I’m Loose

Loose – Dodge This! (autoprodotto, 2011)

Se qualcuno mi chiedesse qual è il gruppo italiano che incarna più totalmente lo spirito del rock’n’roll perdente – quello che puzza di piscio-vicoli-benzina-sangue-coagulato, quello che sembra nato nelle vie più infami di Detroit e di Sydney, quello figlio dei paria come i fratelli Asheton, Fred Sonic Smith, Wayne Kramer e Rob Younger – beh, la mia risposta sarebbe senza esitazione: Loose.
Loro sono in giro da un bel po’ di anni, sempre pronti a sbattere la testa contro al muro, a pubblicare dischi pazzeschi a cui – inspiegabilmente – sembra non fottere un cazzo a nessuno (certo magari per voi è più figo… Guitar Wolf? Oppure l’ennesimo gruppo pseudo-garage di ragazzuoli danarosi nordeuropei? O ancora qualche sessantenne che viene a farsi le vacanze in Italia con reunion da geriatrico? Miserabili… avete la merda nel cervello, ve lo devo dire).
La loro ultima fatica è intitolata Dodge This!, ed è un vero pugno in faccia, un disco di rock’n’roll/punk australiano al 100%, se non fosse che arriva dalle Marche e i nomi di chi suona sono italianissimi. Un album senza compromessi, fedele allo spirito che tanti amano, ma pochissimi hanno saputo – negli ultimi 30-40 anni – interpretare e trasmettere… se non resistete a gente come MC5, Radio Birdman, New Christs, Visitors, Stooges, New Order, Sonic’s Rendez-Vouz Band e magari anche Gang War, non potete rimanere indifferenti a Dodge This! – ma anche al resto della produzione dei Loose che, sia chiaro, non hanno mai cambiato genere e da una quindicina d’anni combattono sul campo, con il loro rock.
In pratica, avete due opzioni. continuare a far finta di nulla e crogiolarvi nell’ignoranza e nel guano, oppure riconoscere la grandezza di questo gruppo, magari comprando questo e gli altri dischi usciti.
Detto ciò, i Loose meritano senza dubbio uno spazio in cui esprimersi e raccontarsi, ed è così che li abbiamo intervistati via email. Il risultato di questa pseudochiacchierata potete leggerlo qui di seguito.
Attenti e silenzio. E, se siete in zona Milano e città a tiro, venite a vederli il 9 dicembre al Lo-Fi.

