Chiamalo caprone, se vuoi…

tonicocaproneTonylamuerte Onemanband – Il tonico caprone (Autoproduzione, 2013)

[di Denis Prinzio]

Fa tutto da solo Tony. Però non lo direste. Lo sbarramento di fuoco prodotto dalla sua Dobro e dalla grancassa pestata come se non ci fosse un domani è talmente potente che pare di stare ascoltando la Blues Explosion al completo.
Il ritorno di questo esplosivo “one man band” si chiama Tonico Caprone, e mai titolo poteva essere più esplicativo rispetto agli intenti del musicista vicentino: musica del diavolo sparata a palla, urlata e massacrata, in nome di un punk blues/psychobilly che suona verace e carico di passione (altro…)

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Fuzz your soul

boogie spidersThe Boogie Spiders – Fuzz Your Soul! (Atelier Sonique, 2012)

[di Denis Prinzio]

Boogie indiavolato, rock’n’roll, voglia di feste – feste, non party – selvagge. Polluzioni notturne sognando Poison Ivy, gigantografie nella sala prove di Reverend Horton Heat e Meteors. Immaginiamo così il mondo dei Boogie Spiders, terzetto di Milano neanche troppo di primo pelo, con precedenti esperienze con quei pazzerrelloni dei R.U.N.I.

Fuzz Your Soul è lo-fi garage punk ubriacato di selvatico psychobilly, ben suonato e con diverse ed interessanti variazioni sul tema (altro…)

Rumori a luci rosse

The Red Light Rumors – All Rumors Are True!! (Fuck No! Records, 2012)

[di Denis Prinzio]

Finalmente posso dire che i social network servono a qualcosa: è proprio su uno di essi, infatti, che ho scovato questo gruppo belga che si muove nell’underground della scena garage locale.

Simpatici e disponibili i Red Light Rumors: dopo esserci scambiati qualche mail mi hanno inviato il loro materiale, che consta di due mini cd di 6 brani ciascuno. All Rumors Are True!! è il più recente, uscito quest’anno. La loro musica è un furioso party garage rock’n’roll caracollante e a rotta di collo, rigorosamente suonato sull’asse Cramps/Oblivians.
Psychobilly,  speed blues, rock’n’roll dei Fifties, country anfetaminico e pestone, tutto gettato nel calderone e risputato fuori con il preciso intento di far muovere più culi possibile.

I quattro terroristi dai nomi improbabili – Fuzzy Lee, Wez Sletzer, Brt Schfs, Kurre Veloce – sanno trattare in modo sapiente la materia, anche quando la ripresa del modello originale si fa quasi didascalica (come in “Ufo Beat”, dove par davvero di sentire i muggiti spastici del compianto Lux Interior). Comunque sia, i ritmi impressi dai nostri non accennano mai a diminuire, nemmeno quando, in “Remember Me”, sembrano quasi andare verso quel roots rock dal tocco raffinato caro al progetto post-Oblivian di Greg Cartwright, i Reigning Sound.

Musica retro, derivativa, che non inventa nulla: questi saranno i soliti commenti dei denigratori. Noi replichiamo che questa è roba vitale, che sprizza energia in quantità industriale, libera dal giro delle mode e delle tendenze e che sempre vivrà prospera. Amen e così sia.

PS: è notizia recente che i due loro mini cd (quello recensito qui sopra e il precedente Tonight I’m Going Wild) siano stati ristampati insieme in versione vinilica da 12” col titolo Rumors Are Wild.

Sweet home Darkwhere

Intellectuals – In The Middle Of Darkwhere (Jeetkune, 2011)

Ci è voluto tanto per vedere questo cd materializzarsi nella mia buca delle lettere. Se fossimo nel giornalino parrocchiale scriverei “…ma ne è valsa la pena”, enfatizzando il piacere dell’attesa, ma siccome qui di parrocchie non ne vedo, eviterò. E poi a me aspettare non piace, anche se sono diventato campione olimpionico di questo sport.
Con tutto questo, diciamo subito la cosa più importante: In The Middle Of Darkwhere (titolo veramente figo) è un discone.

Se gli Intellectuals fino allo scorso Triple mostravano la volontà di sbizzarrirsi con idee e soluzioni che trascendessero il lo-fi punk bluesato e solforico che da sempre li contraddistingueva, ora hanno decisamente mollato gli ormeggi, salpando in esplorazione verso la terra di Darkwhere. Ne sono tornati meno selvaggi e infinitamente più selvatici; arricchiti, cambiati e plasmati da questo viaggio conradiano verso la jungla di Kurtz.
Che l’aria sia diversa è evidente fin dalle note di copertina, che indicano una formazione a quattro (gli inossidabili Guitarboy e Drumgirl, la già nota Tina alle tastiere e la new entry Samir al basso)… il duo è raddoppiato e ora sono tutti cazzi nostri.

Selvatici, dicevo. Sì, perché ora gli Intellectuals hanno meno istinto brutale, ma più consapevolezza misantropa. Come degli autistici genialoidi che mandano a fare in culo il mondo, decidono di iniettare più rumore e più sperimentazione nelle loro sfuriate. E’ così che suonano come un veleno a base di Monks, Honeymoon Killers, compilation Back From The Grave, primi Sonic Youth, psychobilly e Alan Vega solista.
Il virus della bassa fedeltà è sempre in circolo – e il disco è stato registrato palesemente secondo i dettami più puri e arrapanti del verbo, con quattro pezzi addirittura incisi con un quattro tracce a cassette casalingo – ma potenziato e sporcato, imbastardito e meticciato. Per qualcuno le sonorità buie, claustrofobiche e ossessive di certi brani potrebbero risultare anche difficilmente sopportabili, ma come dire… non sono questi “qualcuno” a cui la musica degli Intellectuals si rivolge. Anzi, meglio perderli che trovarli, i “qualcuno” di cui si diceva.

Facciamoci un biglietto per Darkwhere, sola andata. E fanculo tutto.

PS: il disco è uscito su cd, su vinile (esiste anche una stampa limitatissima in vinile rosso… buona fortuna) e cassetta (ultralimitata a 39 esemplari… buona fortuna reprise)

http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F16384935 The Intellectuals – A Cheap Religion by smfsp

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