Serendipity or what?

hakmeHakme – s/t promo (autoproduzione, 2014)

Gli Hakme sono un trio milanese nato nel 2011 e con questo cd-promo con cinque brani nel loro medagliere. Si definiscono “punk rock deviato che assorbe elementi di grunge, hard rock, rock classico”, nella bio: e in effetti a grandi linee questa è la sensazione, anche se il punk rock – almeno in questi cinque pezzi – è piuttosto velato come presenza, mentre la parte del leone la fanno il rock e un filo di attitudine “alt”, un po’ anni Novanta (altro…)

Annunci

Metal Machine Music per ogm

Abiotics – promo (autoprodotto, 2011)

Ho la musica degli Abiotics in testa – nonché nell’hard disk del pc e sul cd che mi hanno inviato – da un po’ di tempo. E’ lì che ronza e, almeno una volta al giorno, il soundsystem del mio cervello di merda diffonde in loop il ritornello di “Dear Knife”: lo spara impietoso per decine di minuti di fila, fino all’alienazione. Ed è meglio di uno Xanax in certi frangenti.

Gli Abiotics sono un’anomalia. Come un esperimento di ogm andato in vacca, tipo quelle robe da film di serie Y, con gli scienziatini che vogliono fabbricare le pannocchie giganti e si trovano in mano il virus della peste siderale pangalattica. E non a caso cito gli ogm, visto che parte dell’anomalia di questa band è la sua provenienza: questi folli sono del piacentino, una terra che mi è simpaticissima e mi evoca immediatamente grandi bevute di vino rosso, pisarei e fasò (scusate se non ho scritto giusto, sono un mandrogno piemontese io), campi, bettole, il Po… e invece questi quattro delinquenti si inventano una band che sembra la reincarnazione dei Suicide più iconici, gelidi e malati.
Come un simile electro synth punk – che puzza di vicoli, traffico, fabbriche dismesse e grattacieli – possa essere nato da persone con un background ambientale così radicalmente opposto è un piacevole mistero.

Voce, synth, basso, chitarra: questa è la formazione. E la missione degli Abiotics è inscenare psicodrammi glaciali per synth e drum machine. Suicide, si diceva, ma senza dimenticare la lezione degli Screamers, col loro punk sintetico californiano, figlio della Los Angeles dei sogni infranti.

Geniali. E se non ci arrivate è veramente un problema.

http://cache.reverbnation.com/widgets/swf/40/pro_widget.swf?id=artist_1930603&posted_by=&skin_id=PWAS1002&border_color=000000&auto_play=false&shuffle=false
ComScore

Beatbreakers at dawn

The Beatbreakers – Night’s Shamans (autorprodotto, 2011)

Credo siano milanesi o giù di lì, questi The Beatbreakers, il cui demo/promo mi è giunto dopo varie peripezie legate al caro vecchio sistema delle consegne a mano tramite amici comuni. Ma oltre a questo, posso dirvi con una certa soddisfazione che mi sono piaciuti parecchio e mi hanno sorpreso. E’ vero che non frequento più molto le serate e il giro dei concerti, quindi non sono mai aggiornato su ciò che succede qui intorno… però vedo che nella Merdopoli ci sono buone cose che si muovono e i Beatbreakers sono senza alcun dubbio tra queste.

La band propone quattro brani di garage fuzz perverso, oscuro, acido e bastardo – con qualche striatura rockabilly, che male non fa mai. Mi hanno ricordato un frullatone tossicissimo di Count Five, Cramps, 13th Floor Elevators e Meteors – se mai una cosa del genere può avere senso compiuto.
E’ un sound vizioso, che spadroneggia disinvolto tra atmosfere soffocanti, tarantolate, e momenti che costruiscono una tensione hollywoodiana, da thrillerone in odor di Oscar. In poche parole garage rock come Pazuzu comanda.

Menzione speciale per la traccia quattro (“Alien”): colpisce e lascia il segno su tutte; una lunga cavalcata garage, fuzz, psych tra San Francisco e Los Angeles. Sfuriate solforiche e brandelli dilatati che si alternano, in un crescendo allucinatorio da trip notturno in solitaria.

http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15784660&show_comments=false&auto_play=false&color=0044ff Alien by The Beatbreakers.