Chiedere a una band di parlare dell’ultimo disco è sempre il modo più stupido e banale per iniziare un’intervista. Eppure nel caso di Dodge This! mi sembra quasi obbligatorio, perché è un disco travagliato, che ha rischiato di non vedere la luce… raccontateci le vicissitudini che ha avuto e – se ve la sentite – spiegateci perché un disco così valido non ha trovato una misera label disposta a farlo uscire (se pensiamo a tutta l’immondizia che viene pubblicata, vien quasi da incazzarsi a morte)…
Max
: Dodge This! è il disco della rivincita! (ridendo) Della serie: Loose II – La vendetta! Sottotitolo: A volte ritornano! Trama: Dopo avere rischiato l’estinzione, la bestia con un ultimo colpo di coda si riprende quello che le spetta! Bello eh? In realtà tutto questo è solo nella nostra testa e siamo ben consapevoli che lo spazio che spetta ai Loose nella storia del r’n’r è “molto circoscritto” (eufemismo) e che non sarà certo Dodge This! a cambiare questo destino. Intendiamoci: Dodge This! è, a nostro avviso, un cazzo di gran lavoro! Probabilmente il nostro miglior prodotto. Ma la storia del r’n’r la fanno band del calibro di Stooges, MC5, Radio Birdman, New Christs… comunque, un obiettivo ambizioso lo abbiamo anche noi: conquistare e conservare uno spazio nel cuore degli appassionati di r’n’r che dovessero , per caso o per intenzione, avvicinarsi alla nostra musica. Il lavoro a Dodge This! è durato tre anni. L’ultimo nostro disco, Rock The Fuck On!, era stato realizzato in una settimana. Eh sì, non ci piacciono le mezze misure. Tre anni nel nostro home studio/sala prove, affinché tutto nel disco fosse come era nella nostra mente, o lasciando che il brano si sviluppasse in corso d’opera, aggiungendo o sottraendo materiale a seconda dei casi. Tutto ciò con i limiti che l’home recording impone, naturalmente. Per il missaggio abbiamo saggiamente optato per la professionalità e l’esperienza di Davide Lenci al Red House studio, mentre per il mastering abbiamo voluto affidarci a qualcuno che conoscesse da vicino la materia da trattare, così abbiamo chiesto ad Ernie-O Mastering di Melbourne se voleva prendersene cura. A disco pronto, entusiasti del buon risultato, abbiamo cominciato a selezionare delle label che pensavamo potessero essere interessate a pubblicare il disco. Vista la precedente esperienza con Rock The Fuck On!, quando avevamo spedito cd in lungo e largo per tutto il globo senza ottenere risultati, abbiamo pensato di cambiare strategia. Poche label, ma giuste. Beh, purtroppo, per un motivo o per l’altro, nessuna di queste ha ritenuto opportuno investire nel gruppo, alcune fornendo gentilmente legittima motivazione, altre ignorando completamente la nostra proposta – cosa che, devo dire, trovo molto scortese…. se io invio un cd a qualcuno, specialmente previo accordo, è naturale che io mi aspetti una risposta, anche se negativa. E’ una questione di rispetto, perlomeno così la vedo io. Il problema, in questi casi, è che i continui rifiuti vanno a incidere sulla autostima del gruppo, fino a poter anche causarne lo scioglimento, che è un pò quello che è successo a noi con Rock The Fuck On!; il disco lo abbiamo pubblicato lo stesso, ma il gruppo è andato poco oltre. Anche stavolta, devo ammettere, il dubbio sul senso di voler a tutti i costi proseguire su una strada che sembra ormai dismessa da tutti, si è presentato puntuale all’appuntamento e come un avvoltoio ha volteggiato sulle nostre teste. Anche alcuni giornalisti storicamente “vicini” al gruppo, all’ascolto di un anteprima del disco, avevano “dimenticato” di offrirci la loro, per noi preziosa, opinione, lasciando, di fatto, intuire che la stessa fosse tutt’altro che positiva. In ogni caso, il gruppo adesso c’è! Alcuni riscontri positivi cominciano ad arrivare, e dalla stampa e da chi ha, non senza un po’ di scetticismo, già acquistato il disco. Il 9 dicembre prossimo ci sarà il release party dell’album al Lo-Fi di Milano (che vorrei qui ringraziare pubblicamente), il 10 saremo al Plettro di Belluno – e un altro paio di date dalle nostre parti sono già state programmate Insomma, ci sono segnali di ripresa e di allontanamento dal rischio default.

Leggendo la vostra bio è chiaro che i Loose hanno sempre dovuto lottare a pugni, schiaffi e mazzate per sopravvivere. E a un certo punto sembravano davvero finiti (scioglimento del 2004); cosa vi fa continuare a dispetto di tutto e tutti?
Max
: La consapevolezza di essere la più grande r’n’r band vivente al mondo! (ridendo). In realtà è più che altro la convinzione di chi sa di stare facendo quello che ama fare e di farlo, qualche volta, anche bene. Poi, ma questa è una mia cosa personale, c’è anche il discorso della missione, il “carry the message on”, la “r’n’r war against the jive”… forse è una mia impressione, però credo che di tutta la musica che oggi passa sotto il nome di rock ce ne sia troppa che ha ormai perso ogni legame con le origini e che spesso si usi la parola crossover come un alibi… ma non voglio usare questa intervista per fare polemica.
Luca: In primo luogo perché io, Max, Stefano e Cristiano siamo legati da una solida amicizia consolidatasi in questi ultimi sei anni di esperienze insieme (per la cronaca io, seconda chitarra e Stefano, basso ci siamo uniti al gruppo a fine 2005 insieme a Cristiano, batteria, ritornato dietro ai tamburi dopo essere stato nella prima formazione dei Loose sino al 2001). Poi perché tutti noi amiamo essere  in una band con una propria identità e un messaggio da portare avanti, contro tutti e tutto appunto. Per ultimo, ma non per questo di minor importanza, una grossa spinta per andare avanti ci è data dal fatto che dopo ogni nostra esibizione live c’è sempre qualcuno che  viene sotto il palco a stringerti la mano perché gli è piaciuta la nostra musica e anche per il  fatto che veniamo ricordati positivamente dalla gente anche a distanza di molto tempo dall’uscita dell’ultimo lavoro o di un ormai lontano concerto.

