Portogallo hardcore

No Good Reason – Far Away (Chorus of One, 2010)

L’hardcore punk come cristo comanda non ha età e non scade – esattamente come tutti i generi fatti con palle e cuore. Questi portoghesi No Good Reason, sebbene ampiamente fuori tempo massimo, offrono un’ottima interpretazione dell’hc punk melodico anni Novanta di ispirazione statunitense: per intenderci, roba stile Revelation del periodo di mezzo. C’è quindi la rabbia alla Gorilla Biscuits, ma anche la melodia dei Farside o dei Jawbox (che non erano su Revelation, ma stricazzi, ci siamo capiti). Nel primo pezzo del lato b, poi, fa capolino anche qualche sfuriata più new school – ma il fuoco resta comunque quello descritto.

Una bella prova, fissata in un 7″ piacevole, da sentire almeno un paio di volte di fila – che inevitabilmente stuzzica l’appetito e costringe ad andare a ripescare i vinili dei vecchi maestri. Unica nota stonata è forse la voce, per i miei gusti troppo adolescenziale; ma son faccende, appunto, di gusto.

Ah e occhio al vezzo: il lato a va a 45 giri, il b a 33…

The Alkemist Fanatix Pack

divineCheap Vudu – Counter of Pain (demo) * Necromid – The Sleep Of The Reason (Alkemist Fanatix, 2009) * Nefertum – Revered Lames (Alkemist Fanatix, 2009) * Winter Haze – The Storm Within (Alkemist Fanatix, 2009) * Guilty’s Law – Total Insanity (Alkemist Fanatix, 2009) * Firestorm – Web of Deceit (Copro Records, 2008) * Divine Lust – The Bitterest Flavours (Alkemist Fanatix, 2008) (altro…)

La mano è tesa ma non arriva

reachingcd.jpgReaching Hand – Threshold ep (Chorus of One, 2009)

Onestà brutale: si spera verrà apprezzata. Questi Reaching Hand, a parte il fatto di venire dal Portogallo e di avere alla voce una pulzella incazzatissima e tatuata, proprio non si fanno ricordare per null’altro. E, comunque, anche questi due fattori si cancellano dai neuroni nel giro di una strizzata d’occhio.

Che dire… tipico e scolastico hardcore newyorkese primi Novanta, con qualche occasionale parte mosh per strizzare l’occhio a territori metalcore. Nulla di che. Tutto ciò è già stato fatto ampiamente – e fino alla nausea purtroppo – negli scorsi 20 anni.
Temo che neppure i più nostalgici e affezionati al genere troveranno un motivo per acquistare questo ep (solo cinque brani – per un minutaggio complessivo veramente bassino – ma in un cd assemblato in pompa magna con booklet full colour a più pagine).

Forse piacerà a chi, per la giovanissima età e/o la scarsa voglia di scavare nel passato, si avvicina a questo genere per la prima volta – anche perché i ragazzi ci sanno fare, nel loro ambito. Ma sono davvero fuori tempo massimo.

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