Devozione hardcore

devoDevo – Hardcore Volume 1/2 (Superior Viaduct, 2013)

[di Tab_Ularasa]

I sogni utopistici di rivoluzione degli anni Sessanta sono finiti. Gli studenti universitari Mark Mothersbaugh e Gerald Casale sono testimoni di uno spettacolo traumatico che si svolge nel loro campus universitario: ul 4 maggio 1970, al Kent State University , in una manifestazione studentesca contro il presidente Nixon e la guerra del Vietnam, la guardia nazionale apre il fuoco sugli studenti disarmati uccidendone quattro e ferendone altri nove (altro…)

Dome meets The Headbangers

Dome La Muerte & The Diggers/ The Headbangers – split 7″ (Area Pirata, 2011)

Che buffo destino, quello del recensore/boss/burattinaio/caprone di una webzine un po’ di nicchia. Buffo per non dire bastardo. Sì, perché capita sempre più di frequente che arrivi materiale promo incompleto, magari senza copertina. E 9 volte su 10 si tratta di dischi che mi piacciono un casino e che mi metterei con grande goduria nello scaffalone dell’inferno in cui tengo i miei vinili e i cd. Però la goduria viene decurtata di un buon 75% dal pensiero di avere il disco in versione monca. Certo, la gente delle etichette starà pensando: “Brutto bamboccione, se ti piacciono allora poi puoi comprarti la versione commerciale, completa di tutto”…. ed è verissimo, non fa una piega. Giusto, sacrosanto. Però cazzo: aprire i pacchetti e trovare dischi fighissimi in questa configurazione è come trovare un pentolino di caramelle ciucciate sotto all’albero di natale. Amen: problema mio.

Passiamo alle cose serie, ovvero a questo split 7” in vinile (45 giri, buco grosso… oh yes) di Area Pirata.

Dome La Muerte & The Diggers fanno il culo a tutti, con un brano acido che ricorda “Good Times, Bad Times” dei Led Zeppelin dopo un trattamento da parte degli Stones periodo “Their Satanic Majesties Request”… e cazzo, ditemi voi se è poco. Un vero pezzone del demonio, intriso di visioni distorte, melodie stralunate, armoniche blues e garage drizzapelo. Il brano è frutto di una collaborazione con Jorge degli spagnoli Dr. Explosion, e risale alle session di Diggersonz, l’album uscito la scorsa primavera. Grandissima prova, un solo pezzo basta, avanza e uccide.

Gli Headbangers, di Prato, non li conoscevo… ma se questo pezzo è indicativo della band, allora potrebbe essere – almeno per quanto mi riguarda – una delle scoperte più esaltanti dell’anno. Punk rock scuro e rock’n’roll, con forti reminiscenze proto-punk, zozzo e ficcante, di quello che ti entra sotto la pelle e si infetta.

Asheton + Williamson = TNT

The Stooges – You Don’t want My Name, You Want My Action (Easy Action, 2009)

Se amate Ron Asheton e avete sempre avuto la curiosità di sentirlo all’opera insieme a James Williamson (entrambi alla sei corde, nota bene), questo cofanetto con cinque live del 1971 vi ammazzerà di godimento. Ma dovete essere dei fottuti fan. FAN. F-A-N. Perché si sente male ed è indegnamente costoso. Però… ascolterete brani mai finiti su un disco ufficiale e sentirete il gusto dell’eroina in gola (altro…)

Ron Asheton’s New Order: Odissea pt. 3 – The End

front 1st lpLa scorsa puntata è terminata con un cliffhanger piuttosto potente: i New Order hanno l’opportunità di procurarsi un contratto, ma al momento della verità falliscono miseramente – grazie al cantante Dave Gilbert, che si presenta completamente fatto allo showcase organizzato a uso e consumo dei papaveri della Mercury Records da Kim Fowley. Vediamo cosa accade, a partire dalle ore subito successive a quel fiasco (altro…)

Ron Asheton’s New Order: Odissea pt. 2

noRiassunto della puntata precedente: i New Order registrano un demo ai Paramount Studios e immediatamente dopo cacciano il cantante Jeff Spry – troppo inaffidabile e ormai ospite delle patrie galere. I soldi scarseggiano più che mai e la band è nuovamente senza un frontman. Riusciranno i nostri (anti)eroi a portare a casa le penne? (altro…)

Ron Asheton’s New Order: Odissea pt. 1

declarationAnno 1974: il mondo è orfano di Stooges ed MC5.
La Terra è un posto un po’ più brutto, da quando le due più devastanti formazioni rock sono implose in mille schegge, lasciando il vuoto – e consegnando il futuro della musica estrema in mani che non sanno ancora cosa fare, di quel dono pericolosissimo. (altro…)

Just another piece of the fucking Stooges

stoogBrett Callwood – The Stooges (IMP, 2008, 202 pag.)

“Un altro libro su Iggy? Basta… ne ho scritto uno anche io, non se ne può più”.
E’ stata la prima frase che mi è balenata in mente quando, mesi orsono, lessi di questo volume su Internet. (altro…)

Una seduta di psicSDHnalisi

sdhcd.jpgSDH – Mess It Up! (Sham Foundation, 2009)

E’ difficile misurarsi con se stessi. E infatti passiamo il 90% del tempo a evitare di farlo; i più bravi riescono a svicolare per tutta la vita. Beati loro.
Eppure, in questo sabato mattina viziato da un Dolcetto d’Alba niente male, il confronto è stato quasi inevitabile, appena è iniziata la prima traccia di questo spartanissimo cd degli SDH.

Già, perché qua dentro, nell’arco di 12 brani snocciolati uno dietro l’altro, ci ho trovato più di una similitudine con la pozza di melma sonora che mi impregna il cervello. C’è di tutto, dal proto punk stoogesiano al punk hardcore, passando per il garage più malato, per i Ramones,  alcune cose wave saltellanti, un po’ di feedback sound alla Jesus & Mary Chain, il morbo detroitiano, un po’ di indie abrasivo, il grunge, il Sixties più teen, il pop tunztunz, la psichedelia… insomma sembra un casino.

Un casino. Eppure se riuscite a cogliere le centinaia di schegge che vi vengono sparate addosso, e a codificarle, è relativamente facile scoprire che qui c’è davvero una specie di campionamento del meglio che hanno offerto la maggior parte di questi generi. Il risultato è straniante, a tratti insopportabile – anche perché non è detto che mettendo insieme tutti gli ingredienti migliori al mondo esca per forza il piatto più sopraffino mai cucinato… anzi. Eppure c’è un profondo fascino dietro a tutto questo. Come uno di quei libri che si custodiscono con la consapevolezza che contengono verità e informazioni fondamentali, ma non si trova mai il coraggio di leggerli.

Questo disco probabilmente non riuscirete ad ascoltarlo in tanti e necessita della giusta disposizione. Rischia di essere bollato come guazzabuglio di generi. E lo è, ma il punto è riuscire a separare le suggestioni e a identificarle. Lì sta il segreto.
E allora potrete godere della cover di Neil Young, “Shot”, che io oggi farei studiare a un ipotetico figlio, prima di mandarlo là fuori. Oppure ascoltare Woody Guthrie rifatto da loro, che sembra i Black Flag pre Rollins.

Geniali. Ma anche no. Mi domando solo chi abbia dato a questi tizi (ma quanti sono? Uno, due, di più?) la chiave del mio cervello.

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