In Dodge This! (io ho la versione cd) sono incluse tre cover altamente emblematiche… forse pure troppo, nel senso che il vostro sound parla da sé, senza bisogno di queste sottolineature. Come mai avete scelto di metterle nel disco?
Max
: Qui mi riallaccio alla risposta precedente: le cover sono un doveroso e dovuto omaggio a chi ha aperto la strada che si sta percorrendo! Noi non vogliamo dimenticare le origini della nostra musica e, anzi, le esponiamo con umiltà e orgoglio. Le stesse band che noi citiamo a loro volta hanno, a suo tempo, omaggiato i loro predecessori e così via – in una ideale catena che lega Chuck Berry o Ike Turner ai MC5, poi ai Radio Birdman e altre miriadi di band compresi i Loose.
Luca: La verità è che ci piace un casino suonare quei pezzi! Sono storici , lì abbiamo suonati per puro  divertimento  in sala prove e ai concerti sin dagli inizi della nuova formazione e, quando si è trattato di scegliere i brani da includere nel nuovo album, è stato un passaggio naturale. Come giustamente detto da Max, è il nostro modo per rendere omaggio ad alcune delle band a noi più care, e penso lo abbiamo fatto dignitosamente. Poi dato che Stooges ed MC5 erano stati evocati in Rock the Fuck On! stavolta Freddie Smith con la Sonic’s Rendez-Vouz Band e gli Aussie rock ‘n’ rollers Radio Birdman e New Christs  non se la sono scampata!

Come avete registrato l’ultimo album? Approccio live tutti assieme, tracce separate e in momenti diversi… sono curioso.
Max
: Come accennavo sopra, il nostro ultimo disco Rock The Fuck On! era stato realizzato in una settimana, e i brani registrati in presa diretta in un pomeriggio (eccetto per voci e tastiere, aggiunte dopo) Per Dodge This! abbiamo voluto prenderci tutto il tempo di cui c’era bisogno e così abbiamo preso strumento per strumento, lavorando sulle singole parti e cercando di curare bene anche gli arrangiamenti. Naturalmente, avendo tutti da lavorare o studiare, il tutto si è fatto nel tempo libero e per questo solo le registrazioni ci hanno preso più di un anno. Poi qualche vario imprevisto, che la vita non è mai avara nel dispensare, prima di arrivare al missaggio… che stato fatto in soli cinque giorni. E infine gestire il mastering via email ha preso il resto del tempo. Il disco era comunque già pronto nella primavera del 2010
Luca: Registrare presso il nostro home-studio e non avere la pressione che lo studio di registrazione professionale indubbiamente ti mette addosso ci ha permesso di gestire totalmente l’intero processo, prendendoci tutto il tempo necessario, migliorando al massimo il risultato, risentendo e se necessario rifacendo ogni traccia fino a che non eravamo soddisfatti. In  diversi casi abbiamo apportato delle aggiunte-abbellimenti ai brani in fase di registrazione mentre in qualche episodio abbiamo proprio creato mentre registravamo. Questo proprio perché la situazione lo permetteva.

Non ho avuto modo di leggere i testi di Dodge This!, visto che nel cd non sono inclusi. Di cosa parlano i brani? Ci sono tematiche che vi sono più care?
Max: I testi! Se non li abbiamo pubblicati un motivo ci sarà pure! (ridendo) Comunque, per quello che mi riguarda, si tratta, più che di temi specifici, di cercare di esprimere stati d’animo passeggeri o più persistenti, o a volte piccole storie di vita, cercando di evitare retorica e autocommiserazione o peggio ancora, i “grandi messaggi all’umanità” di cui troppa gente si riempie la bocca (e le tasche!). La mia ambizione più grande sarebbe quella di riuscire a trasmettere “alta energia” con le parole, ma a essere sinceri temo che questo obiettivo sia un po’ oltre le mie possibilità. Speriamo che almeno la musica supplisca a questa carenza.

