Mucho Mojo(matics)

The Mojomatics – You Are The Reason For My Troubles (Outside Inside / Wild Honey, 2012)

[di Denis Prinzio]

Considerati da certa parte del pubblico – a naso quella più indie fighetta e snob – come un gruppo che suona musica tremendamente “retrò”, senza alcuna spinta e tendenza all’innovazione, i Mojomatics proseguono imperterriti nel loro approccio filologico alla materia rock’n’roll di matrice americana. Il duo veneto licenzia questo  You Are The Reason For My Troubles – la causa dei loro guai dovrebbe essere il gentil sesso – sotto l’egida della loro etichetta (già studio di registrazione), la neonata  Outside Inside Records, in collaborazione con la Wild Honey.

I Mojos non nascondono le loro influenze – e perché mai dovrebbero farlo? Quando suoni garage rock dai forti accenti folk e blues, con più di una incursione nei territori country, è normale che i tuoi numi tutelari sia gente del calibro di Rolling Stones, Byrds, Neil Young e persino Bob Dylan.
In questa nuova fatica si avverte anche una marcata influenza powerpop, sin dall’opener – e apice del disco – “Behind The Trees”, numero zuccherosamente irresistibile che sta a metà del guado tra Kinks e Big Star. I nostri sparano le migliori cartucce tutte all’inizio: la title track è una country song vitale e saltellante che ricorda vagamente l’approccio country garage degli Indian Wars; la successiva “In The Meanwhile” è ancora efficacemente pop nell’animo, sfoderando un refrain vincente che ha il merito di piantarsi piacevolmente in testa.
Il resto del lavoro si mantiene su buoni livelli, anche se l’eccellenza dei primi tre brani non viene più ripetuta; e comunque tutto un florilegio di slide, harmonica, batteria saltellante, rock’n’roll, bluegrass, stomp blues, chitarre folksy, fumo e whiskey. Insomma, tutta roba che ci piace: anche se ci piacerebbe un pochino di piacioneria in meno e un po’ di lordura in più. Magari la prossima volta.

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Bad girls or not?

priscd.jpgThe Priscillas – 10.000 Volts (Nags Head, 2009)

Primo disco dopo una serie di singoli per le Priscillas, quartetto londinese a prevalenza femminile (l’unico uomo è infatti il batterista Phil Martini, ex dei Tokyo Dragons). Questo 10.000 Volts cerca di trovare un equilibrio tra varie influenze, dal garage alla Holly Golightly all’indie-brit pop di band come Long Blondes, passando per il powerpop, Blondie, le girl band anni Sessanta e un pizzico di glam, che non fa mai male.

Il risultato è sicuramente apprezzabile, seppur con qualche passaggio a vuoto – dovuto a una produzione forse troppo pulita, oltre che all’eccessiva durata. Sono infatti ben 14 i brani in scaletta, per 50 minuti di musica; l’eliminazione dei pezzi più lenti (ad esempio la ballata quasi-soul “Outer Space” o “The King Is Dead”, con una tromba mariachi un po’ pacchiana) avrebbe sicuramente giovato.
Le cattive ragazze londinesi (Jenny Drag, Guri Go-Go e Kate Kannibal’s, per la precisione) dimostrano infatti di saperci fare molto di più quando il ritmo aumenta e ci si avvicina a linguaggi garage e power-pop, che le hanno non a caso rese famose con i loro live set infuocati.
In questo senso citazioni più che meritate per il singolo “(All The Way To) Holloway”, power-pop con perfetta melodia catchy; per “Jimmy In A Dress”, che ha la sua forza nel crescendo irresistibile e sfacciatamente pop degli ultimi 90 secondi; e poi per “Fly In My Drink”, su cui aleggia lo spirito di Blondie, oltre che per “Oh Keiko”, “Come Out!” e “Y.O.Y.”, i brani più garage del disco. Brevi, tirati e incisivi, come il genere comanda.

Quindi: buona la prima, ma la prossima volta sono richieste un po’ più di sporcizia e qualche orpello in meno. Siete cattive ragazze o no?

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