Meet you in Siena, Nevada

The Last To Knows – 2011 Promo (autoprodotto)

E’ praticamente passato un anno esatto da quando conobbi i The Last To Knows che si fecero vivi mandandomi il loro bel 7″ Seven Men/Dig For The Heart. Rieccoli, a sorpresa, con un pugno di canzoni nuove di zecca, registrate lo scorso ottobre e raccolte sotto al titolo provvisorio di 2011 Promo (sì 2011).

Sono ancora maturati – non che fossero particolarmente acerbi – i nostri folk/country rocker senesi e hanno raggiunto un ottimo livello di padronanza del genere, tanto da cavalcarlo con disinvoltura senza attingere in maniera troppo smaccata da nessuno dei loro numi ispiratori: Bob Dylan, Rolling Stones, Hank Williams, Creedence Clearwater Revival, Reigning Sound, Neil Young, Townes Van Zandt e Gram Parsons.

Ovvviamente l’anima dei The Last to Knows è rapita da atmosfere e suggestioni statunitensi al 100%: deserti, praterie, drammi da stazione di servizio, amori che durano la lunghezza di una highway ed evaporano, notti a base di alcool e neon colorati… qui di punk e di rock’n’roll tradizionalmente inteso non ne troverete. Ma – in compenso – nei loro pezzi aleggia l’alone mortifero e letale della lower America, con tutte le sue contraddizioni e tradizioni.

Se, poi, siete curiosi di come un ispirato Gram Parsons avrebbe potuto infilare Siena in un brano fintamente allegro – ma in realtà malinconico e livido come una prateria dopo un incendio – i The Last To Knows sono il vostro gruppo e vi esaudiranno nella mitica “Cross Your Mind”.

Tra l’altro, se avete un’etichetta fatevi avanti: i ragazzi non vedono l’ora di pubblicare ufficialmente questi cinque gioiellini – magari insieme ad altri brani, per far uscire un album completo. Contattateli… fatevi il classico favore, se avete un po’ di cervello.

Oh my God! It’s a surfing Docteur Legume

legume cd cover3 (front)Docteur Legume et Les Surfwerks – Spaghetti Surf From Outer Space (promo, 2009)

Campa cavallo che l’erba cresce. Son passate le settimane (i mesi?) e questo promo si era infilato nei meandri della scrivania, anzi era rimasto imprigionato in uno degli strati geologici mediani che affollano il mio piano di lavoro. (altro…)

Antipasto di Rascals

rascals1.jpgThe Rascals – Rascalize promo sampler (Deltasonic Records, 2008)

Dagli uffici della Deltasonic di Livepool (The Coral, The Zutons) arriva alla redazione di Black Milk l’anticipazione dell’uscita su cui l’etichetta del Merseyside punta per la prossima stagione.
I Rascals sono in tre, tutti appena sopra i vent’anni. Uno di loro, Miles Kane, è fresco di un numero uno in Inghilterra con i Last Shadow Puppets, band condivisa col vocalist degli Arctic Monkeys Alex Turner. Dopo questo importante “traino”, Miles e compari si apprestano a pubblicare l’edizione integrale di questo Rascalize il 16 giugno.

Il teaser di cinque tracce si presenta come un gustoso aperitivo di quello che troveremo in formato più espanso: a dispetto delle giovane età, la band sembra saperci fare, giocando con riferimenti bilanciati tra i Coral e gli Arctic Monkeys, coi Sixties a fare da perno, e aggiungendo un umore weirdo fatto di ammalianti riverberi, melodie non convenzionali e qualche inaspettato cambio di registro (“Out Of Dreams”). Molto interessanti risultano gli esperimenti di ibridazione dei suoni spettrali alla Doors con chitarre elettriche (“Stockings To Suit”), le atmosfere notturne perse tra umidi marciapiedi deformati da qualche allucinogeno (“Freakbeat Phantom”) e il garage-punk sublimato in forma moderna (“Bond Girl”). Da tenere d’occhio.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: