo abbia in gloria!!!) che dovrebbe fare un etichetta pisana, Area Pirata [l’hanno poi effettivamente ristampato, proprio i ragazzi di Area Pirata ndr].

Gli annali riportano che avete fatto tre date come supporter di Johnny Thunders (nell’84, se non erro)… cosa ci puoi raccontare a proposito di questa esperienza?
Molto positiva. Il pubblico applaudì più noi, giovani e determinati, che lui parecchio rincoglionito, imbolsito, che sbagliava i pezzi e non si ricordava le parti… Johnny fu simpatico e disponibile con noi, ma gli show un po’ tristi e non particolarmente entusiasmanti.

Domandina da fan col pannolone: ma perché non fate una bella reunion, un bel disco e qualche sfilza di concerti?! Una volta hai scritto che “siete ancora troppo giovani per le reunion”, ma… non credi che il r’n’r abbia nuovamente bisogno di voi?
No, al rock’n’roll e a chi lo ascolta non gliene può fregare un cazzo di un gruppo di quarantenni, che magari spaccherebbe ancora il culo, ma rischierebbe di essere patetico… non vogliamo diventare i Nomadi del rock italiano. I Not Moving sono stati un grande gruppo che secondo me ha avuto abbastanza, anche se non tutto quello che avrebbe meritato, ma che nel 2002 non ha più ragione di esistere o di tornare.

Dì ciò che ti va ai lettori…
Vivete al 100% ogni attimo della vostra vita (molto paternalistico, eh?).
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Paul Simonon: punk e Pollock

paulsimonon.jpgPaul Simonon nel 1986 – all’indomani dello scioglimento dei Clash – tornò alla pittura, ovvero al suo primo amore. Aveva imbracciato un basso per puro spirito del tempo, ovvero aderendo all’etica per cui tutti potevano suonare e mettere su una band… e si era ritrovato, sorpresa!, in uno dei gruppi più influenti degli ultimi 30 anni.
In una recente intervista rilasciata al Guardian, Simonon ha fatto il punto della situazione sul suo corso post-Clash, sulla scomparsa di Strummer e sui suoi progetti futuri.

Simonon: “Ora posso entrare e uscire dalla musica quando mi va, ma non è più la mia vita. C’è stato un momento, dopo il periodo intenso della fine dei Clash, in cui ho realizzato che la pittura mi coinvolgeva in una maniera che la musica non faceva“.

Paul dal 1986 ha ripreso un’intensa attività come pittore: tornato dalla California ha ritrovato l’ispirazione grazie al clima e ai paesaggi inglesi: “Ne ho vista la bellezza per la prima volta – la pioggia, le nubi, il freddo e anche i cieli grigi. Tutto era così ricco e vario, in confronto con l’omologazione di Los Angeles. Così sono uscito sotto la pioggia e ho iniziato a disegnare le le centrali del gas che ci sono vicino al porto. Quello è stato il punto di svolta“.
Simonon non è affatto un dilettante, né un nome emergente nella pittura contemporanea: dal 19 aprile esporrà in Old Bond Street e i suoi lavori avranno prezzi ragguardevoli, compresi tra le 5.000 e le 30.000 sterline (almeno a detta del suo gallerista).

Quando gli viene chiesto cosa pensi della prematura scomparsa di Joe Strummer risponde così: “Joe ed io eravamo molto vicini, sai. Eravamo molto amici dall’inizio, vivevamo per strada e ci dividevamo i soldi del sussidio. Dopo che la band si è sciolta è stato ospite a casa mia per molto tempo. E’ stato un brutto colpo. Brutto. Subito è stato uno shock così grande che nemmeno me ne sono reso conto. Poi ho dovuto cercare un modo per farmene una ragione, trovare una giustificazione. […] Scoprire che Joe aveva problemi cardiaci congeniti è stato d’aiuto per dare un senso alla cosa, in un certo senso… insomma, voglio dire, avrebbe potuto accadere anche prima. D’altra parte è grandioso che lui abbia fatto tutte quelle cose nel tempo in cui ha vissuto. Ha utilizzato il suo tempo al massimo“.

E la reunion dei Clash paventata nel 2002 in occasione dell’ammissione della band nella Rock’n’Roll Hall of Fame?
Simonon: “Joe la voleva fare, così come Mick e Topper, ma io non ne volevo sapere. Sono l’unico ad avere sempre detto di no. In quel frangente, poi, non mi pareva fosse il momento giusto. Si trattava di un grosso evento, di quelli con posti a sedere da 2000 dollari. No, non era assolutamente nello spirito dei Clash“.

Misfits… so what?

misfitsgroup.jpgUna decina d’anni fa – o poco più – sarebbe stata una notizia da fibrillazione (come in effetti fu, all’epoca), ma il ritorno dei Misfits sui palchi nostrani ormai è quasi un appuntamento come il Festival dell’Unità: sappiamo che ogni anno arriva… a volte anche più di una volta nella stessa annata, a onor del vero, nel caso Misfits – ovviamente nella loro incarnazione Danzig-free.
Ironia a parte, Jerry Only e Robo, ovvero ciò che resta dei Misfits, con l’aiuto di Dez Cadena (ex Black Flag), faranno un paio di date in Italì. Questi gli appuntamenti:
25/04 Trezzo D’Adda (MI) @ Live Club
26/04 Cesena @ Vidia

Per info: www.myspace.com/getsmartagency e www.getsmartagency.com

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