Ci sono band italiane con cui avete rapporti di amicizia-collaborazione? Quali?
Max: Purtroppo, essendo stati lungamente fuori dal giro, anche i già scarsi rapporti con altre realtà italiane (e anche estere) si sono ulteriormente allentati. Comunque band come i Valentines, o i Bradipos Four, o ancora i Temporal Sluts e gli A-10/Sonic Assassin, tutti gruppi che sono cardini nella storia del r’n’r italiano, sono stati e sono nostri amici e avranno sempre la nostra stima. Colgo l’occasione qui per un ringraziamento speciale a Matteo Madnuts (già batterista con i Mudlarks ed i Supersexyboy 1986) che in questi anni ci è stato ed è tuttora di grande supporto!

Con che frequenza suonate live? Trovate facilmente occasioni per esibirvi?
Max
: Con questa domanda tocchi un tasto dolente: in questi ultimi anni, infatti, la situazione live per noi è stata disastrosa. Non avendo materiale nuovo in uscita e quindi nessuna promozione da portare avanti, sia la stampa che i club si sono ovviamente dimenticati di noi. Abbiamo provato a contattare delle agenzie di booking, ma sembra che senza un’etichetta alle spalle che “spinga” un po’ la band non si riesca a ottenere riscontri. Quello che suscita curiosità è che molte etichette preferiscano acquisire band con un agenzia alle spalle che possa garantire un minimo di date per la promozione!
Luca: Aggiungo  che anche la nostra ubicazione geografica, la profonda provincia marchigiana, non aiuta di certo le nostre  ambizioni rock ‘n’roll. Siamo tagliati fuori da tutti i circuiti live del Nord, senza un’etichetta e un promoter è per noi dura trovare date  con le nostre forze.

Che rapporto avete con la stampa musicale italiana? E non parlo solo delle riviste istituzionali, ma anche del giro più sotterraneo…
Max: Con la stampa abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, anche con pubblicazioni meno conosciute
Le recensioni sono sempre state benevole nei nostri confronti. Ovviamente, come dicevo sopra, se resti inattivo per qualche tempo, poi non puoi aspettarti che tutti siano lì a cercarti .Adesso col disco nuovo speriamo di riattivare una rete di contatti che ci permetta soprattutto di tornare a suonare dal vivo che è la cosa a cui teniamo maggiormente.
Luca: Visti i risultati dei precedenti lavori, i quali hanno ricevuto recensioni positive da stampa italiana ed estera, speriamo di mantenere alto lo standard, perché andiamo  fieri del nostro passato. Da parte nostra ci stiamo impegnando al massimo per far sapere a più gente possibile attraverso riviste, web magazine, social network, nostri contatti che i Loose sono tornati, hanno in uscita il nuovo lavoro e sono pronti a suonarlo  dal vivo.

Per chiudere: in un mondo ideale, cosa vorrebbero fare/essere i Loose, come band?
Max: In realtà anche in un mondo imperfetto non dovrebbe essere impossibile raggiungere il nostro obiettivo, che è quello di poter continuare a fare musica e poter suonare il più possibile dal vivo, anche all’estero. In confidenza, aggiungerò che il nostro “obiettivo segreto” è ottenere un livello di considerazione internazionale, prossimo a quello delle bands a cui ci ispiriamo… We’re workin’ at it!
Luca: Parlando a nome di tutta la band vorrei che tutti gli sforzi, i sacrifici, le sfighe, le delusioni, i rospi ingoiati in questi ultimi anni fossero almeno in parte ripagati in termini di consensi, gradimento e perché no, copie vendute del nostro nuovo disco. Vorremmo poter far arrivare la nostra musica a quanti più estimatori del genere possibili in giro per il mondo. Vorremmo poter concentrarci quasi esclusivamente sull’aspetto musicale inteso come stare il più possibile in sala prove, comporre nuovi brani, registrarli e fare molte date  lasciando la parte promozionale a qualche brava e onesta agenzia.

Nati per rockeggiare

Killer Klown – Born To Rock (Area Pirata, 2011)

Sapere che ci sono faccende come i Killer Klown, ancora in giro e a cazzo dritto dopo 16 anni, è di conforto, come una bella boccia di Cynar ghiacciato, contro il logorio della vita (moderna e non) (altro…)

Tutto su Radios Appear

radiosRadio Birdman – Radios Appear

Il filo rosso che lega la Motor City alla terra di Oz ha un nome ed un cognome. Deniz Tek. Da Detroit a Sydney, andata e ritorno, e di nuovo andata. Nel nome del Rock’n’Roll. E dei Radio Birdman. (altro…)

The Lipstick Killers

Un classico caso di fantaLipstick Killersstici perdenti. La testimonianza che questi ruvidi australiani hanno lasciato consta di due 7” (“Hindu Love Gods/Shakedown USA” del 1979 e il postumo, quasi introvabile, “Sockman/Pensioner Pie”) e un album dal vivo, anch’esso postumo (Mesmerizer del 1984, prodotto da Chris D. dei Flesheaters – o meglio: equalizzato da Chris D., visto che si tratta della trasposizione vinilica di quanto era registrato su una cassetta incisa durante un concerto).

I Lipstick Killers, nati da una precedente punk band (gli Psycho Surgeons, immortalati in diverse compilation di punk minore), erano di Sydney e gravitavano nell’area d’influenza dei Radio Birdman (il primo singolo è prodotto da Deniz Tek, che ogni tanto si dilettava anche a cantare negli Psycho Surgeons, tanto per dirne una), che li aiutarono anche a inserirsi nel giro delle esibizioni live.
Il sound iniziale era un garage rock con generosi dosi di frat stomp– come il brano del lato A del primo singolo testimonia senza ombra di dubbio – e una tastiera molto Radio Birdman. Proprio la qualità di questo dischetto fece in modo che Greg Shaw della Bomp/Voxx li notasse, oltreoceano.

Mark Taylor (chitarrista): “Eravamo in contatto con Greg Shaw già dal 1975, perché importavamo da lui Bomp Magazine, magliette, dischi della sua etichetta e del suo mailorder. Quando il nostro singolo uscì in Australia, gliene spedii alcune copie perché sapevo che lo avrebbe messo in catalogo. La sua reazione fu molto positiva e inaspettata: volle stampare il disco in edizione statunitense e ci invitò a Los Angeles, promettendoci che avrebbe trovato un sacco di concerti per noi”.

Un’occasione di quelle grandi. La band, tra il 1977 e il 1979, era passata a uno status di semiprofessionismo in patria e da un paio d’anni si arrabattava nel circuito dei concerti. Era nel roster di un’agenzia che curava il booking. Non era, però, un periodo felice, anche se il lavoro non mancava.

Mark Taylor: “Preferisco ricordare la band nel periodo 1976-77, quando dovevamo sudarci le opportunità per esibirci dal vivo e gratis. […] Finivamo nei ristoranti a chiedere se potevamo suonare. Affittavamo saloni, suonavamo nei centri commerciali o alle feste di compleanno. Ci prendevamo dei rischi, abbattevamo barriere e usavamo la nostra ingenuità per creare eventi e situazioni. […] Dopo due anni di lavoro con l’agenzia, invece, di supporto a gruppi come Jimmy & The Boys, Radiators, ecc. ecc., stavamo impazzendo. E le nostre canzoni stavano diventando peggiori, inferiori a quelle degli inizi. Diventavamo più bravi a suonare, ma la nostra originalità e il livello di energia diminuivano. Decidemmo di andare a L.A. perché era una cosa rischiosa – quindi l’esatto opposto di quello che stavamo facendo a Sydney”.

I Lipstick Killers, così, si trasferirono a L.A. Non sapevano, però, cosa li attendeva: erano saliti su quell’aereo sulla scorta delle sole promesse di Greg Shaw. E, infatti…

Mark Taylor: “Quando arrivammo [Shaw] sembrava essersi dimenticato dell’impegno che si era preso nei nostri confronti; comunque ricordo che ci organizzò almeno un concerto e – tutto sommato – tentò di aiutarci. Aveva anche contattato Kim Fowley perché ci chiamasse per fare qualcosa, ma credo che Fowley abbia realizzato che non eravamo certo fatti per diventare le prossime Runaways. Non so nemmeno come andassero le vendite di ‘Hindu Love Gods’ negli Stati Uniti, ma credo che sia stato ristampato almeno tre volte. Pete [Tilman, il cantante] una volta chiese all’addetto alle relazioni della Bomp un rendiconto delle vendite, ma gli venne risposto che ‘Non si può cavare sangue dalle rape’”.

Los Angeles si rivelò un disastro. Il gruppo alloggiava al Tropicana Motel, un classico albergo per musicisti spiantati, tossici e personaggi borderline, poi si trasferì in un appartamento infestato dagli scarafaggi, nel distretto di Silverlake. Resistettero meno di un anno, in quelle condizioni.

Ecco ciò che ricorda Mark Taylor: “Restammo a Los Angeles per nove mesi e in quel periodo di tempo facemmo 12 concerti. Molti andarono benissimo, come quello al Whiskey A-Go-Go a Hollywood, con 600 spettatori. Uno dei nostri migliori concerti, a quanto ricordo, e anche il primo show di Stephen Mather [il bassista che sostituì Kim Giddy] con il gruppo. Suonammo anche con i Gun Club, i Plimsouls, gli Unknowns e diversi gruppi punk hardcore. E poi vedemmo Roky Erikson and the Explosions al Whiskey: dopo il concerto lui si fermò a stringere mani e a parlare con il pubblico. Mi strinse la mano a lungo, guardandomi fisso, e notai che aveva le lacrime agli occhi”.

Tra i 12 concerti statunitensi ci fu anche quello immortalato in Mesmerizer, frutto di un lavoro di ripulitura ed equalizzazione di un live set inciso su una cassetta. Il responsabile della pulizia è Chris D., come già detto, e il disco uscì su Citadel (la mitica label australiana) nel 1984, a band ampiamente sciolta e defunta. Già, perché Los Angeles diede il colpo di grazia ai Lipstick Killers.

Mark Taylor: “Kim iniziò a preoccuparsi per la nostra situazione economica e la sua fidanzata, a Sydney, voleva che lui tornasse a casa. Noi vivevamo tutti insieme in condizioni terribili. Kim iniziò a vagare per Los Angeles da solo, a volte si assentava anche per più giorni, dormiva sulle panchine, nei parchi. Era molto pericoloso e noi tentammo di metterlo in guardia, eravamo preoccupati per lui. Aveva anche preso a parlare in maniera incoerente. Così ci trovammo tutti d’accordo sul fatto che doveva rientrare a Sydney e decidemmo di chiedere a suo cugino Stephen di unirsi al gruppo. Purtroppo Stephen si portò dietro la fidanzata, che non era stata assolutamente invitata e venne a vivere con noi, che già eravamo in troppi in quell’appartamento. Tutto questo rese difficile concentrarsi sulla musica e sulla composizione. Divenne una situazione tipo John Lennon e Yoko Ono”.

Fu così che il gruppo, dopo nove mesi di vita grama nel nuovo continente, si sciolse e tutti tornarono a casa.
Mesmerizer è l’unica testimonianza sulla lunga distanza ed è un disco fenomenale, uno dei classici minori che possono cambiarti un pochino la vita. A proposito di questo lavoro Mark Taylor ha affermato nel 2001: “[…] Mesmerizer è ok, ma non è altro che rock, niente di speciale”.
Certo Mark: sarà “solo” rock, ma ha tutta l’energia del sound Sixties rivitalizzato, vitaminizzato e sparato a mille all’ora. Trovatelo se avete un po’ di fortuna. Il mio ultimo avvistamento di Mesmerizer, per la cronaca, è stato a Genova nel 2006, in una bancarella, per 20 euro – usato e conciato piuttosto male.
Per i completisti: il gruppo ogni tanto suona ancora in concerti di reunion e circolano dei cd con le registrazioni dei live. Lasciate perdere, però, che è meglio.

Australia mon amour

sydney.jpgCanguri, birra Foster’s, Radio Birdman e outback. Se la terra d’Australia, già a sentirla nominare, vi procura il brivido sulla schiena e vi fa venire l’impulso di saltare su un aereo, questo sito potrebbe risultarvi letale.

Uno spazio dedicato solo e unicamente al rock australiano, in tutte le sue accezioni (dal rock classico, al metal, al punk al power pop, aor, rockabilly, etc etc etc).
Come dire: ci scoverete un sacco di cose trascurabili e reperti trash, ma anche pezzi da novanta introvabili e misconosciuti. Per ogni album è presente una piccola descrizone e storia della band, più la tracklist. E sì, li potete anche downloadare tramite link Rapidshare. Fate voi… però, ricordate l’onorevole disclaimer del sito: buy it if you like it!

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